Roma, 28 gen – “Il testo approvato è un testo di equilibrio”. Così la senatrice della Lega Erika Stefani commenta la riformulazione Bongiorno del disegno di legge sulla violenza sessuale, licenziata in Commissione, rivendicandone la tenuta giuridica e la necessità di una graduazione delle fattispecie. “È un testo proposto dalla relatrice che da un lato aumenta le pene per una violenza sessuale accertata – quindi per atti sessuali compiuti contro la volontà della persona offesa – ma dall’altro distingue tra un atto sessuale compiuto senza il consenso e un atto sessuale compiuto con violenza o minaccia”, spiega Stefani. “È una distinzione necessaria, perché la graduazione delle condotte è un principio fondamentale del diritto penale”. Nel corso dell’esame in Commissione, ha ricordato la senatrice, “c’è stato un confronto anche acceso, con le opposizioni che si sono fortemente opposte, richiamandosi a un patto politico”. Ma, aggiunge, “i patti politici cedono quando una norma è fatta male. Se una norma crea problemi, non solo sul piano politico ma nella vita reale e nella nostra società, è giusto modificarla”. Stefani sottolinea come la riformulazione sia stata anche il frutto di una mediazione e dell’ascolto di soggetti auditi. “Ci sarà un breve ciclo di approfondimento, nel corso del quale analizzeremo ulteriormente il testo, e siamo disponibili a valutare miglioramenti”, afferma. “Ma la base di partenza è assolutamente condivisibile”. Al centro della riflessione della maggioranza, secondo Stefani, c’è anche il tema del consenso e delle interpretazioni giurisprudenziali. “Le recenti sentenze della Corte di Cassazione hanno aperto maglie molto ampie e creato interpretazioni diverse nei vari uffici giudiziari”, osserva. “La prova per una persona che ha subito una violenza è una prova difficile, ma è una prova che deve sostenere il pubblico ministero: è il pubblico ministero che ha il dovere di dimostrare l’accusa”. “La parte istruttoria è spesso complessa – conclude la senatrice della Lega – perché, salvo casi particolari, si tratta di eventi che accadono in contesti in cui ci sono solo l’aggressore e l’aggredito. Noi non riteniamo che con questa formulazione si introduca una ‘prova diabolica’. Al contrario, crediamo che il nuovo impianto eviti contraddizioni e applicazioni non adeguate della norma”.
(PO / Sis)
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