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GROENLANDIA, GLI USA
NON SENTONO RAGIONI

GROENLANDIA, GLI USA <BR> NON SENTONO RAGIONI

L’ambizione di Donald Trump di acquisire la Groenlandia, già emersa durante il suo primo mandato, è tornata prepotentemente al centro dell’agenda geopolitica mondiale in questo inizio di 2026, scatenando un durissimo scontro diplomatico tra Washington, Copenaghen e l'Unione Europea (senza scordare le proteste di Mosca). Ciò che era iniziato come una proposta controversa si è trasformato in una crisi diplomatica aperta, segnata da smentite ufficiali e manovre militari della NATO nell’Artico.

Ieri le polemiche tra le due sponde dell’Atlantico hanno raggiunto alte temperature a seguito delle dichiarazioni della portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Durante una conferenza stampa, la Leavitt ha annunciato che l'incontro avvenuto a Washington tra il vicepresidente J.D. Vance, il Segretario di Stato Marco Rubio e i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia ha portato alla creazione di un "gruppo di lavoro" specifico. L'obiettivo, secondo Washington, sarebbe quello di condurre "discussioni tecniche sull'acquisizione della Groenlandia".

La reazione di Copenaghen non si è fatta attendere ed è stata di una fermezza senza precedenti. Il Ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, ha smentito categoricamente la versione statunitense in un'intervista rilasciata all'emittente DR. "Semplicemente non è ciò su cui avevamo concordato", ha tuonato Rasmussen, visibilmente irritato. "Ero in quella stanza, ho guardato negli occhi Vance e Rubio. Avevamo concordato di riconoscere il nostro disaccordo e avviare un dialogo ad alto livello, ma rispettando le linee rosse del Regno". Per Nuuk e Copenaghen, la sovranità della Groenlandia non è in vendita e Rasmussen ha avvertito che se gli USA forzeranno la mano, i negoziati avranno vita brevissima.

Mentre Washington preme per l'acquisto, l'Europa cerca di disinnescare la minaccia di un'annessione americana offrendo una "messa in sicurezza" collettiva dell'isola. Il Ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, intervenendo sul canale ARD, ha cercato di gettare acqua sul fuoco, dichiarandosi "relativamente calmo". Secondo Pistorius, la strategia europea consiste nel rimuovere l'alibi principale di Trump: la presunta vulnerabilità della Groenlandia di fronte alle mire di Russia e Cina.

Proprio in queste ore, la NATO ha annunciato una missione di ricognizione sui paesi europei presenti sull'isola. "Russia e Cina stanno utilizzando sempre più l'Artico per scopi militari, mettendo in discussione la libertà di trasporto e le rotte commerciali", ha spiegato Pistorius. L'idea è chiara: dimostrare che l'Europa e la NATO sono in grado di difendere l'Artico senza che sia necessario un passaggio di proprietà territoriale agli Stati Uniti.

L'interesse di Trump non è solo una questione di prestigio. Con lo scioglimento dei ghiacci, la Groenlandia è diventata un forziere a cielo aperto di terre rare e risorse minerarie strategiche, fondamentali per la transizione tecnologica e l'industria bellica. Inoltre, la sua posizione geografica ne fa il "custode" delle nuove rotte artiche che collegano l'Atlantico al Pacifico.

Tuttavia, l'approccio transazionale dell'amministrazione Trump si scontra con il diritto internazionale e la fiera opposizione della popolazione locale di Nuuk, che vede in queste manovre un ritorno a una logica coloniale ormai superata. (16 GEN - deg)

 

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