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direttore Paolo Pagliaro

A Catanzaro l’omaggio a Mimmo Rotella

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

A Catanzaro l’omaggio a Mimmo Rotella

NELLA FOTO. Dettaglio di:
Mimmo Rotella, Autoritratto Napoleonico
1992 – 1999
Sovrapittura su lamiera, 100 x 75 cm
Courtesy Fondazione Mimmo Rotella


A vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella, tra i maggiori protagonisti della scena artistica internazionale, la Fondazione Mimmo Rotella rende omaggio al grande artista con il progetto espositivo “Autorotella”, a cura di Alberto Fiz, in programma fino al 29 marzo. Le opere si sviluppano attorno ai suoi autoritratti e sono esposte in un luogo di particolare valore simbolico e storico, denso di ricordi e testimonianze, la Casa della Memoria di Catanzaro, casa-museo dove l'artista è cresciuto accanto alla madre modista. La rassegna prende spunto da una serie di opere conservate all'interno della Casa della Memoria per poi arricchirsi con preziose testimonianze messe a disposizione dalla Fondazione Mimmo Rotella in un'esposizione intitolata Autorotella con diretto riferimento all'autobiografia dell'artista che racconta in forma diaristica gli avvenimenti che lo hanno coinvolto tra il 1966 e il 1970. Si viene così a creare una stretta relazione tra parola e immagine nell'ambito di una rassegna che può essere letta come una dichiarazione di poetica, un modo originale per indagare il maestro del décollage attraverso la disseminazione della propria immagine. Le opere selezionate spaziano in un percorso che va dal 1958 al 1999 proponendo una sintesi di tecniche e stili: da Autoportrait, tela emulsionata del 1969, per giungere ad Autoritratto napoleonico, lamiera con interventi di décollage e sovrapittura, passando attraverso un'altra lamiera dove compare l'artista con la figlia Asya sulle spalle. Non manca poi una scultura in bronzo con i tratti del motociclista e alcuni disegni autoironici e caricaturali. Da Picasso a Warhol, da Giacometti a Bacon, l'affermazione del sé rappresenta una componente determinante di un'arte che rivolge il proprio sguardo all'interno, a un soggetto solo in apparenza stabile. Nel caso di Rotella la pratica dell'autoritratto è scevra da ogni forma di narcisismo autoreferenziale con l'artista che pone sé stesso come parte di un sistema semantico articolato dove il proprio volto può essere strappato, manipolato, ridipinto o reso iconico attraverso la maschera. Rotella mette così in discussione la propria immagine sottoponendola alla medesima forza di abrasione che agisce su altri contesti quali la pubblicità, l'universo cinematografico o il paesaggio urbano. “Autorotella” appare dunque come un percorso particolarmente attuale per indagare la poetica di un artista che, a vent'anni dalla scomparsa, non ha perso la propria forza trasgressiva e dirompente. (gci)


