Come atteso, il governo pone la questione di fiducia sul decreto legge che proroga gli aiuti all’Ucraina: a farlo nell’aula di Montecitorio è direttamente il ministro della Difesa Guida Crosetto, e non come di consueto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Appena dopo, la conferenza dei capigruppo della Camera stabilisce il timing del decreto: chiama domani dalle 13.30, dichiarazioni di voto dalle 11.50. Ulteriori fasi dalle 16.45. Un voto che assume un rilievo politico per la scelta dei ‘vannacciani’, l’ex Fdi Emanuele Pozzolo e gli ex Lega Rossano Sasso ed Edoardo Ziello. “Stop soldi per Zelensky. Più sicurezza per gli italiani”: questo lo striscione con cui i deputati vicini al generale hanno organizzato il loro primo punto stampa fuori Montecitorio. Sul voto di fiducia “siamo in una fase di riflessione, di valutazione tra la componente parlamentare e il nostro presidente di partito, Roberto Vannacci: domani, prima di arrivare in aula per la famosa chiama ve lo faremo sapere” spiega Sasso, che assicura: “Noi siamo interlocutori del centrodestra, e faremo di tutto per non far vincere Schlein, Fratoianni e Conte”. “Futuro nazionale – afferma invece Pozzolo - ha portato all’attenzione del centrodestra una proposta politica, che era contenuta nell’emendamento che purtroppo non si può né discutere né votare perché c’è stata l’apposizione della fiducia. Con gli ordini del giorno comunque questo tema verrà affrontato. Non mi sembra che Vannacci abbia mai detto qualcosa in contrarietà a voler lavorare con il centrodestra: si prende atto di alcune scelte come la fiducia che manifestano il nervosismo verso questa proposta politica”. "Non è una nostra prova di forza. Questa è la nostra prova di coerenza" afferma infine Ziello. All’attacco le opposizioni: “Ovviamente entro nel merito di una fiducia che per la prima volta viene posta dal Governo, però oggi è accaduto qualcosa di rilevante dal punto di vista politico, ovvero una sorta di deflagrazione della maggioranza – sottolinea in aula il deputato di Avs Angelo Bonelli - di un pezzo di quello che una volta era la maggioranza che attacca il suo stesso partito attraverso questo gioco delle parti ipocrita che non parla un linguaggio chiaro agli italiani. È solo una lotta di potere interna alla maggioranza di questo pezzo che si discosta”. Critiche respinte dal ministro della Difesa, che in aula risponde: “Non considero il tema di porre la fiducia un modo per scappare dalla discussione degli emendamenti. Il tema di porre la fiducia – aggiunge - è molto più forte rispetto a una discussione politica segreta. Perché obbliga tutti i rappresentanti della maggioranza a dire, su un tema politico così rilevante, se continuano ad appoggiare il governo. E in qualche modo, se qualcuno all'interno della maggioranza non la pensa più così, anche se è stato eletto all'interno della maggioranza, rende chiarezza sulle posizioni. Non lo vedo come un problema così grande dal punto di vista politico l’uscita di due persone”. Sullo stesso tema, sollecitato dai giornalisti a Montecitorio, è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Paura? Di che? Mi pare che le opposizioni siano un po' divise, che un po’ di problemi ce lìabbiano loro, come sempre. “Vannacci – aggiunge - non mi pare che sia un problema di grande importanza, abbiamo cose più importanti da affrontare”. (Roc)
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