Oltre un milione di posti di lavoro in più da settembre 2022 a oggi e un numero complessivo di occupati ai massimi storici: è questa la fotografia che emerge dall’andamento del mercato del lavoro italiano tra settembre 2022 e novembre scorso. In poco più di tre anni gli occupati sono passati da 23,141 milioni del settembre 2022 a 24,188 milioni di novembre 2025, con un aumento netto di 1,047 milioni (+4,52%), mentre le persone in cerca di occupazione si sono ridotte da 2,002 milioni a 1,469 milioni, pari a -533 mila unità (-26,62%). È quanto emerge da un report del Centro studi di Unimpresa, secondo cui il miglioramento è confermato dagli indicatori strutturali. Il tasso di occupazione sale dal 60,34% del 2022 al 62,60% del 2025 (+2,26 punti, +3,75%), mentre il tasso di disoccupazione scende dal 7,99% al 5,74% (-2,25 punti, -28,16%). Ne deriva un significativo ampliamento della forbice tra occupazione e disoccupazione, che passa da 52,35 punti nel 2022 a 56,86 nel 2025, con un incremento complessivo di 4,51 punti (+8,61%), segnale di un mercato del lavoro progressivamente più favorevole all’occupazione e meno esposto alla disoccupazione. Sul piano quantitativo, la crescita degli occupati è continua: 23,809 milioni a fine 2023, 24,060 milioni a fine 2024 e 24,188 milioni a novembre 2025. In parallelo, il numero dei disoccupati scende in modo costante: 1,808 milioni nel 2023, 1,643 milioni nel 2024, fino a 1,469 milioni nel 2025. L’area degli inattivi resta invece sostanzialmente stabile, intorno ai 12,4 milioni, con un tasso di inattività che oscilla tra il 33,1% e il 33,5%, confermando che la principale sfida strutturale resta l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro. Migliora anche la qualità dell’occupazione, con sempre meno precari: i lavoratori dipendenti aumentano complessivamente da 18,171 milioni nel 2022 a 18,973 milioni nel 2025 (+802 mila, +4,41%), mantenendo un peso elevato e stabile sul totale degli occupati, sempre vicino al 79%; allo stesso tempo, diminuiscono in modo marcato i contratti a termine, che passano da 3,000 milioni nel 2022 a 2,477 milioni nel 2025, con una riduzione di 523 mila unità (-17,43%). La combinazione di più lavoro dipendente e meno rapporti a termine segnala un rafforzamento della stabilità contrattuale, con una consequenziale riduzione del precariato e un miglioramento complessivo della qualità dell’occupazione. Nel complesso, i dati indicano un mercato del lavoro che non solo cresce nei numeri, ma diventa anche più solido: più occupati, meno disoccupati, una forbice sempre più ampia tra chi lavora e chi cerca lavoro e una composizione dell’occupazione meno precaria. Un quadro che segna un cambio di passo rispetto al passato e sposta l’attenzione dalle emergenze occupazionali alla necessità di politiche mirate per coinvolgere la quota ancora elevata di popolazione inattiva. Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato dati Istat, nel periodo compreso tra settembre 2022 e novembre 2025, corrispondente alla fase del governo guidato da Giorgia Meloni, il mercato del lavoro italiano mostra un rafforzamento complessivo, sostenuto da un aumento dell’occupazione, da una riduzione significativa della disoccupazione e da un miglioramento qualitativo della composizione dei contratti. Il tasso di occupazione sale dal 60,34% al 62,60%, con un incremento di 2,26 punti percentuali, pari a una crescita relativa del 3,75%. Parallelamente, il tasso di disoccupazione scende dal 7,99% al 5,74%, con una riduzione di 2,25 punti, equivalente a un calo relativo del 28,16%. In termini assoluti, gli occupati aumentano da 23,141 milioni a 24,188 milioni, con una crescita di 1,047 milioni (+4,52%), mentre le persone in cerca di occupazione diminuiscono da 2,002 milioni a 1,469 milioni, ossia -0,533 milioni (-26,62%). Rimane invece sostanzialmente invariata l’area degli inattivi, che passa da 12,450 milioni a 12,440 milioni (-0,010 milioni, pari a -0,08%), con un tasso di inattività che cresce lievemente dal 33,41% al 33,49% (+0,08 punti, +0,24%). A settembre 2022, il mercato del lavoro presenta un tasso di occupazione del 60,34% e un tasso di disoccupazione del 7,99%, con 23,141 milioni di occupati e 2,002 milioni di persone in cerca di lavoro. I lavoratori