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ALBERI, MANCUSO:
EVITANO MORTI DA CALORE

ALBERI, MANCUSO: <BR> EVITANO MORTI DA CALORE

Stefano Mancuso, professore ordinario di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree all’Università di Firenze, tra i massimi esperti mondiali di neurobiologia vegetale e una delle voci più autorevoli nel dibattito internazionale sul rapporto tra esseri umani, ambiente e innovazione, divulgatore tradotto in numerose lingue che ha rivoluzionato il modo in cui guardiamo alle piante, dimostrando come siano organismi intelligenti, capaci di comunicare, cooperare e risolvere problemi complessi, ha tenuto una lectio magistralis presso la Casa dell’Architettura di Roma durante l’evento Eco City. A margine dell’evento ha rilasciato una breve intervista ai canali social dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia. “Quando noi sentiamo delle notizie come quelle di un albero che cade, che provoca dei danni o in casi rarissimi provoca anche dei danni a persone o addirittura alla morte, quasi sempre c'è un'ondata di indignazione, una richiesta di particolare attenzione che mi ha sempre un po' stupito perché che cosa dovremmo dire del numero enorme di morti che ogni anno sono dovute  agli incidenti stradali, in confronto magari a quelli che sono due, tre all'anno, dovuti alla caduta di alberi in città? Statisticamente la caduta dei pezzi di cornicioni, vasi che cadono dalle finestre producono quasi la stessa quantità di danni – spiega lo scienziato -. Con questo io non voglio dire che non bisogna stare attenti, che non bisogna monitorare la vegetazione urbana, dico che bisogna capire che a differenza del traffico, a differenza di tutto il resto, gli alberi producono una straordinaria quantità di benefici che normalmente non vengono percepiti dai cittadini. Gli alberi assorbono l'anidride carbonica e rimuovono gli inquinanti dall'aria, rendono permeabile il terreno e quindi riducono i fenomeni di ruscellamento, soprattutto, e questa è la questione fondamentale, la più importante di tutte, in un'epoca di riscaldamento globale in cui le nostre città sono sempre più calde, riducono in maniera drastica la temperatura anche di 4, 5, 6 gradi e lo fanno attraverso un processo che si chiama evapotraspirazione che proprio riduce le temperature. Allora è strano sentirsi dire o sentir parlare di attenzione alle piante, agli alberi, di manutenzione e soprattutto di solito quando accadono fatti come quelli di Roma in cui magari cade un pino e provoca dei danni o ripeto alcune volte provoca addirittura delle morti, la risposta che noi diamo è quella di tagliamo tutti quelli che possono in qualche maniera essere pregiudizievoli per la vita, ma bisogna stare attenti, bisogna stare attenti perché il numero, l'incredibile quantità di benefici che quegli stessi alberi che tagliamo producono non vengono mai calcolati, allora che cosa dovremmo fare? Certamente manutenzione, certamente attenzione, ma soprattutto andrebbe fatta ad esempio una mappatura degli alberi della città in funzione del pericolo potenziale, intendo dire non del fatto che siano stabili o instabili, ma del fatto del danno che producono cadendo, intendo dire che gli alberi che stanno vicino ai luoghi in cui passano tante persone o che ne sono vicini intorno alle scuole, dovrebbero avere chiaramente un grado di attenzione molto più elevato rispetto a quello di alberi che stanno in luoghi in cui cadendo produrrebbero poco o nessun danno, soprattutto avere sempre chiaro quando si iniziano queste crociate di abbattimento di alberi per la sostituzione, avere sempre chiaro che possiamo quantificare esattamente i benefici di ciò che stiamo rimuovendo, non possiamo assolutamente avere un'idea di quello che arriverà”. (segue)

 

 “Il verde, da parte delle amministrazioni, da parte di gran parte anche dei professionisti che si occupano della costruzione delle città, degli edifici, quindi architetti, urbanisti, ingegneri, viene quasi sempre percepito o utilizzato esclusivamente in qualità di decoro, cioè qualcosa che serve ad abbellire, a rendere più piacevole una struttura, un edificio, un luogo che ha al suo centro il disegno dell'uomo. In realtà gli alberi andrebbero percepiti come un'infrastruttura naturale fondamentale. Pensiamo ad esempio al numero di vite che potrebbero salvare in un periodo di riscaldamento globale. Che cosa si può fare per raffreddare una città? Quale altra soluzione possiamo immaginare per raffreddare di diversi gradi le nostre città durante l'estate? Non ne abbiamo nessuna, tranne che piantare un'enorme quantità di alberi, non quei 4, 5, 6, 10, 20 mila alberi che normalmente le amministrazioni che sono molto favorevoli a questo tipo di soluzioni pubblicizzano, ma dovrebbero piantarne centinaia di migliaia, milioni. Allora la questione: è dove metterli? Dove puoi mettere tutti questi alberi in delle città, in degli agglomerati urbani che sono ormai saturi, che non hanno lo spazio?  E qui la questione diventa fondamentale, perché dobbiamo capire quali sono le nostre priorità. Se la priorità è quella di salvare vite umane, ricordo che nel luglio del 2022 sono morte di caldo in Europa 65 mila persone. Ogni anno in Europa muoiono di caldo oltre 100 mila persone e la maggior parte, l'80% in Spagna, Italia e Grecia, nei tre paesi più caldi, in parte perché stanno in mezzo al Mediterraneo, quindi un hot-spot, in parte perché la popolazione è anziana, fragile e soffre moltissimo le ondate di caldo.  Bene, allora, che cosa si deve fare? Come si fa a raffreddare una città?  Se abbiamo queste priorità, noi dobbiamo pensare che gli spazi vanno trovati.  E come si trova uno spazio? Beh, la mia personale idea, da tanti anni che ne parlo, è quello che dovremmo pensare di deimpermeabilizzare ampie zone della città, eliminando le strade. Il 20% delle strade che noi oggi utilizziamo per il traffico veicolare in ambito urbano potrebbe essere tranquillamente eliminato e al loro posto si potrebbero utilizzare questi spazi per mettere milioni di alberi che abbasserebbero le temperature e renderebbero le città ciò che dovrebbero essere per la nostra sopravvivenza futura”.

 

“Anche in una città complessa come Roma possiamo immaginare intanto di eliminare una quantità di strade che sono sottoutilizzate, che potrebbero essere comunque in qualche maniera ovviate da altre soluzioni, poi dovremmo immaginare anche tutta un'altra serie di soluzioni che non sono convenzionali: se iniziassimo a pensare che è fondamentale aumentare la quantità di alberi nelle nostre città e se si cominciasse a pensare che la quantità di verde è direttamente legata alla salute dell'uomo, troveremmo tante soluzioni per rendere anche una città come Roma completamente verde. Un altro esempio, come mai i luoghi chiusi sono completamente privi di piante? Avete mai visto piante dentro gli ospedali, dentro le chiese, dentro le caserme, dentro le scuole, dentro i penitenziari, qualunque luogo pubblico, privato o pubblico. Perché non ci sono le piante? Qual è il motivo? C'è un problema tecnico perché non ci sono le piante?  No che non c'è nessun problema tecnico. E’ un problema semplicemente culturale, nel quale siamo abituati a immaginare gli spazi, le nostre città, le nostre case, i nostri edifici come luoghi separati dalla natura in cui le piante non ci sono e questo è un errore enorme. Quello che dovremmo fare è iniziare a pensare tutti quanti insieme quali possono essere le soluzioni per riportare negli ecosistemi urbani la quantità necessaria di piante per affrontare un futuro che sarà inevitabilmente sempre più caldo”. (18 feb - red)

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