Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

USA, OBBLIGO BODYCAM
PER GLI AGENTI DELL’ICE

USA, OBBLIGO BODYCAM <BR> PER GLI AGENTI DELL’ICE

In un clima di fortissima tensione sociale che sta scuotendo le fondamenta della politica interna statunitense, la Casa Bianca ha impresso nelle ultime ore una decisa sterzata tattica nella gestione della crisi di Minneapolis. La città, epicentro di violenti scontri seguiti alla morte di Renee Good e Alex Pretti durante operazioni dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement), sembra essere diventata il laboratorio di una nuova strategia che tenta di coniugare il “pugno di ferro” dell’amministrazione trumpiana con una parvenza di trasparenza necessaria, che lo stesso tycoon dev’essersi reso conto essere indispensabile per placare un’opinione pubblica inferocita. Il Segretario del Dipartimento della Sicurezza Internazionale (DHS), Kristi Noem, ha infatti annunciato la disposizione dell'obbligo immediato di utilizzo delle “bodycam” per tutti gli agenti federali operativi sul campo. Questa mossa rappresenta, almeno sulla carta, un netto cambio di rotta rispetto alla dottrina iniziale dell’operazione anti-immigrazione nel suo complesso, che aveva sempre difeso l'autonomia operativa delle agenzie federali senza restrizioni di sorveglianza visiva.

Le dichiarazioni della Noem, rilasciate durante una conferenza stampa seguita dai principali media americani, hanno cercato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche: “La trasparenza non è un segno di debolezza, ma di forza della nostra democrazia. Abbiamo deciso di accelerare l'implementazione delle bodycam per garantire che ogni interazione tra le forze dell'ordine e i cittadini sia documentata in modo inoppugnabile. Questo protegge sia gli agenti che la comunità”, ha affermato il Segretario. Tuttavia, Noem ha anche ribadito la ferma intenzione di non arretrare sulla sicurezza: “Le strade di Minneapolis devono tornare sicure. Non permetteremo che il caos prevalga sull'ordine costituito”. Il tycoon ha reagito a questo annuncio nello Studio Ovale, esprimendo la sua approvazione e sottolineando i vantaggi delle bodycam, pur chiarendo che non si è trattato di una sua decisione. “Lascio la decisione a lei – ha detto The Donald -. In genere le bodycam tendono ad essere un vantaggio per le forze dell'ordine perché la gente non può mentire su ciò che sta accadendo. Quindi, in generale, penso che per l'80% sia un vantaggio per le forze dell'ordine”.

Nonostante queste aperture tecniche, la linea politica dettata da Trump rimane inflessibile e carica di ambiguità. Se da un lato ha avallato la mossa della Noem, dall'altro ha continuato a utilizzare i suoi canali social, in particolare Truth, per bollare i manifestanti come “anarchici, agitatori professionisti e saccheggiatori che odiano il nostro Paese”. Una tale retorica infiammatoria suggerisce che il cambio di tattica della Casa Bianca sia più una manovra di contenimento legale che una reale volontà di riconciliazione. Un elemento centrale della complessità geopolitica interna è l'ordine impartito da Trump al DHS di non intervenire ulteriormente nelle città guidate dai Democratici senza una richiesta esplicita dei sindaci. Gli analisti di The New York Times interpretano questa mossa come un potenziale bluff politico: Trump starebbe deliberatamente lasciando che la situazione degeneri nelle “blue cities” per poi presentarsi all'elettorato come l'unico leader capace di ripristinare la legge e l'ordine, proprio mentre celebra come una “vittoria storica” la decisione di un giudice federale che ha respinto il blocco dell'operazione “Metro Surge” a Minneapolis.

Dunque, il contrasto tra la “voce grossa” di Trump e le misure di trasparenza della Noem riflette la schizofrenia di un'amministrazione che deve gestire una crisi interna mentre cerca di mantenere credibilità nei teatri di crisi internazionali. Per molti osservatori, la concessione delle bodycam non è che un palliativo necessario per evitare che l'incendio di Minneapolis diventi una macchia indelebile sulla reputazione degli Stati Uniti proprio alla vigilia del delicato vertice di Abu Dhabi sull'Ucraina e dei negoziati con l'Iran. Del resto, diverse associazioni per i diritti civili a Minneapolis, e non solo, hanno accolto l'annuncio delle body camera con estrema freddezza. I portavoce dei manifestanti sostengono che le telecamere non servano a nulla se i filmati rimangono sotto il controllo esclusivo delle agenzie federali. “La trasparenza non si ottiene con un obiettivo acceso, ma con la responsabilità legale”, ha dichiarato un attivista locale, sottolineando che senza una riforma radicale dell'immunità per gli agenti dell'ICE, le bodycam saranno solo un “testimone silenzioso” di ulteriori violenze.

Da parte sua, il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha reagito duramente alla retorica di Trump e alla gestione del DHS. Mentre Kristi Noem parlava di "forza della democrazia", Frey ha accusato l'amministrazione federale di aver trasformato la città in una zona di guerra per fini politici. Il timore dei leader locali, è che il “cambio di tattica” sia un bluff: Trump starebbe offrendo la trasparenza tecnica (le telecamere) mentre mantiene l'occupazione militare della città, sperando che le immagini degli scontri alimentino la sua narrazione sulla necessità di “Law and Order”. (3 FEB – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)