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IRAN: PRONTI A QUALSIASI
AZIONE MILITARE USA

IRAN: PRONTI A QUALSIASI <br> AZIONE MILITARE USA

L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha espresso "estrema preoccupazione" per le dichiarazioni di esponenti della magistratura iraniana che prospettano la possibilità di ricorrere alla pena di morte nei confronti dei manifestanti arrestati durante le proteste in corso nel Paese. In una nota diffusa martedì, Türk ha denunciato anche l’ipotesi di procedimenti giudiziari accelerati contro i dimostranti, definendoli incompatibili con gli standard internazionali. Le parole del commissario ONU rispondono al procuratore di Teheran, Ali Salehi, ha affermato che alcuni partecipanti alle proteste potrebbero essere condannati a morte per le loro azioni, secondo quanto riportato dall’agenzia semi-ufficiale iraniana Tasnim. Türk ha inoltre citato informazioni secondo cui diversi ospedali iraniani sarebbero "sovraffollati" a causa dell’alto numero di feriti, tra cui anche bambini. Secondo l’Alto commissario, la risposta delle autorità iraniane ricalca quella già vista durante le proteste del 2022, con un uso "brutale" della forza per reprimere richieste considerate legittime di cambiamento. Türk ha chiesto la cessazione immediata delle uccisioni di manifestanti pacifici, definendo "inaccettabile" la loro qualificazione come "terroristi" per giustificare la violenza, e ha sollecitato l’avvio di meccanismi di responsabilità per "gravi violazioni" dei diritti umani. Il comitato editoriale dell’emittente di opposizione Iran International, con sede a Londra, ha stimato che almeno 12.000 persone sarebbero state uccise nella repressione delle proteste, avvenuta in larga parte in due notti consecutive, tra l’8 e il 9 gennaio. La testata sottolinea che, qualora confermate, si tratterebbe delle uccisioni di massa più gravi nella storia contemporanea dell’Iran. Le stime, precisa Iran International, si basano su informazioni provenienti da fonti vicine al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, da uffici governativi, da membri del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica in diverse città, nonché da personale medico, testimoni oculari e familiari delle vittime. Secondo le stesse fonti, le uccisioni sarebbero state ordinate direttamente dalla Guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, con la conoscenza e l’approvazione dei vertici dei tre rami del governo. Il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale avrebbe quindi emesso un ordine esplicito di aprire il fuoco, eseguito dalle Guardie della Rivoluzione e dalle forze paramilitari Basij. L’operazione viene descritta come "organizzata e pianificata", e non come il risultato di scontri spontanei, con un numero elevato di vittime tra i giovani sotto i 30 anni. Teheran respinge le accuse e attribuisce le violenze a interferenze straniere. L’agenzia di intelligence iraniana ha annunciato il sequestro di armi ed esplosivi di fabbricazione statunitense in abitazioni di persone indicate come membri di “cellule” legate a servizi segreti stranieri, secondo quanto riportato da Al Jazeera. Le autorità iraniane puntano il dito verso Stati Uniti e Israele, responsabili secondo Teheran di aver inviato agenti per fomentare disordini e giustificare un intervento armato.  La crescente violenza in Iran ha provocato reazioni immediate dai principali governi europei e mediorientali. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che un regime che si mantiene al potere solo con la violenza sta vivendo "le ultime settimane", invitando le autorità iraniane a proteggere la popolazione invece di minacciarla. Le sue parole hanno suscitato la dura replica del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che su X ha accusato Berlino di ipocrisia, richiamando il sostegno della Germania a Israele come prova della sua presunta mancanza di credibilità sui diritti umani. Nei Paesi Bassi, il ministro degli Esteri David van Weel ha convocato l’ambasciatore iraniano per protestare contro l’uso eccessivo della forza, gli arresti arbitrari e le interruzioni di Internet, ribadendo il sostegno olandese alle sanzioni dell’Unione europea contro chi viola i diritti umani in Iran. Anche in Medio Oriente il timore di escalation è forte. Il Qatar, tramite il portavoce del ministero degli Esteri Majed al-Ansari, ha definito "catastrofiche" le conseguenze di un possibile scontro tra Stati Uniti e Iran, sottolineando la necessità di evitare un’escalation militare che potrebbe avere ripercussioni gravi su tutta la regione. il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato ad Al Jazeera Arabic che la Repubblica islamica è «pronta» nel caso in cui gli Stati Uniti vogliano testare un’azione militare contro il Paese. "Siamo pronti per qualsiasi azione. Se vogliono testare un’azione militare, come hanno fatto una volta senza risultati, siamo pronti", ha detto, aggiungendo che l’Iran è ora più preparato a fronteggiare eventuali attacchi sul proprio territorio rispetto alla guerra di 12 giorni con Israele dello scorso giugno. (sem)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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