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direttore Paolo Pagliaro

LA MORTE DI PRETTI
SPACCA L’AMERICA

LA MORTE DI PRETTI <BR> SPACCA L’AMERICA

L'uccisione di Alex Pretti, l'infermiere di 37 anni della terapia intensiva del VA Hospital colpito a morte sabato dagli agenti federali, non è più solo un’emergenza locale: la crisi istituzionale esplosa in Minnesota è ormai divampata a livello sociale e politico negli interi Stati Uniti. Quello che era iniziato come un conflitto di competenze tra lo Stato e Washington si è trasformato in una polveriera nazionale, alimentando proteste da costa a costa contro l'uso della forza da parte delle agenzie federali. Il Governatore del Minnesota, Tim Walz, ha rotto gli indugi in una conferenza stampa trasmessa dai principali network, dichiarando con voce ferma che l'omicidio di Pretti rappresenta "un punto di svolta" definitivo nei rapporti con il governo federale, un confine oltre il quale la pazienza dei cittadini e delle istituzioni locali è ufficialmente esaurita. Del resto, il caso Pretti non è un episodio isolato: rappresenta il secondo omicidio compiuto da agenti federali nell’area in meno di tre settimane, dopo la morte di Renée Good il 7 gennaio.

LA RICOSTRUZIONE CONTESTATA DAI VIDEO. Il Dipartimento della Sicurezza Nazionale (DHS) ha inizialmente sostenuto che Pretti stesse "brandendo" un'arma da 9mm, agendo con tale aggressività da costringere gli agenti della Border Patrol a fare fuoco per legittima difesa. Tuttavia, questa ricostruzione è clamorosamente smentita dai fatti. Analisi condotte dai media nazionali che hanno ricostruito secondo per secondo la cronologia dell’uccisione di Pretti attraverso diversi video pubblicato in rete mostrano la vittimai mentre filma gli agenti con il proprio smartphone. In una sequenza cruciale, un agente sembra sfilare una pistola dalla cintura dell'infermiere — che possedeva un regolare porto d'armi — mentre l'uomo era già a terra. Pochi istanti dopo il disarmo, gli agenti hanno aperto il fuoco, colpendolo ripetutamente alla schiena.

IL SEGRETARIO DI STATO DEL MINNESOTA CONTRO TRUMP. Il Segretario di Stato del Minnesota, Steve Simon, è intervenuto duramente per respingere la versione fornita dagli alti funzionari federali. Simon ha definito i tentativi di incolpare il trentasettenne per la propria morte una "disgustosa interpretazione errata". Il Segretario democratico ha risposto direttamente ai commenti del comandante in capo della Border Patrol, Gregory Bovino, che ai microfoni della CNN aveva paradossalmente dichiarato che le vere vittime della sparatoria fossero gli agenti federali e non Pretti. "Di volta in volta, abbiamo assistito a descrizioni errate e menzogne da parte di coloro che si trovano ai vertici", ha detto Simon a Pamela Brown della CNN. Secondo Simon, i funzionari del Minnesota sarebbero favorevoli agli sforzi federali se questi fossero davvero incentrati sulla sicurezza pubblica e prendessero di mira "i peggiori tra i peggiori". Invece, la realtà descritta dal Segretario è ben diversa: "Gli agenti sono da Costco, da Target, nelle stazioni di servizio, nelle chiese, nelle scuole. Sembra una retata senza scopo, progettata solo per incutere paura".

IL MURO DI GOMMA DELLE AUTORITÀ FEDERALI. Oltre alla tragica perdita di vite umane, preoccupa il totale isolamento delle agenzie federali. Simon ha denunciato come la collaborazione di lunga data tra investigatori statali e federali sia stata "completamente interrotta" nelle ultime settimane. Gli agenti coinvolti si stanno sistematicamente sottraendo alle richieste di chiarimento delle autorità locali, creando un vuoto di responsabilità legale che ha spinto il governatore Tim Walz a chiedere un'indagine indipendente immediata. A tale proposito va aggiunto che anche due senatori repubblicani si sono uniti a un gruppo crescente di legislatori repubblicani nel chiedere tale indagine sulla morte di Pretti. Il senatore della Pennsylvania Dave McCormick ha scritto sui social media che “la retorica irresponsabile e la mancanza di cooperazione da parte dei politici del Minnesota stanno alimentando una situazione pericolosa”, ma che concorda con altri sul fatto che “abbiamo bisogno di un'indagine completa sulla tragedia di Minneapolis”.

OBAMA E CLINTON.  La risonanza dell'omicidio di Alex Pretti ha travalicato i confini dello Stato. Barack Obama e Bill Clinton hanno rotto il silenzio, invitando gli americani ad agire e a non restare indifferenti di fronte a quella che considerano una deriva autoritaria della polizia federale. I due ex presidenti hanno sottolineato come la morte di Pretti debba spingere a una riforma radicale dei poteri di intervento federale nelle città. Obama ha invitato la popolazione a mettere in atto “un’ondata di azioni” contro gli “attacchi” perpetrati contro i valori fondamentali degli Stati Uniti. “Spetta a ogni cittadino opporsi all'ingiustizia, proteggere le nostre libertà fondamentali e chiedere conto al nostro governo”, ha scritto l’ex inquilino della Casa Bianca per il quale “da settimane ormai, la gente in tutto il Paese è, giustamente, indignata per lo spettacolo di reclute mascherate dell'ICE e di altri agenti federali che agiscono impunemente e mettono in atto tattiche che sembrano concepite per intimidire, molestare, provocare e mettere in pericolo i residenti di una grande città americana”. Clinton, da parte sua, ha esortato gli americani ad “alzarsi e parlare”, denunciando le “scene orribili” di Minneapolis, aggiungendo che l'amministrazione Trump “ci ha mentito” sulle morti di Good e Pretti.

Donald Trump, invece, ha incolpato della morte dei due americani i leader democratici di città e stati che si rifiutano di conformarsi alla sua repressione dell'immigrazione. "Purtroppo, due cittadini americani hanno perso la vita a causa di questo caos causato dai Democratici ", ha scritto il presidente degli Stati Uniti su Truth Social. "Il sindaco e il governatore stanno incitando all'insurrezione con la loro retorica pomposa, pericolosa e arrogante", ha aggiunto, chiedendo che le forze dell'ordine in materia di immigrazione possano "fare il loro lavoro". Mentre la tensione resta altissima e le strade di Minneapolis si riempiono di manifestanti nonostante il clima rigido di questo inverno, il Minnesota attende risposte che Washington sembra intenzionata a non dare. La battaglia per la verità sulla morte di Alex Pretti è appena iniziata.

NELLA FOTO: Alex Pretti qualche secondo prima dell'uccisione: in mano ha un telefonino e non un'arma (26 GEN - deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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