di Paolo Pagliaro
Con un voto sorprendente del parlamento di Strasburgo è dunque fallito il primo test di quella “autonomia strategica" che l’Unione Europea vuol costruire in risposta all’isolazionismo ostile degli Stati Uniti. Nei giorni scorsi con un margine di soli dieci voti, l’assemblea ha negato il via libera all’accordo commerciale con il Mercato comune del sud, cioè Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Il testo dell’accordo che crea un’area di libero scambio popolata da 800 milioni di persone dovrà così attendere il parere della Corte di giustizia che potrebbe arrivare fra due anni. Nell’attesa i governi forse decideranno l’entrata in vigore provvisoria, ma anche in questo caso ci vorrà del tempo.
La mancata approvazione dell’intesa – frutto di 25 anni di negoziati - significa che le merci europee continueranno a pagare dazi elevati su auto, macchinari, chimica, farmaci e prodotti alimentari – anziché beneficiare di un regime quasi totalmente duty-free. Ci saranno minori esportazioni, , perdita di crescita potenziale di Pil e di occupazione, oltre a una competitività globale indebolita.
Fa il conto dei mancati guadagni l’economista Alessia Amighini su lavoce.info. Per quanto riguarda l’Italia, ad esempio, il valore delle esportazioni di auto e merci correlate verso il Mercosur è stato in un anno di circa 642 milioni. Oggi paghiamo in media 193 milioni di dazio, mentre con l’accordo questo costo sarebbe azzerato nel tempo. Considerate le generose e sperimentate garanzie comunitarie per allevatori e agricoltori, i nemici dell’accordo, l’economista si augura che vengano chiarite le motivazioni profonde di un voto clamorosamente autolesionista.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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