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Brasile, in un libro il contributo degli immigrati italiani allo sviluppo del Paese

Brasile, in un libro il contributo degli immigrati italiani allo sviluppo del Paese

Il contributo degli immigrati italiani allo sviluppo industriale del Brasile è al centro del volume Os Imigrantes, o Metal e a Indústria – Il lavoro degli immigrati veneti e italiani cambia il Brasile, che è stato presentato ieri a Bento Gonçalves, nello stato brasiliano del Rio Grande do Sul. Il libro ricostruisce il ruolo svolto dagli immigrati italiani nella formazione dei settori produttivi, con particolare attenzione all’industria metalmeccanica e alla trasformazione economica delle regioni meridionali del Paese. L’opera si inserisce nel progetto editoriale ideato dal ricercatore e storico brasiliano Luis Rocha, dedicato allo studio del contributo del lavoro italiano allo sviluppo dell’economia brasiliana. “Circa cinque anni fa, mentre organizzavo una pubblicazione di 1.200 pagine, 3 volumi e 15.000 copie sull’immigrazione italiana nello stato del Rio Grande do Sul, rimasi colpito dalla scarsità di materiale sul contributo degli immigrati allo sviluppo delle aree produttive in Brasile”, ha spiegato Rocha a 9Colonne. Da quella constatazione è nato un percorso di ricerca dedicato alla dimensione economica e produttiva dell’emigrazione. “Dalla prima ricerca effettuata constatai che non solo la manodopera fu fondamentale per trasformare il profilo socioeconomico del Paese, ma anche che l’immigrato cambiava l’economia in quanto consumatore. Arrivavano con quasi niente ed era necessario acquistare tutto per potersi stabilire”, ha affermato l’autore. Il volume presentato a Bento Gonçalves fa parte della collana Lavoro Italiano, un progetto editoriale che affronta diversi settori dell’attività produttiva sviluppata dagli immigrati. “Nacque così la collana Lavoro Italiano, che affronta temi come i trasporti, il legno e il mobile, il metallo e l’industria, l’industria alimentare e quella dell’uva e del vino — questi ultimi due ancora in fase di lancio”, ha spiegato Rocha. Il libro dedica ampio spazio alla storia dell’immigrazione italiana in Brasile, fenomeno che assume dimensioni rilevanti a partire dalla fine del XIX secolo. “L’immigrazione di massa in Brasile ebbe inizio a partire dal 1875. Tuttavia, sin dall’arrivo dei primi portoghesi vi erano già italiani residenti nel Paese”, ha ricordato Rocha. La presenza italiana risale infatti ai primi secoli della colonizzazione. “Il primo fabbro, Mestre Bartholomeu, era vicino di casa di due italiani. A metà del 1500 giunse in Brasile il fiorentino Filippo Cavalcanti, che sposò Dona Catarina de Albuquerque, discendente di portoghesi e indigeni tupi”, ha raccontato l’autore. Secondo Rocha, il contributo più significativo si sviluppò con l’ondata migratoria della fine dell’Ottocento, quando migliaia di famiglie italiane si stabilirono soprattutto nello stato di San Paolo e nella regione meridionale del Rio Grande do Sul. Tra le figure simbolo di quel periodo emerge quella dell’imprenditore Francesco Matarazzo. “Originario di Castellabate, arrivò a possedere 230 aziende. Alla sua morte, nel 1937, il suo patrimonio era stimato in 20 miliardi di dollari, rendendolo l’uomo più ricco del Brasile e uno dei più ricchi del mondo”, ha ricordato Rocha. A patrocinare l'ideazione e la presentazione del libro è l'Associazione Veneti nel Mondo, particolarmente presente nella regione meridionale del Brasile vista la predominanza di discendenti del nordest italiano. "Come associazione che da anni valorizza la storia e l’identità dei veneti nel mondo siamo orgogliosi di aver patrocinato una pubblicazione che mette al centro il contributo degli emigrati italiani allo sviluppo economico e sociale dei Paesi che li hanno accolti, in particolare del Brasile", ha commentato Aldo Rozzi Marin, Presidente dell'Associazione. "Questo libro ricorda come, grazie al lavoro, alla famiglia e al senso di comunità, intere generazioni abbiano trasformato territori difficili in realtà dinamiche e produttive". Un capitolo del volume è dedicato anche alla trasformazione della Serra Gaúcha, regione che oggi rappresenta uno dei poli economici più dinamici del Brasile meridionale. “Nella Serra Gaúcha gli immigrati trovarono, al loro arrivo, soltanto una fitta foresta. Fu necessario costruire tutto: strade, chiese, forge e fabbriche. Oggi è uno dei poli più sviluppati dello stato e dell’intero Brasile”, ha osservato Luis Rocha. La collana editoriale ha avuto diffusione sia in Brasile sia in Italia e continuerà a svilupparsi anche in altri formati. “Nel prossimo mese di maggio avrà inizio una serie documentaria basata su queste pubblicazioni”. Secondo l’autore, uno degli obiettivi del progetto è rendere accessibile la storia dell’emigrazione anche al di fuori dell’ambito accademico. “La collana è scritta in linguaggio giornalistico, riccamente illustrata e, cosa molto importante, contestualizza l’ambiente e l’epoca che l’immigrato trovava al suo arrivo in Brasile”, ha concluso Rocha. (Fel - 6 mar)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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