“CONTENUTI PER LA CURA”: A ROMA L’ARTE DI CECILIA COCCO E DANIELA FLORES
La mostra a due voci “Contenuti per la cura” con opere di Cecilia Cocco e Daniela Flores, a cura di Giovanna Zabotti, con la produzione e l’organizzazione dell’Associazione Cultura360, sarà aperta al pubblico dal 6 febbraio al 15 marzo a Palazzo Merulana a Roma. Si concentrerà sul dialogo tra le due artiste intorno al tema della cura, intesa come attenzione, disponibilità, accoglienza. Cecilia Cocco sviluppa un linguaggio artistico sospeso tra sogno e realtà, dove l’ambiguità diventa strumento di suggestione. “Non dipingo ciò che comprendo, ma ciò che mi somiglia”, afferma l’artista. Attraverso la fotografia, Daniela Flores indaga il tema della cura come attenzione al dettaglio, allenando lo sguardo a cogliere ciò che normalmente sfugge. Le crepe, il tempo e la cura. Guardare il mondo da diverse prospettive, aiuta ad allargare gli orizzonti, a valutare le cose in modo diverso, ad osservare e guardare con occhi attenti, anche quelle parti che spesso sottovalutiamo. Guardare in modo diverso aiuta a trasformare le crepe, da distruzione a possibilità; d’altronde è ciò che fa il tempo. Ricompone i pezzi, lasciandone le giunzioni; esse sono parte della storia, parte del tempo. La cura è proprio questo. Avere la premura attraverso il silenzioso ma potente sostegno del tempo, di tutte quelle cose che basterebbe osservare con prospettiva diversa per rendersi conto di essere potenzialità, di essere nascita, di essere nuovo o semplicemente altro. Proprio come avvenne per il Palazzo Merulana, da palazzo d’igiene demolito a museo, da cura del corpo a cura dell’anima. Il mondo è in continuo movimento e lo sguardo segue il viaggio. In mostra sarà presente anche un intervento di Matteo Giardiello, L’arte in backstage. Giardiello ritrarrà le artiste mentre lavorano (4 scatti esposti) per un intreccio tra arte ed esperienza vissuta che diventa racconto in atto. (gci)

DAL 16 AL 21 FEBBRAIO ROMA CAPITALE DELLA RICERCA ARTISTICA
Da Tiziano a Michelangelo, da Giambattista Marino all’uso dell’IA per la ricerca artistica, tra gamification, intelligenza collettiva e scienza. A febbraio, Roma smette di essere solo scenario del Patrimonio più conosciuto al mondo per diventarne laboratorio. Dal 16 al 21, la città si trasforma in un hub diffuso della ricerca artistica dedicata al pubblico e agli studiosi, un ecosistema temporaneo che attraversa luoghi, linguaggi e discipline per rendere visibile il percorso e i risultati di EAR – Enacting Artistic Research, progetto di respiro internazionale che ha visto insieme le Accademie di Belle Arti di Roma, Firenze, Brera, i Conservatori di Roma “Santa Cecilia” e dell’Aquila “Alfredo Casella”, l’Università Politecnica delle Marche, l’INFN – Università Roma Tre, per ridefinire il modo di intendere, praticare e raccontare la ricerca nelle arti. Non un singolo evento, ma una geografia urbana della ricerca: convegni, mostre, installazioni, esperienze digitali e momenti di confronto compongono un racconto stratificato che mette in dialogo arte, scienza, tecnologia, patrimonio e formazione avanzata, restituendo la ricerca artistica come pratica viva, processo in divenire, esperienza condivisa. Un percorso che si sviluppa tra l’Accademia di Belle Arti di Roma, l’Auditorium dell’Ara Pacis, il Conservatorio di Santa Cecilia e altri spazi culturali della città, componendo una vera e propria costellazione di luoghi della ricerca. Cuore pubblico e istituzionale di questa restituzione è l’Auditorium dell’Ara Pacis nelle giornate del 18 e 19 febbraio, dedicate alla presentazione del progetto EAR, keynote e tavole rotonde che mettono a confronto artisti, studiosi e ricercatori provenienti da università, accademie e centri di ricerca italiani ed europei. Accanto al confronto teorico, la settimana EAR propone un ricco programma di mostre e installazioni aperte al pubblico. Negli spazi dell’Accademia di Belle Arti di Roma prende forma la mostra immersiva “Purché tiri al favoloso. Giovan Battista Marino tra mito, metamorfosi e meraviglia”, dedicata a Giambattista Marino e al Barocco, che amplia il racconto di EAR attraverso la sperimentazione allestitiva. Sempre negli spazi dell’Accademia viene aperta al pubblico anche l’installazione One, Too Many - Am I scared by AI coagency?, che esplora il rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza collettiva attraverso un’esperienza immersiva e partecipativa. Ai Musei Capitolini, “Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva”, grazie alla diagnostica EAR, indaga il processo creativo attraverso disegni, ripensamenti e opere in divenire. Mentre, sempre negli spazi dell’Accademia, sono visitabili dispositivi espositivi dedicati alla genesi dell’opera d’arte: Tiziano tangibile. La Pala Gozzi, con una riproduzione gigapixel dell’opera affiancata da modellini 3D e materiali tattili; Processi creativi e AI. La dimensione performativa e sonora del progetto trova poi spazio al Conservatorio di Santa Cecilia, che il 19 febbraio ospita Mirroring EAR - RAE – Revelations Acoustic Electroacustic, concerto e momento musicale concepito come parte integrante della restituzione EAR. All’interno del palinsesto EAR trova spazio anche Hohenstaufen – The Game, progetto di gaming il cui trailer verrà presentato all'Accademia di Belle Arti per poi essere giocato interpretando il patrimonio di Castel del Monte sull’altopiano pugliese delle Murge settentrionali: dimostrazione di come il linguaggio del videogioco possa diventare strumento di ricerca artistica, narrazione storica e coinvolgimento delle nuove generazioni. Accanto agli spazi fisici, la settimana EAR attiva anche luoghi digitali della ricerca. Il PhD Hub, piattaforma internazionale che mappa e analizza i dottorati artistici e musicali in Europa e nell’area anglosassone, viene presentato pubblicamente durante le giornate all’Ara Pacis ed è consultabile online, offrendo a studenti, ricercatori e istituzioni uno strumento di orientamento e confronto sui modelli di ricerca artistica. Ad aprire idealmente la settimana, il Convegno Internazionale “La genesi dell’opera d’arte attraverso processi innovativi e sperimentali”, in programma il 16 e 17 febbraio presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, che mette a confronto artisti, studiosi e ricercatori provenienti da alcune delle più importanti istituzioni culturali e museali internazionali, tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York, il Museo del Louvre, l’Opificio delle Pietre Dure, l’Istituto Centrale per il Restauro. (gci)

