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CINGOLANI: NON C’E’
PACE SENZA DIFESA

CINGOLANI: NON C’E’ <BR> PACE SENZA DIFESA

“Ci sentiamo molto responsabili verso il mercato, che cerca la valorizzazione degli investimenti. Ma in un'economia di guerra è altrettanto importante che le grandi aziende come Leonardo, che hanno anche lo Stato nel capitale, siano estremamente equilibrate. Da una parte dobbiamo rassicurare i mercati che stiamo lavorando con una logica altamente competitiva per massimizzare i ritorni, dall'altra dobbiamo pensare a garantire la sicurezza nazionale. Bisogna trovare un equilibrio, perché ci possono essere delle scelte più difficili industrialmente ma che vanno prese lo stesso. Un doppio impegno comporta una doppia responsabilità”. Lo afferma Roberto Cingolani in una intervista A Milano Finanza. Il ceo di Leonardo sottolinea l'urgenza di rafforzare il ruolo del continente: “Stiamo lavorando con molto impegno alle grandi alleanze internazionali perché è importante che l'Europa si rafforzi sia per una maggiore simmetria in ambito Nato, sia perché bisogna superare la frammentazione degli investimenti tra 27 Stati membri, ciascuno con la sua idea di difesa”. La preoccupazione principale riguarda la sicurezza dei confini orientali, poiché “non sottovaluterei la recente minaccia di avere missili nucleari balistici piazzati dalla Russia in Bielorussia, che in pochi minuti possono raggiungere le più importanti città europee. Questo è un fatto, il resto sono chiacchiere”. Cingolani avverte che “il nostro confine orientale non è mai stato così a rischio” e critica l'eventuale inerzia europea, chiedendosi se le future generazioni diranno che “davanti ai missili che facevate voi europei, mandavate le lettere dell'antitrust?”. Sul fronte industriale, il manager chiarisce che la difesa è un prerequisito per la stabilità: “Decenni di pace ci hanno fatto abbassare la guardia, mentre altri Paesi lavoravano in economia di guerra. Dopo tutta questa conversione di industrie meccaniche in militari, alla Russia non interessa finire una guerra, perché poi si ritrova con l’apparato produttivo inutilmente trasformato” e “prendiamo molto sul serio le minacce di guerra ibrida, sono convinto che ce ne saranno addirittura di più qualora finissero le guerre convenzionali. Dobbiamo trovarci pronti a sviluppare prodotti e soluzioni”. Per rispondere a queste sfide, Leonardo punta su tecnologie all'avanguardia come il Michelangelo Security Dome, definito come “una tecnologia che abbiamo ideato e stiamo sviluppando. È molto innovativo, interessa già ad altri Paesi, ed è pensato non per comprare nuove armi, ma per mettere quelle che ci sono in una rete che ci consenta di orchestrare tutti gli asset di difesa e bloccare una minaccia”. Guardando agli Stati Uniti, Cingolani commenta il piano da 1.500 miliardi per la difesa e l'ambizioso Golden Dome voluto da Trump affermando che “gli Stati Uniti vogliono difendersi e rispetto a noi hanno il vantaggio che possono subire attacchi solo dal cielo. Il progetto è ambizioso e ha costi molto alti, ma se mettessimo insieme tutti i singoli investimenti necessari nei prossimi 10 anni nelle tecnologie indispensabili alla difesa arriveremmo comunque a quelle cifre”. In merito alla crescita del titolo in borsa e alla responsabilità del gruppo, il ceo di Leonardo conclude che “ci sentiamo molto responsabili verso il mercato, che cerca la valorizzazione degli investimenti. Ma in un'economia di guerra è altrettanto importante che le grandi aziende come Leonardo, che hanno anche lo Stato nel capitale, siano estremamente equilibrate. Da una parte dobbiamo rassicurare i mercati che stiamo lavorando con una logica altamente competitiva per massimizzare i ritorni, dall'altra dobbiamo pensare a garantire la sicurezza nazionale”. (17 gen – red)

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