"Sono qui a raccontare in brevi parole quattordici mesi di sofferenza, non dico di una ingiusta detenzione ma di un ingiusto sequestro di persona, laddove non si può aver diritto di chiamare un avvocato, i familiari, e tra l'altro non conoscevo neanche la lingua spagnola ai tempi, l'ho imparata ahimé a mie spese". Così l'imprenditore Mario Burlò, recentemente liberato dopo una lunga detenzione in Venezuela, in audizione presso gli uffici di presidenza delle Commissioni Esteri-Difesa e Diritti umani del Senato. In appena 5 minuti, molto intensi, Burlò racconta quattordici mesi in cui ha avuto anche il timore di essere ucciso: “Non ho dormito per tre giorni, il pensiero che mia figlia non sapesse nulla di me, pensava che potessi esser morto o che li avessi abbandonati, è quello che mi ha logorato di più”. Il pensiero di Burlò è per le persone rimaste nelle carceri di Caracas: "E' molto triste aver lasciato tante persone, di 34 nazionalità e 5-600 venezuelani arrestati ingiustamente come 'nemici del governo': abbiamo avuto commercialisti che richiedevano il pagamento della parcella arrestati come terroristi". Burlò ricorda "un parlamentare che era candidato alla presidenza del Venezuela: una persona molto attiva, che mi ha dato forza all'inizio e che ho lasciato non più sana di mente". "Ci siamo fatti forza con i ragazzi, mi sono ripromesso che se un giorno fossi uscito da quell'inferno, avrei aiutato questi ragazzi - spiega l'imprenditore - questa è la mia ragione di vita adesso, non posso permettere che queste persone stiano lì torturate psicologicamente. Non è un carcere, è un campo di concentramento". Tra i ricordi peggiori di Burlò c'è il "quarto piso", ovvero il quarto piano, "il piano punitivo dove ti denudano completamente e ti fanno dormire senza materasso: i primi ad essere mandati lì sono stati gli americani, tutti accusati per terrorismo. Immaginate che mi hanno fermato alla frontiera, do loro il passaporto: vanno su internet, trovano un video su youtube quando parlai alla Camera in veste di presidente dell'Unione nazionale imprenditori e dicono che sono un 'politico italiano spia venuto in Venezuela per far cadere il governo'. Gli ho detto 'non so neanche lo spagnolo, come posso far cadere il governo?', ma nulla, mi hanno preso". Burlò racconta inoltre di "essere stato picchiato con un fucile al fianco", di essere stato rinchiuso in una "cella 3.5/4 metri per 2, con due lastroni di cemento finissimi e una latrina, senza acqua corrente ma l'acqua ferrosa due volte al giorno”, tanto da sacrificare l’acqua da bere per poter buttare quell’acqua dal cattivo odore. “Una tortura psicologica costante e continua”. “Quando abbiamo parlato con l'ambasciata abbiamo capito che non eravamo soli, il nostro governo c'era e ci aiutava" spiega l'imprenditore, per poi aggiungere: "Vi ringrazio di cuore, ma il lavoro non è finito, bisogna aiutare i ragazzi perché non sono tranquillo per il fatto che sono in quelle condizioni, in un governo che è come quello di prima. Ci sono persone che hanno avuto infarti e gente morta, 8 suicidi. Dal nuovo governo c'è un falso perbenismo, la presidente Delcy Rodriguez e il ministro Diosdado Cabello sono coloro che tengono in mano El Rodeo (il carcere dove era detenuto, ndr): il loro è un finto socialismo, è una dittatura che mi ha logorato per 14 mesi lontano da tutto e da tutti". "La sua battaglia ci fa onore - commenta Stefania Craxi, presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato - spero di parlare anche per i miei colleghi, spiace e mi vergogno che ci siano ancora persone in questo paese che rimpiangono quel dittatore comunista sanguinario". Stefania Pucciarelli, presidente della Commissione diritti umani, commenta: "Come commissione, avere la testimonianza di una persona che era in carcere in Venezuela che dice di aver sentito la vicinanza del governo ci fa molto piacere: abbiamo effettuato più audizioni sul tema dei nostri connazionali in Venezuela, avendo contatti con la Farnesina per seguire la situazione. Abbiamo avuto momenti di preoccupazione e paura, oggi sono felice di averla qui ma dobbiamo tenere alta l'attenzione sul Venezuela e sui nostri detenuti". (Roc)
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