A MILANO “OBIETTIVO, ARTE POVERA. UN VIAGGIO NELL’ARTE DAL 1968”
La Galleria Gracis di Milano presenta “Obiettivo, arte povera. Un viaggio nell’arte dal 1968”, dal 30 gennaio al 10 aprile, una mostra personale del fotografo Paolo Mussat Sartor (Torino, 1947) che attraverso i suoi scatti ha raccontato l’Arte Povera e la scena internazionale dell’arte moderna e contemporanea a cavallo degli Anni ’70, restituendoci una lettura critica del lavoro degli artisti che va oltre il semplice racconto e si fa testimonianza autentica e vibrante di quell’epoca eroica. Il titolo dell’esposizione racchiude in sé le parole chiave che sono il fil rouge del progetto. L’OBIETTIVO è quello della macchina fotografica di Mussat Sartor che si fonde con il suo sguardo e la sua visione della realtà. I VIAGGI evocano la serie di fotografie scattate dall’abitacolo della sua auto tra gli Anni ’70 e ’90, quando attraversava l’Europa per documentare mostre e artisti. Alla Galleria Gracis saranno esposte circa 30 immagini di Mussat Sartor che ritraggono i principali protagonisti dell’Arte Povera e le loro opere, tra cui Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Luciano Fabro, Eliseo Mattiacci, Mario Merz, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Emilio Prini, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio e altrettante fotografie della serie dei Viaggi. Ma non solo, le fotografie dialogheranno con le opere degli stessi artisti che lui aveva ritratto, chiudendo il cerchio su quello che è il terzo cardine della mostra, ossia l’ARTE POVERA. Paolo Mussat Sartor compie i primi passi come fotografo nella galleria di Gian Enzo Sperone a Torino, sua città natale, nel periodo della sua massima attività tra il 1968 e il 1975, grazie all’amico Tucci Russo che lo introduce nell’ambiente.
Paolo Mussat Sartor è nato a Torino nel 1947, dove vive e lavora. Autodidatta, fotografa dal 1966. Nel 1968 inizia a collaborare con Gian Enzo Sperone e conosce e fotografa gli artisti italiani e stranieri che in quegli anni espongono le loro opere nella sua galleria. Espone e pubblica Ritratti di Artisti e documentazioni di opere in cataloghi d’arte e riviste specializzate di tutto il mondo. Collabora anche con riviste d’arte ed architettura come “Domus”, “Abitare”, “Vogue”, “Casa Vogue”, ed “Ottagono”. Nel 1979, la casa editrice Stampatori gli pubblica il volume Paolo Mussat Sartor Fotografo 1968/1978. Arte e Artisti in Italia, un libro che documenta dieci anni di collaborazione con alcuni artisti italiani contemporanei. Parallelamente, dal 1970, si dedica a un proprio lavoro di ricerca che si sviluppa attraverso il linguaggio fotografico. Dal 1985 interviene su stampe fotografiche, da lui appositamente realizzate, con pigmenti colorati e tecniche miste, ricavandone esemplari unici. Considerato tra i più significativi fotografi d’arte del secondo Novecento, Paolo Mussat Sartor ha contribuito a definire lo sguardo con cui la storia dell’arte contemporanea è stata tramandata. Le sue fotografie continuano a essere esposte in mostre e istituzioni internazionali, come memoria viva e parte integrante di quella stagione straordinaria iniziata negli anni Settanta. (gci)


