"Se l’Europa risponde ai dazi in modo meccanico, Trump raddoppierà. Serve una strategia chirurgica, non una guerra commerciale”. Lo afferma Kenneth Rogoff in un'intervista a La Stampa. L'economista di Harvard mette in guardia Bruxelles sulle contromisure da adottare sottolineando che “l’Europa deve individuare veri punti di pressione sugli Stati Uniti, non limitarsi a reagire in modo simmetrico. La Cina lo ha fatto con precisione chirurgica: ha colpito settori specifici e Trump ha fatto marcia indietro. L’Europa deve fare lo stesso”. Entrando nel merito dei settori strategici, Rogoff chiarisce che le leve esistono e “penso, ad esempio, ai macchinari ad alta tecnologia per i semiconduttori. Stati Uniti, Giappone e Corea non possono sostituire rapidamente Germania, Paesi Bassi o Svizzera. Sono colli di bottiglia strategici. Ma serve immaginazione e soprattutto unità politica”. L'analisi si sposta poi sulla solidità dei leader europei e Rogoff dichiara che “Macron è politicamente debole in patria. Merz è un miglioramento, ma resta fragile. A mio avviso Giorgia Meloni è oggi la leader più credibile in Europa, come avevo detto già un anno fa. Dovrebbe essere lei a rappresentare l’Unione nei confronti di Trump”. L'economista osserva inoltre che “Trump è in conflitto con la Corte Suprema sui limiti dei suoi poteri. I ricorrenti sostengono che i dazi siano competenza del Congresso, che detiene il potere di tassazione. Io in larga parte sono d’accordo. Ma la politica estera è prerogativa del presidente, e Trump sta cercando di collegare i dazi a un imperativo di sicurezza nazionale, come la Groenlandia”. Rogoff conclude ricordando che per competere serve “prima di tutto una vera integrazione: una legge fallimentare europea. Senza, non si compete in intelligenza artificiale, venture capital ed economia moderna. La moneta unica non basta. Poi serve una capacità militare credibile. E una difesa moderna richiede AI ed energia. L’Europa deve accettare di vivere in un mondo più duro, tra Stati Uniti, Cina e un’Africa che creerà nuove tensioni”.
“Non è più tempo di adulare Trump, né di andare incontro alle sue pretese: e per fortuna i leader europei iniziano a capirlo. L’imposizione di dazi ai Paesi schieratisi in difesa della Groenlandia dimostra che la sua non è retorica, è davvero pronto a usare mezzi coercitivi contro i suoi stessi alleati per conquistarla” afferma il politologo della Georgetown University Charles Kupchan in un'intervista a La Repubblica. Secondo l'ex consigliere di Obama, la fermezza di Bruxelles è l'unica via d'uscita perché “la risposta europea è cruciale: bisogna dire basta prima che le nuove tasse entrino in vigore, il 1° febbraio. Serve un messaggio fermo e duro: perché se invece Trump riesce a percorrere quella via, le conseguenze saranno gravissime”. Kupchan intravede dietro le mosse di Washington una precisa psicologia legata al passato del Presidente spiegando che “è pronto a smantellare la Nato pur di possederla. Questo, credo, dipende dal suo essere un immobiliarista. Pensa in termini di proprietà terriera, ha trascorso la vita ad acquistare proprietà e costruire palazzi, hotel e casinò”. Il politologo avverte inoltre che questa instabilità favorisce solo i grandi avversari geopolitici poiché “Putin e Xi non devono muovere un dito. Se ne stanno a Mosca e a Pechino a mangiare buon cibo, guardando Trump che scatena il caos nel mondo democratico. Anche per questo gli europei devono fare di tutto per mantenere viva l’Alleanza Atlantica”. Kupchan conclude con un appello alla determinazione collettiva osservando che “inizio a vedere resistenze significative a Trump da parte del Congresso, della UE, e anche nelle strade americane. Vedo che pure alcuni repubblicani stanno ritrovando la spina dorsale. Ancora non basta, ma queste reazioni più efficaci a un presidente che sta apertamente sfidando le norme e le istituzioni della democrazia americana, sono un inizio”. (redm)
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