dipendenti sono 18,171 milioni, pari al 78,52% degli occupati, mentre gli inattivi ammontano a 12,450 milioni, con un tasso del 33,41%. A dicembre 2023, si osserva un netto miglioramento: il tasso di occupazione sale al 62,06% (+1,72 punti, +2,85%), la disoccupazione scende al 7,08% (-0,91 punti, -11,39%), gli occupati aumentano a 23,809 milioni (+0,668 milioni, +2,89%), mentre i disoccupati calano a 1,808 milioni (-0,194 milioni, -9,69%). I lavoratori dipendenti crescono a 18,707 milioni (+0,536 milioni, +2,95%) e la loro incidenza resta stabile al 78,57%; gli inattivi diminuiscono a 12,292 milioni (-0,158 milioni, -1,27%) e il tasso di inattività scende al 33,11%. Nel dicembre 2024, la tendenza positiva prosegue ma con ritmi più moderati: il tasso di occupazione raggiunge il 62,41% (+0,35 punti, +0,56%), quello di disoccupazione scende al 6,40% (-0,68 punti, -9,60%), gli occupati salgono a 24,060 milioni (+0,251 milioni, +1,05%) e le persone in cerca di lavoro si riducono a 1,643 milioni (-0,165 milioni, -9,13%). I lavoratori dipendenti aumentano a 18,982 milioni (+0,275 milioni, +1,47%) e raggiungono un’incidenza massima del periodo, pari al 78,90%. Gli inattivi tornano a crescere lievemente a 12,384 milioni (+0,092 milioni, +0,75%), con un tasso del 33,23%. A novembre 2025, il quadro appare consolidato: il tasso di occupazione sale al 62,60% (+0,19 punti, +0,30%), la disoccupazione scende al 5,74% (-0,66 punti, -10,31%), gli occupati aumentano a 24,188 milioni (+0,128 milioni, +0,53%) e i disoccupati calano a 1,469 milioni (-0,174 milioni, -10,59%). I lavoratori dipendenti risultano 18,973 milioni, sostanzialmente stabili rispetto al 2024 (-0,009 milioni, -0,05%), con un’incidenza del 78,44%, mentre gli inattivi salgono a 12,440 milioni (+0,056 milioni, +0,45%) e il tasso di inattività al 33,49%. Un elemento ulteriore che rafforza la lettura di una occupazione diventata più stabile riguarda l’andamento dei contratti a tempo indeterminato, che crescono in modo significativo lungo tutto il periodo. I contratti a termine diminuiscono infatti da 3,000 milioni nel settembre 2022 a 2,952 milioni nel dicembre 2023 (-0,048 milioni, -1,60%), poi a 2,634 milioni nel dicembre 2024 (-0,318 milioni, -10,78%) e infine a 2,477 milioni nel novembre 2025 (-0,157 milioni, -5,96%), con una riduzione complessiva di 0,523 milioni che sfiora il 18% (per l'esattezza -17,43%). Parallelamente, i lavoratori dipendenti totali aumentano da 18,171 milioni a 18,973 milioni (+0,802 milioni, +4,41%). Ne deriva che i lavoratori a tempo indeterminato, stimabili come differenza tra dipendenti complessivi e contratti a termine, passano da circa 15,171 milioni nel 2022 a 16,496 milioni nel 2025, con un incremento di circa 1,325 milioni, pari a +8,7%.
Il confronto tra tasso di occupazione e tasso di disoccupazione rappresenta un indicatore sintetico di grande efficacia per cogliere la direzione di fondo del mercato del lavoro. È il nuovo termometro del lavoro: più è alto il valore, più significa che l’occupazione gode di buona salute. Nel periodo considerato, la forbice tra i due tassi si amplia in modo continuo e ordinato, passando da 52,35 punti nel 2022 a 54,99 nel 2023, 56,00 nel 2024 e quasi 57 (per l’esattezza 56,86) nel 2025. L’aumento complessivo è pari a 4,51 punti, corrispondente a una crescita relativa dell’8,61%, “un dato che difficilmente può essere ricondotto a un semplice effetto congiunturale – si legge nel report -. Al contrario, l’allargamento progressivo della distanza tra occupazione e disoccupazione segnala un rafforzamento strutturale del mercato del lavoro, in cui l’aumento degli occupati non solo compensa, ma supera ampiamente la riduzione delle persone in cerca di lavoro. Tale dinamica indica che il sistema economico è riuscito a creare condizioni più favorevoli e più stabili per l’assorbimento della forza lavoro, riducendo il rischio che ogni rallentamento dell’attività produttiva si traduca automaticamente in nuova disoccupazione. In altri termini, la crescita della forbice suggerisce un mercato del lavoro meno fragile e più resiliente, capace di reggere anche fasi di incertezza senza deteriorare rapidamente i livelli occupazionali”. (17 gen – red)
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