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LAVROV: L’ITALIA
NON SIA RUSSOFOBICA

LAVROV: L’ITALIA <BR> NON SIA RUSSOFOBICA

In una conferenza stampa fiume che ha segnato l’apertura diplomatica del 2026, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha tracciato le linee guida del Cremlino, confermando una postura di sfida aperta verso l'Occidente. Le sue parole, riportate integralmente rappresentano un mix di propaganda vetero-putiniana, minacce dirette e sofisticati tentativi di creare crepe nel fronte transatlantico.

UCRAINA: LA RETORICA DEL "MURO". Sul fronte del conflitto, Lavrov ha spento ogni speranza di un imminente compromesso, ribadendo che la Russia non arretrerà di un centimetro. «Non ci sono alternative al raggiungimento degli obiettivi che ci siamo prefissati. L’Ucraina, nella sua attuale configurazione di avamposto ostile della NATO, rappresenta una minaccia esistenziale che non possiamo più tollerare», ha dichiarato il Ministro. Lavrov ha poi aggiunto, con un tono che non ammette repliche: «Chi oggi parla di congelamento del conflitto deve capire che non accetteremo mai scenari che lascino al regime di Kiec la possibilità di riarmarsi. La pace passerà solo attraverso la piena denazificazione e il riconoscimento delle realtà territoriali sancite dalla nostra Costituzione».

IL "PARALLELO GROENLANDIA": L'ESCA PER WASHINGTON. Il passaggio più sorprendente e calcolato della conferenza è stato l'accostamento tra la Crimea e la Groenlandia. Rivolgendosi indirettamente alla nuova amministrazione statunitense, il capo della diplomazia russa ha cercato di normalizzare l'espansionismo russo utilizzando una logica commerciale e geopolitica che sembra strizzare l'occhio a Donald Trump. «Se Washington ritiene legittimo discutere l'acquisizione della Groenlandia in nome della propria sicurezza nazionale e della proiezione di potenza nell'Artico, allora non può ipocritamente contestare il ritorno della Crimea alla sua madrepatria», ha affermato Lavrov, secondo il quale la Crimea non è stata annessa, ma si è "riunita" per volontà popolare e necessità strategica: «È bizzarro che nel XXI secolo si faccia ancora distinzione tra territori 'comprabili' e territori che scelgono il proprio destino. Noi abbiamo risposto a una necessità di sicurezza, esattamente come gli Stati Uniti fanno quando ridisegnano le loro mappe di influenza».

L'EUROPA NEL MIRINO: «SIETE SULL'ORLO DELL'ABISSO». Lavrov ha poi alzato i toni contro l'Unione Europea, accusando i leader continentali di aver perso ogni briciolo di sovranità. Le intimidazioni sono state esplicite, evocando lo spettro di un conflitto che potrebbe varcare i confini ucraini: «I governi europei stanno giocando con il fuoco, trasformando le loro città in potenziali obiettivi a causa della fornitura di armi a lungo raggio. Se pensate che la vostra geografia vi protegga dalle conseguenze delle vostre decisioni, vi sbagliate di grosso. L'Europa è oggi un vassallo privo di voce che corre verso il suicidio economico e militare per ordine di padroni d'oltreoceano».

IL CAPITOLO ITALIA: IL RAMMARICO E L'AVVERTIMENTO. Infine, un passaggio è stato dedicato all'Italia, un Paese che Lavrov ha citato con una punta di sarcasmo mista a severità. «Ricordiamo con rispetto l'Italia che sapeva mediare, l'Italia che metteva il pragmatismo davanti all'ideologia. Oggi, purtroppo, vediamo Roma accodarsi alle decisioni più estremiste di Bruxelles e Washington», ha sottolineato il Ministro. Lavrov ha poi concluso con un monito diretto al governo italiano: «Inseguire ciecamente la russofobia non porterà nulla di buono al popolo italiano, che già paga il prezzo di sanzioni assurde. È triste vedere una nazione così grande rinunciare al proprio ruolo di ponte per diventare un semplice ingranaggio della macchina bellica atlantista. Sappiate che ogni azione avrà una risposta simmetrica: la Russia non dimentica chi sceglie la via dell'ostilità». L’intervento di Lavrov conferma che Mosca sta cercando di "normalizzare" l'occupazione dell'Ucraina cercando punti di contatto con la visione transazionale della politica estera americana, mentre continua a usare l'arma della paura contro un'Europa percepita come l'anello debole della catena. Il richiamo all'Italia, in particolare, sembra essere un tentativo di alimentare il dibattito interno e la polarizzazione in un Paese che storicamente ha mantenuto canali aperti con il Cremlino.

(20 GEN – deg)

 

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