Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

IRAN, TREMA IL TRONO
DEGLI AYATOLLAH

IRAN, TREMA IL TRONO <BR> DEGLI AYATOLLAH

Dopo tre settimane di una protesta fattasi via via più devastante, appare ormai chiaro che l’Iran stia vivendo in questo inizio di 2026 i giorni più drammatici e decisivi dalla rivoluzione del 1979. Quella che era iniziata come un’ondata di malcontento contro il carovita e la repressione sociale si è trasformata, ora dopo ora, in una vera e propria sfida esistenziale per la Repubblica Islamica. Le fondamenta del potere teocratico non sono mai apparse così fragili, strette tra una piazza che non accetta più compromessi e una pressione internazionale, guidata dagli Stati Uniti, che sta isolando il regime come mai prima d'ora.

IL BOLLETTINO DEL SANGUE E IL MURO DEL SILENZIO. Secondo gli ultimi aggiornamenti forniti dall’organizzazione Iran Human Rights, il bilancio delle vittime ha raggiunto l’agghiacciante cifra di almeno 648 morti dall'inizio delle sommosse. Le strade di Teheran, Shiraz, Isfahan e delle province curde sono diventate campi di battaglia. Nonostante il blocco totale delle comunicazioni e di internet imposto dalle autorità giovedì scorso – un tentativo disperato di impedire che il mondo veda la brutalità della repressione – le notizie continuano a filtrare.

Il numero degli arresti ha superato quota 10.000. Le carceri, tra cui la famigerata prigione di Evin, sono sature. L’ONG denuncia casi sistematici di torture e abusi volti a estorcere confessioni televisive. Eppure, la risposta della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, rimane di totale chiusura. Ieri, Khamenei ha lodato le contromanifestazioni organizzate dal regime, definendole un «avvertimento» agli Stati Uniti e affermando che la mobilitazione dei fedelissimi avrebbe «sventato il piano dei nemici stranieri». Le immagini trasmesse dalla TV di Stato mostrano migliaia di sostenitori del governo in Piazza Enghelab, ma per gli osservatori indipendenti si tratta di una mobilitazione forzata che non riflette più il sentimento della maggioranza del Paese.

L’ULTIMATUM DI DONALD TRUMP: TARIFFE E OPZIONI MILITARI. A cambiare radicalmente lo scenario internazionale è stato l'intervento del presidente statunitense Donald Trump. Con un annuncio che ha scosso le borse mondiali e la diplomazia globale, Trump ha dichiarato lunedì su Truth Social che qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali con l'Iran dovrà affrontare una nuova tariffa del 25% su tutte le transazioni commerciali con gli Stati Uniti.

«Questo ordine è definitivo e conclusivo», ha scritto il Presidente, colpendo indirettamente ma duramente la Cina. Pechino, che nel 2025 ha esportato merci in Iran per 6,2 miliardi di dollari e importate per quasi 3 miliardi, si trova ora davanti a un bivio: continuare a sostenere economicamente Teheran o rischiare un aumento dei dazi sui propri prodotti verso gli USA fino al 45%. La risposta di Pechino non si è fatta attendere, con il portavoce Liu Pengyu che ha condannato le «sanzioni unilaterali illecite», ma la pressione economica di Washington sembra voler tagliare definitivamente l'ultima bombola di ossigeno finanziario del regime.

Oltre all'arma economica, la Casa Bianca ha confermato che «tutte le opzioni sono sul tavolo». La portavoce Karoline Leavitt ha accennato alla possibilità di interventi militari mirati per proteggere i manifestanti o colpire le infrastrutture della polizia e dei Pasdaran responsabili della repressione. Si parla di attacchi informatici, operazioni di influenza digitale e, in ultima istanza, raid aerei contro obiettivi sensibili del regime.

L'EUROPA ALZA IL TONO: ISOLAMENTO DIPLOMATICO. Mentre Washington punta sulla forza economica e militare, l'Europa sta attuando un isolamento diplomatico senza precedenti. La Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, ha annunciato il divieto totale di ingresso per diplomatici e funzionari iraniani nelle sedi dell'istituzione. «Questa Camera non contribuirà a legittimare un regime che si mantiene con la tortura e l'omicidio», ha dichiarato con fermezza.

Parallelamente, la responsabile della diplomazia dell'UE, Kaja Kallas, sta lavorando a un pacchetto di sanzioni ancora più severe che colpirebbero direttamente i vertici delle Guardie della Rivoluzione. In segno di rappresaglia, Teheran ha convocato lunedì gli ambasciatori di Italia, Francia, Germania e Regno Unito, accusandoli di interferenza negli affari interni. Tuttavia, la compattezza del fronte occidentale sembra suggerire che, per la prima volta in decenni, non ci sia spazio per il dialogo con l'attuale leadership iraniana.

VERSO LA FINE? La domanda che circola nelle cancellerie di tutto il mondo è se siamo davvero vicini al crollo del regime degli ayatollah. Rispetto alle proteste del 2009 o del 2022, la situazione attuale presenta elementi di novità dirompenti a cominciare dall’indubbia “unità trasversale” che accomuna il popolo della protesta: Non sono solo i giovani o la classe media urbana ad essere scesi in piazza, ma anche i lavoratori dei settori strategici come il petrolchimico. C’è poi da tener presente l'appoggio esterno aggressivo: L'amministrazione Trump sembra determinata a utilizzare ogni mezzo, oltre la diplomazia, per favorire un cambio di regime. Infine, ma non meno importante, va considerato il collasso economico del paese: l'iperinflazione e l'isolamento tariffario stanno rendendo insostenibile la vita quotidiana, spingendo anche i ceti più conservatori a voltare le spalle al clero. Insomma, allo stato attuale l’Iran è una polveriera. Mentre il regime cerca di mostrare i muscoli con parate di piazza e minacce nucleari, il rumore dei manifestanti che gridano "Morte al Dittatore" sembra ormai troppo forte per essere soffocato, anche senza internet. Se l'ordine dei dazi di Trump dovesse essere implementato integralmente, la macchina dello Stato si troverebbe finanziariamente paralizzata in poche settimane. La fine degli ayatollah non è dunque più un'ipotesi accademica, ma una possibilità concreta che sta ridisegnando gli equilibri del Medio Oriente proprio in queste ore. (deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
IM

Italiani nel mondo

NOVE COLONNE ATG

archivio

NOVE COLONNE ATG / SETTIMANALE

archivio

Turismo delle radici
SFOGLIA il Magazine

GLI ALFIERI DEL MADE IN ITALY

Le eccellenze italiane si raccontano

EDICOLA

Il meglio della stampa italiana all’estero

Logo Edicola

Speciali per l'estero