Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo secondo giorno di visita in Giappone, ha incontrato nella sede dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo i vertici delle principali aziende giapponesi: 17 gruppi economici e industriali che, complessivamente, hanno un fatturato di oltre mille miliardi di euro e che sono attivi su scala globale e nei settori prioritari del Partneriato Strategico Speciale tra Italia e Giappone. Tra questi: aerospazio, difesa, infrastrutture, industria ferroviaria, automotive, digitale, innovazione, apparecchiature elettriche ed elettroniche, farmaceutica, finanza, commercio e alimentare. La premier ha avuto uno scambio di vedute sul rafforzamento della cooperazione economica, industriale e tecnologica tra Italia e Giappone, sottolineando le opportunità che la stabilità politica e le molteplici misure messe in campo dal Governo italiano - dalla ZES Unica agli incentivi per l’occupazione e l’innovazione tecnologica delle imprese - possono offrire a chi intende sviluppare nuovi investimenti in Italia. Tra i focus dello scambio di vedute tra Meloni e gli imprenditori giapponesi le dinamiche del commercio globale, la resilienza delle catene del valore e l’approvvigionamento delle materie prime critiche. All’incontro hanno partecipato i massimi esponenti di IHI, Kawasaki Heavy Industries (KHI), Mitsubishi Heavy Industries (MHI), Honda Motor, Toyota Motor, Hitachi, Mitsubishi Electric, Panasonic, Sony Group Corporation, NTT DATA Group, Takeda, AEON, Mitsui & Co., Marubeni, Itochu, Mitsubishi UFJ Financial Group (MUFG) e Sumitomo Mitsui Banking Corporation (SMBC). Erano inoltre presenti i rappresentanti dell’Italy-Japan Business Group e del Keidanren. Ieri, in occasione del suo incontro con la premier giapponese Sanae Takaichi, Meloni ha siglato un accordo per elevare il partenariato strategico a "speciale", puntando a una cooperazione a tutto campo che spazia da geopolitica ed economia fino a tecnologia, robotica, farmaceutica e difesa. Il vertice, segnato da una forte sintonia personale e politica tra le due leader, ha ribadito l'impegno comune per un ordine mondiale libero e basato sul diritto, con l'obiettivo di contrastare la coercizione economica e le distorsioni di mercato, con un chiaro riferimento alla Cina. Sul fronte industriale, è stato confermato il valore del Global Combat Air Programme (il caccia di sesta generazione sviluppato con il Regno Unito), nonostante l'aumento dei costi stimati per l'Italia a 18,6 miliardi di euro. L'intesa prevede inoltre collaborazioni strategiche su materie prime critiche, semiconduttori, energia (GNL) e spazio, oltre all'auspicio di una futura apertura del mercato giapponese all'export del prosciutto crudo italiano. Secondo i dati Istat e Ice, le esportazioni italiane verso il Giappone superano gli 8 miliardi di euro, a fronte di importazioni che si fermano attorno ai 4 miliardi. In testa del nostro export verso il paese del Sol Levante manifattura di fascia alta. Il sistema moda e abbigliamento vale circa 2 miliardi di euro.
Come scrive Annalisa Chirico su Il Tempo “a Tokyo l'intesa tra le due signore della destra globale va ben oltre le formule di rito. Giorgia Meloni e Sanae Takaichi si piacciono perché si riconoscono. Entrambe hanno segnato il record storico di prima donna premier nel rispettivo Paese. Entrambe si sono fatte strada, da outsider, in una società, e una classe politica, segnatamente maschile. Entrambe sono note per il modo di fare diretto, fuori dai formalismi paludati. Di Takaichi, premier con la passione per l'heavy metal e un passato da batterista, dicevano che non era fatta per la politica. Nessuno puntava su di lei. Quando è diventata premier, in molti si sono ricreduti. Come Meloni, Takaichi ha attraversato una lunga gavetta senza appartenere a nessuna delle grandi dinastie politiche. Per conquistare la leadership del partito, Takaichi ha dovuto battere l'avversario interno, figlio di un ex premier. Come Meloni, Takaichi è una lady di ferro di idee conservatrici, con posizioni nazionaliste, contro l'immigrazione di massa incontrollata, contro la cultura wokee l'ideologia gender. Meloni e Takaichi sono i due volti della destra contemporanea: donne forti e volitive senza padri né padrini Meloni, dopo aver battuto tutti i colleghi maschi conquistandosi la leadership del partito da lei fondato, non si è mai piegata ai diktat di chi dispensa patenti di legittimità. Ha saputo avviare una fase nuova per la destra italiana nell'alveo del costituzionalismo nazionale e del conservatorismo europeo senza rinnegare le radici di una comunità politica. Ha fatto la storia senza cambiare la storia, a differenza di una certa sinistra che invece manipola la storia per non fare i conti con essa. Takaichi è nota per le sue posizioni revisioniste del nazionalismo nipponico, non ha mai nascosto una lettura non penitente della storia imperiale e ha reso omaggio più volte al santuario Yasukuni, simbolo di una memoria bellica che irrita Cina e Corea del sud. Entrambe sono convinte alleate degli Stati uniti ma con un approccio pragmatico, non fideistico. Non a caso, nel loro incontro a Tokyo Meloni e Takaichi hanno ribadito l'impegno a proteggere l'ordine internazionale basato sulle regole del diritto internazionale e si sono dette preoccupate fortemente per tutte le forme coercizione nei commerci o di uso di pratiche e politiche non libere e per tutte quelle forme di restrizioni commerciali che possono distruggere le catene di valore e provocare distorsioni di mercato. Insomma, una critica aperta alla politica di dazi e guerre commerciali, scatenata da Trump (e da Pechino). Nella partnership strategica tra Roma e Tokyo non c'è soltanto la volontà di rinnovare una stabile alleanza, il business, la cooperazione nel settore dei minerali e delle materie critiche. Tra le due signore della destra globale che si chiamano per nomi c'è un comune sentire, l'avvio di una solida amicizia che potrebbe portare entrambe molto lontano”. (17 gen - red)
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