ROMA: PROROGATA AL 25 GENNAIO “NIKI BERLINGUER. LA SIGNORA DEGLI ARAZZI”
Visto il grande successo di pubblico, alla Casina delle Civette di Villa Torlonia (Roma) viene prorogata fino al 25 gennaio la mostra “Niki Berlinguer. La signora degli arazzi” che espone una piccola e pregevole selezione di arazzi realizzati dalla celebre tessitrice e artista. La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è a cura di Claudio Crescentini, organizzata e ideata da “Il Cigno Arte” con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Il catalogo in mostra è edito da “Il Cigno Arte”. Conosciuta come “la grande signora italiana degli arazzi”, Niki Berlinguer – nome d’arte di Corinna Adelaide Augusta Fidelia (1905-1994) dopo il suo matrimonio con Mario Berlinguer nel 1950 –, ha lavorato con gli esponenti principali delle correnti artistiche italiane del secondo Dopoguerra, tra cui Umberto Mastroianni, Achille Perilli, Renato Guttuso, Piero Dorazio, Emilio Vedova e Corrado Cagli. Attraverso il suo lavoro, Niki Berlinguer ha reinterpretato le opere di grandi maestri come Hans Hartung, Paul Klee, Vincent van Gogh e molti altri, fornendo con l’arte tessile nuove dimensioni linguistiche e cromatiche, all’insegna della fusione tra tradizione e innovazione, pioniera nel tradurre la pittura in narrazioni tessili, unendo l’antica tecnica del piccolo punto con influenze contemporanee. Tra gli arazzi in mostra se ne potranno ammirare alcuni ispirati alle opere di noti artisti come, ad esempio: l’“Aranceto, da Renato Guttuso”, “Hammamet, da Paul Klee” e “Dai Cinque Monti, tratto da Emilio Vedova”. Il percorso espositivo è arricchito, inoltre, dall’ultima video-intervista dell'artista del gennaio 1994, regia di Maura Cosenza e riprese video di Gianni De Santis, trasmessa in mostra grazie alla collaborazione con il Centro Internazionale Antinoo per l'Arte - Centro Documentazione Marguerite Yourcenar. L’esposizione è una straordinaria occasione per riscoprire la produzione di Niki Berlinguer, sparsa in mille rivoli in varie personali e collettive per oltre quarant’anni, dal 1952 fino al 1994, anno della sua scomparsa. (gci)

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