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direttore Paolo Pagliaro

QUANTUM COMPUTING
UN TRENO DA PRENDERE

QUANTUM COMPUTING <BR> UN TRENO DA PRENDERE

In un mondo già dominato da una corsa tecnologica che vede al centro colossi industriali, Paesi o aziende che siano, affrontarsi e confrontarsi su temi rivoluzionari, come l’intelligenza artificiale, il quantum computing e la quantum communication stanno vivendo una fase di forte accelerazione ponendosi come una frontiera scientifica che non si può ignorare. La tecnologia quantistica, la cui unità fondamentale di informazione è il qubit (che si oppone al bit tradizionale dell’informatica), deve molto a una ricerca italiana che nel 2026 compie cento anni, quella firmata da un 25enne Enrico Fermi e dal titolo “Sulla quantizzazione del gas perfetto monoatomico”: è da qui che “scaturisce tutto il mondo di semiconduttori”, ha affermato Massimo Inguscio di Eniquantic in apertura dell’evento “Quantum Leap” organizzato ieri a Roma dalla Fondazione COTEC, il cui obiettivo è proprio stimolare un dibattito finalizzato a diffondere la cultura dell’innovazione facendo dialogare soggetti come enti di ricerca, aziende e istituzioni. Quando a Fermi chiesero come si sarebbero dovuti investire i soldi in Italia rispose: “Costruite un calcolatore”, ha continuato Inguscio. “Strategica” è infatti la parola che più è stata ricorrente durante i lavori dell’evento, perché la tecnologica quantistica ha potenzialità applicative che vanno dal settore della comunicazione e della crittografia fino a quello della sicurezza in tutte le sue forme e, in generale, apre le porte a nuove prospettive di calcolo e di elaborazione delle informazioni.

PIATTAFORMA FOTONICA. La piattaforma della fotonica, come ha spiegato ricercatore IFN - CNR Roberto Osellame, permette di “trasmettere a lunghe distanze l’informazione quantistica”, conservandone allo stesso tempo l’integrità. Questo impiego ritorna utile quindi in settori come la comunicazione o la sensoristica: un’azienda come Leonardo, ad esempio, investe in applicazioni e dispositivi che si avvalgono delle proprietà quantistiche e che permettano di guardare in condizioni di bassa visibilità. Questa tecnologia è già “un asset strategico”, come ha dichiarato Osellame, e l’Europa è “indietro” rispetto a Stati Uniti e Cina. Inoltre, un approccio che lo configuri come asset strategico nazionale “non è vincente”, ha continuato: “L’unico modo è mettersi in un’ottica europea” e “far sì che le tecnologie italiane si mettano a disposizione” del campo di studi europeo. Queste parole riecheggiano anche in quella che Marco Conti, dell’Istituto di Informatica e Telematica del CNR, ha definito come “l’ultima possibilità per l’Europa” di tornare a essere competitiva: la prima rivoluzione digitale, “iniziata con l’invenzione di Internet”, è stata persa dall’Italia e dell’Europa, ha proseguito; questo ha generato un gap con altre potenze industriali e la “seconda rivoluzione digitale”, che si sta manifestando in questo momento storico, è “da non perdere” se si vuole garantire la produttività e lo sviluppo europei, ha aggiunto. (4 FEB - sio)

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