Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

VERSO SANREMO: JINGLE
PAGELLE E “DIZIONARIO”

VERSO SANREMO: JINGLE <BR> PAGELLE E “DIZIONARIO”

Il 27 gennaio del 1967, ben 59 anni fa, il cantautore Luigi Tenco si suicidava nella sua camera d’albergo a Sanremo dopo aver partecipato al Festival. La sua canzone “Ciao amore ciao” era stata esclusa dalla finale. Un gesto estremo che segnò per sempre la storia della musica italiana, trasformando Sanremo il festival per antonomasia da evento canoro a luogo simbolico di una frattura profonda tra arte e sistema. Oggi, mentre il conto alla rovescia per la 76esima edizione del Festival della Canzone Italiana, in programma dal 24 al 28 febbraio, è ormai iniziato — tra ascolti stampa, la scelta del jingle ufficiale, annunci di ospiti (Max Pezzalòi sarà il primo) e la presenza – confermata per tutte e cinque le serate - di Laura Pausini al fianco di Carlo Conti —, Sanremo appare lontanissimo da quello di Tenco. È diventato un evento ipermediatico, discusso, criticato e nello stesso tempo super seguito: capace di catalizzare l’attenzione di un Paese intero per una settimana intera. Per non parlare dei social che di Sanremo in quei giorni si nutrono e nello stesso tempo alimentano dando vita a tormentoni, mode, dibattiti, polemiche. Eppure, la domanda resta la stessa: c’è ancora spazio, su quel palco, per una voce che disturba, che non si piega, che rischia l’incomprensione? Sanremo è ancora un luogo di confronto artistico o solo una vetrina per quei 30 “Big” che decidono di mettersi in gioco nel più luccicante dei talent show della televisione italiana?  

I 30 ANNI DI ULTIMO. Sicuramente Sanremo resta Sanremo: un’esperienza ambita da chi vive di musica, un trampolino di lancio, un’occasione unica. E in questi anni di talenti ne ha fatti emergere tanti. Un esempio? Ultimo. Oggi il cantante romano - vincitore nel 2018 nella sezione "Nuove proposte" con il brano Il ballo delle incertezze -  compie 30 anni e mentre i fan sono in attesa del grande evento live  previsto per il 4 luglio a Roma – Tor Vergata, che con un sold-out di 250.000 biglietti venduti in sole 3 ore entrerà nella storia della musica italiana come il concerto più grande di sempre, affida ai social un lungo post dove fa un bilancio dei suoi ultimi 10 anni di carriera ricordando anche Sanremo e quella infelice battuta in sala stampa: “Sanremo con ‘I tuoi particolari’ e quel liberatorio ‘dovete sempre rompe er….’ Non l'ho mai detto – scrive Ultimo su Facebook - ma dopo quella conferenza stampa del 2019 un addetto ai lavori mi disse ‘te la sei rovinata da solo la carriera’. Tornando in stanza rimbombavano dentro di me quelle parole. Io che avevo voluto così tanto vivere con la musica ero riuscito col mio spirito kamikaze a rovinare anche questo!? Non riuscivo a perdonarmelo. Ho passato la notte al telefono con Antonello e il giorno dopo mi sono svegliato col messaggio di Clemente che mi dice: stanotte abbiamo quasi riempito l’Olimpico. Non ho mai sospirato così forte e mi sono detto che forse non era ancora finita!”.  Classe 1996, Ultimo ha alle spalle 6 album di inediti e 2 live album, che dal 2017 ad oggi gli sono valsi 85 dischi di platino, 18 dischi d’oro, per un totale di oltre 7 milioni di copie vendute, con oltre 3,5 miliardi di streaming su Spotify. Sanremo per lui è stata una svolta. La svolta. (segue)

LE PREVISIONI. Chi vincerà quest’anno? Troppo presto per dirlo. Dopo l’ascolto dei brani da parte della stampa è però già tempo di parlare di favoriti, sorprese e delusioni. A dare le pagelle sono stati gli esperti del settore che hanno apprezzato brani come quello della coppia Fedez-Masini, in gara quest’anno con “Male necessario” dopo il fortunato duetto nella serata cover - la quarta – dello scorso Festival quando proposero una nuova versione di "Bella Stronza".  A convincere sono stati anche Tommaso Paradiso e Sayf: il giovane rapper italo-tunisino che porterà sul palco la sua “Tu mi piaci tanto”. E poi Ermal Meta, Arisa, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fulminacci Malika Ayane, Levante, Michele Bravi, Enrico Nigiotti, Patty Pravo.  Certo è che  un “vincitore” -  anche se su quel palco non arriverà a cantare –  c’è già ed è  Welo che ha annunciato ufficialmente la firma del jingle della 76esima edizione del Festival: una sigla che nasce dalla rielaborazione in chiave sanremese del suo singolo “Emigrato”. La sua voce e la sua musica accompagneranno così ogni serata della kermesse, rendendolo uno dei protagonisti assoluti di Sanremo 2026. Welo, artista leccese classe ’99, con il brano “Emigrato” ha saputo conquistare critica e pubblico, distinguendosi per autenticità, forza narrativa e visione. Un cammino che, pur non culminando nell’accesso alla sezione “Nuove Proposte” del Festival di Sanremo 2026, ha aperto le porte a un risultato ancora più significativo. Durante la finale del 14 dicembre 2025, infatti, Carlo Conti, colpito dall’impatto emotivo e dall’identità sonora del brano, ha proposto in diretta nazionale su Rai1 di trasformare “Emigrato” nella sigla ufficiale della 76ª edizione del Festival di Sanremo.  Con questo jingle, il percorso personale di Welo si intreccia con quello di un Paese intero: dal Sud al Festival di Sanremo, dalla periferia al centro della scena musicale nazionale. Una canzone che diventa simbolo, e una storia che si fa suono ufficiale di un’Italia che cambia. Un’Italia che non è più quella di Tenco ma che ancora ha bisogno di parole, musica, emozioni. Non solo canzonette.

IL LIBRO. E in attesa del Festival è arrivato in libreria “Dizionario del Festival di Sanremo – Interpreti, autori, presentatori e conduttori”, il nuovo libro di Eddy Anselmi: uno strumento di riferimento per studiosi, appassionati e operatori del settore. Un’opera monumentale e unica nel suo genere che attraversa 75 edizioni del Festival di Sanremo, dal 1951 al 2025, raccontando 2.828 protagonisti tra interpreti e per la prima volta, autori delle canzoni in gara, conduttori e figure chiave della storia del Festival. Oltre 2.000 canzoni, dati, percorsi artistici, ritorni, esclusioni, trasformazioni e storie personali compongono quello che può essere definito il più completo atlante umano del Festival della Canzone Italiana. Il Dizionario del Festival di Sanremo non è soltanto un repertorio enciclopedico, ma un racconto culturale del Paese: Sanremo come specchio degli italiani, dei suoi cambiamenti, del loro rapporto con il lavoro, dei suoi miti popolari, delle sue contraddizioni e delle sue evoluzioni musicali, televisive e di costume. (28 GEN - Gil)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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