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SALVINI: DOSSIEROPOLI,
ORA VOGLIO I MANDANTI

SALVINI: DOSSIEROPOLI, <BR> ORA VOGLIO I MANDANTI

Il leader della Lega Matteo Salvini commenta la vicenda Dossieropoli in un'intervista a Il Giornale, sottolineando che “eravamo i più dossierati, ma mi viene voglia di citare Vasco: eh già, siamo ancora qua...” e, riferendosi a Striano, spiega che “non mi interessa nulla di questo individuo, voglio sapere chi lo copriva e chi lo esortava”. Il vicepremier sostiene che negli anni “hanno provato con i rubli, con i russi, con il fango contro il nostro tesoriere Alberto Di Rubba, ad Armando Siri hanno fatto le peggiori cose, hanno spiato i nostri capigruppo e Luca Morisi trattato in modo indegno, zero esiti penali, tutti calunniati e sputtanati, ma per fortuna sono tutte persone che hanno spalle larghe, famiglie, un futuro”. E punta il dito contro “pezzi di Guardia di Finanza deviata all'epoca, pezzi di servizi al servizio di altri all'epoca, non ultimi certi giornalisti al cospetto di editori compiaciuti e compiacenti” tra cui “un giornale che è si è accanito anche sulla mia casa, acquistata su Immobiliare.it con un mutuo di trent'anni come milioni di italiani”. Il leader della Lega ribadisce che “ora bisogna cercare i mandanti” indicando come sospetti “quelli cui la Lega dà fastidio” e nello specifico “alcuni ambienti, più finanziari che politici, quelle venti persone che tirano i fili, anche se ora per fortuna hanno meno potere, certo, oggi il vero potere è disporre dei dati, ma su di me non possono avere un cavolo”. Sulle contromisure necessarie, Salvini sostiene che c'è una connivenza giudiziaria che va decapitata, oggi c'è gente che parla dei dossieraggi facendosi passare per vittime” e lamentando i tempi della giustizia per le sue denunce perché “io ho presentato querele contro trasmissioni e quotidiani che mi hanno infangato e lo chiamano giornalismo di inchiesta, purtroppo, per come funziona il sistema giudiziario, sapremo qualcosa tra dieci anni”. Il ministro conclude auspicando una riforma profonda poiché “io conto che il 22-23 marzo il referendum metterà le cose in ordine, intanto non vorrei più vivere in un Paese dove certi servizi setacciavano i conti bancari anziché contrastare i trafficanti di esseri umani”. (17 gen - red)

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