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direttore Paolo Pagliaro

TRUMP SFIDA IL CANADA
DICENDO NO A UN PONTE

TRUMP SFIDA IL CANADA <BR> DICENDO NO A UN PONTE

Quello che avrebbe dovuto essere il simbolo del legame indissolubile tra due nazioni è diventato, nel giro di un post sui social media, l'ultimo campo di battaglia di una guerra commerciale senza sosta. Donald Trump ha scagliato un fulmine a ciel sereno sul Gordie Howe International Bridge, dichiarando l'intenzione di bloccarne l'apertura se il Canada non accetterà di rinegoziare i termini della sua gestione e proprietà. La mossa ha lasciato attoniti gli osservatori su entrambe le sponde del fiume Detroit. L’opera, un colosso d’ingegneria da 6,4 miliardi di dollari, è stata infatti interamente finanziata dal governo federale canadese sotto un accordo che risale a oltre un decennio fa. Eppure, per il Tycoon, la geografia e il diritto internazionale sembrano contare meno della sua dottrina "America First": secondo il Presidente, gli Stati Uniti meriterebbero "almeno la metà" della struttura come compensazione per i presunti squilibri commerciali passati.

UN RICATTO INFRASTRUTTURALE. Le ragioni addotte da Trump mescolano vecchi rancori e nuove strategie geopolitiche. The Donald ha puntato il dito contro l'uso di acciaio non americano e ha collegato il destino del ponte alle recenti aperture del primo ministro canadese Mark Carney verso il mercato cinese delle auto elettriche. In Canada, la reazione è stata un misto di indignazione e pragmatismo difensivo. Sebbene le autorità di Windsor abbiano bollato le minacce come "prive di base legale", l'incertezza regna sovrana. Il rischio non è solo simbolico: il blocco dell'infrastruttura congelerebbe uno dei corridoi commerciali più vitali del pianeta, capace di smaltire migliaia di tir al giorno che attualmente soffocano il vecchio Ambassador Bridge.

UNA STORIA DI ATTACCHI MIRATI. Questa polemica non nasce nel vuoto, ma rappresenta il culmine di un anno di ostilità crescenti. Sin dal suo insediamento nel 2025, Trump ha trattato il Canada non come un alleato storico, ma come un "competitore sleale". Già nel febbraio 2025, l'imposizione di dazi universali del 25% sulle merci canadesi aveva scosso l'economia di Ottawa. La situazione era poi precipitata in estate, quando il rifiuto canadese di eliminare la Digital Tax sulle grandi aziende tecnologiche americane aveva portato a nuove ritorsioni. Ma l'attacco più frontale è arrivato all'inizio di quest'anno, quando Trump ha definito il CUSMA (l'accordo di libero scambio che lui stesso aveva rinegoziato nel suo primo mandato) un "documento obsoleto", minacciando un isolazionismo totale nei confronti del vicino settentrionale.

VERSO UN VICOLO CIECO DIPLOMATICO? La disputa sul ponte Gordie Howe sposta ora lo scontro dal piano dei dazi a quello della sovranità fisica. Se Trump dovesse effettivamente ordinare alla dogana statunitense (CBP) di non presidiare i varchi sul lato americano, il ponte – pur completo – rimarrebbe un’imponente passerella verso il nulla. Per Mark Carney, la sfida è delicata: rispondere con fermezza per tutelare l'investimento miliardario dei contribuenti canadesi senza però innescare una escalation che potrebbe portare alla chiusura definitiva delle frontiere. In questo clima di "pace fredda" nordamericana, il ponte dedicato a una leggenda dell'hockey amata in entrambi i paesi rischia di restare, paradossalmente, il monumento a una divisione che nessuno, fino a pochi anni fa, avrebbe osato immaginare. (10 FEB – deg)

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