Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

I 'padrini' serbi
nuovi ras del narcotraffico

I 'padrini' serbi <br> nuovi ras del narcotraffico

di Piero Innocenti

La criminalità serba è diventata, con il passar degli anni, una vera potenza nel commercio degli stupefacenti e si è inserita nella folta schiera dei gruppi di narcotrafficanti stranieri che operano in Italia. Alle importanti operazioni antidroga svolte negli ultimi dieci anni dalle nostre forze di polizia con il sequestro di ingenti quantitativi di cocaina e l’arresto di molti trafficanti, si è aggiunta la recentissima (gennaio 2026) attività della Guardia di Finanza che a Gorizia,in zona di vigilanza doganale, ha proceduto al sequestro di ben 110 chili di “polvere bianca”  confezionata in involucri del peso di un chilogrammo ciascuno, occultata nella cabina di guida di un autoarticolato guidato da un serbo che è stato arrestato.
A distanza di pochi giorni, nel villaggio di Krusevac in Serbia, la polizia ha sequestrato 5 tonnellate di cannabis, su indicazione delle autorità montenegrine: il quantitativo di droga più elevato sequestrato nel Paese e destinato al mercato europeo.


L’Italia è sempre uno dei più importanti terminali dei carichi di cocaina che entrano attraverso il confine nord orientale. Il baricentro dell’export di stupefacenti si è spostato da tempo nel cuore dei Balcani. E la rotta balcanica è interessata anche dalle tonnellate di hashish che dal Marocco arrivano in Libia e da qui vengono trafficate dalle varie bande libiche. L’alleanza tra boss serbi e montenegrini ha reso centrale la rotta balcanica tanto che mafiosi calabresi, russi, bulgari e cinesi hanno aperto “uffici di rappresentanza” in diverse città della Serbia dove operano  gruppi concentrati a Belgrado ed in particolare nel quartiere di Novi Beograd. La polverizzazione in piccoli gruppi è collegata anche alla passata azione di repressione della polizia che, diversi anni fa, smantellò le due grandi “famiglie” riconducibili a Surcin e Zemun. I superstiti, comunque, con il tempo, si sono ricompattati e oggi i “padrini” serbi sono una potenza internazionale nel commercio delle droghe grazie ad una mentalità moderna che ha saputo unire l’esperienza militare di chi ha combattuto in Bosnia (come gli ex commandos delle Tigri di Arkan), alla capacità di infiltrazione degli ufficiali dei Servizi di Milosevic.
A questo si aggiunga che i serbi hanno dato ripetute prove di affidabilità, consolidando un patto di ferro con i narcos colombiani e garantiscono - grazie a una rete internazionale che va dagli Usa al Sud Africa, dalla Francia all’Inghilterra -  un servizio completo, a “domicilio”, provvedendo direttamente all’acquisto della droga, al trasporto e alla consegna. Insomma, offrendo più degli altri, meglio degli altri e a un prezzo inferiore, sono diventati eccellenti fornitori della criminalità organizzata in Italia, Germana, Austria, Spagna e Inghilterra.
Il modello organizzativo serbo non è quello dei tradizionali “cartelli” ma si compone di piccoli gruppi, una decina di persone in genere, con rigida gerarchia, in grado di gestire una o più partite di droga per poi spostarsi velocemente in altre città o paesi. A questo dinamismo si aggiunge la loro aggressività (anche per compiere rapine e furti in abitazioni) che li rende più pericolosi di altri gruppi stranieri inseriti nelle regioni centro-settentrionali del nostro Paese. Molti di loro sono stati detenuti nelle carceri italiane e in cella hanno imparato la lingua e stretto legami messi a frutto per potenziare gli “affari”.


In Italia le cellule  si sono insediate in prossimità di importanti porti come quelli di Genova, La Spezia, Livorno e Venezia; le basi ideali per lo stoccaggio e la distribuzione della cocaina che giunge nella regione balcanica dove, negli anni, si sono consolidate basi operative in Croazia,vMontenegro, Kosovo, Bulgaria e Albania. Contatti sono emersi anche con la mafia calabrese e i clan pugliesi per intese finalizzate alla spartizione di territori e di mercati.

(© 9Colonne - citare la fonte)