Ha chiesto a Papa Francesco di intercedere per la salvezza dei “fratelli lupi” (per il Parco Nazionale della Majella), ha creato un grande fratello che simulava la vita dopo un incidente nucleare concorrendo alla vittoria schiacciante del fronte contrario al nucleare al referendum del 2011 (per Greenpeace), ha sostenuto il lancio della prima bioplastica made in Italy (per Novamont) e della prima ciclopedalata in cui si gareggiava per vedere nascere più vivai pubblici possibili (sulla Ciclovia dell’Appennino, la più lunga d’Italia con i suoi 3.100 chilometri), ha divulgato le analisi delle urine (letteralmente) di una famiglia romana per mostrare gli effetti salutari in soli 15 giorni di una dieta senza pesticidi (la campagna di FederBio, Legambiente, Lipu, Medici per l’ambiente e WWF), ha accompagnato il viaggio di oltre 4mila chilometri dei tre ragazzi della “Compagnia del suolo” (per Federbio) che ha analizzato i terreni coltivati scovando in essi 20 pesticidi, tra cui il glifosato ed Ddt, sebbene vietato, ha sostenuto la campagna Cambia la Terra con le storie dell’agricoltura biologica e rapporto-shock sulla chimica di sintesi, contribuendo in modo basilare al varo della prima legge nazionale in materia, ha portato centinaia di ragazzi della pre-Cop a ripulire l’alveo di un fiume in un parco di Milano confiscato alle mafie e piantare 10mila alberi in tutta Italia (per Coop), ha presentato sul tetto della sede della Fao a Roma l’innovativo bio-orto, con tecnologia made in Italy, che cresce anche in poca terra (realizzato da NaturaSì con Ecobubble, Unisapienza e Slow Food), ha spinto la campagna di impegno anti-corruzione (di Libera e Gruppo Abele) abbracciata da 800 candidati alle elezioni del 2013, ha fatto da braccio italiano della campagna europea di Clasp che ha denunciato come il 72% delle case in Italia con cucine a gas superi il livello consentito di biossido di azoto, ha concorso, nel 2016, alla campagna del referendum che, pur non raggiungendo il quorum, ha visto l’86% votare per fermare le trivelle in mare oltre il limite delle concessioni, ha portato l’attore Fortunato Cerlino, il feroce boss di Gomorra, a fare da testimonial contro i bioshopper falsificati dalle mafie (per Legambiente), ha divulgato il patrimonio enogastronomico dei Parchi nazionali (per Federparchi) e le foto-denuncia contro il caporalato (per Coop), ha ripulito i fondali di Giannutri dalle reti dei pescatori (per il lancio del packaging in bioplastica di uno storico marchio di pasta), ha inventato il primo festival che unisce il cinema all’impegno per l’ambiente, con la prima scuola di cinema documentaristico per giovani palestinesi, è un avamposto della diffusione della cultura delle tiny forest in Italia, le micro isole verdi urbane che combattono la crisi climatica replicando in miniatura il microclima e la biodiversità di un bosco. Ed una di queste la coltiva direttamente nella sua sede di Roma, tra cultivar antiche ed alberi da frutto.
Coach di sostenibilità
Dietro tutto questo c’è Silverback, una delle agenzie pioniere in Italia nella comunicazione specializzata in ambiente e green economy, che Simonetta Lombardo ha fondato nel 2009, “all’inizio della crisi che ha rivelato i limiti della crescita quantitativa e lineare, per dare una mano al cambiamento” come si legge nel manifesto dell’azienda con il chiaro obiettivo di “rinnovare la comunicazione green” con “buoni fatti”, che mostrino i benefici pratici delle azioni ecologicamente corrette e delle scelte di consumo ecosostenibili. Dopo gli inizi in un paio di stanzette in un coworking nel quartiere romano di Monteverde, Silverback ha avuto una crescita esponenziale grazie alla chiara visione della sua fondatrice, giornalista di lungo corso di “natura” (come ama definirsi), sviluppando una cifra comunicativa “creativa, libera, responsabile, ecologica attraverso tutti i canali possibili” e riuscendo anche a guidare la transizione di marchi aziendali nell’era dei bilanci di sostenibilità, svolgendo anche la funzione di coach di sostenibilità, indicando la strada per differire senza ambiguità tra riconversione ecologica e green washing, immettendo reali cambiamenti green all'interno del processo produttivo. E così tra i tanti clienti si leggono i nomi di Greenpeace, Legambiente, FederBio, Federparchi, Mare Vivo, Oxfam, Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Ecomondo, Corepla, Novamont, Coop, Terna, Elettricità Futura, Esa, NaturaSì, Colussi, Agnesi, Misura, ministero dell’Ambiente, Università Roma Tre e La Sapienza, Regione Lombardia, Regione Lazio (per la quale Lombardo ha coordinato l’Osservatorio Faunistico), Unesco, Frascati Scienza, Gse, Enea. Silverback cura inoltre Ultimabozza.it, unico sito web a parlare d’ambiente a 360 gradi per “raccontare il mondo che cambia” e svolge attività di pubbliche relazioni istituzionali in campo ambientalista grazie alle relazioni professionali strette con parlamentari, assessori, eurodeputati, direzioni ministeriali, organizzazioni di categoria ed associazioni lavorando per “superare le false contrapposizioni”, come recita ancora il manifesto dell’azienda, con l’agricoltura biologica e le smart city, le energie rinnovabili e i parchi “dalla stessa parte della barricata, quella del futuro”. Una competenza che viene, peraltro, dalla forte esperienza in campo giornalistico della sua fondatrice, già firma di Paese Sera, La Repubblica, Il Manifesto, Rai3, Dire, Nuova Ecologia, Telemontecarlo, Terra, communication manager nella struttura informativa del Programma Ambiente dell’Onu per il Mediterraneo, coordinatrice della comunicazione della Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici, consulente della comunicazione per il clima della Fao e del ministero dell’Ambiente (per il dicastero ha firmato, tra gli altri suoi libri, la “Guida delle Città sostenibili dei bambini e delle bambine”), nel consiglio direttivo del Wwf.
Con lei una squadra di persone competenti e agguerrite, provenienti da diverse esperienze, ma tutte accomunate dalla convinzione che una buona comunicazione, soprattutto se connessa a delle buone azioni e fatti, può dare una mano a cambiare il mondo. Tra queste, Francesca Biffi, con un lungo passato tra Legambiente e la politica; Nicola Moscheni, un architetto rubato all’Accademia; una redazione stampa e PR con le espertissime Grazia Battiato e Michela Mazzali; la responsabile degli eventi Adriana Talia; un gruppetto di social media manager gestito da Eugenio Gavarrino e il pool dei grafici con Gianluca Azzena e Alessia Tabbì; le due persone che curano con passione e competenza il festival Cinema in Verde, Claudia Campanelli e Livia Cianciullo, la responsabile dell’amministrazione Simonetta Scortecci. Un team a cui si aggiungono i redattori di Ultima Bozza e un nutrito gruppo di collaboratori fissi, con videomaker, informatici, web master, che porta il numero delle persone coinvolte nel “greening the communication” a una ventina.
Una fabbrica “green”
La sede di Silverback ha peraltro la natura di una vera e propria “fabbrica del green”, nata recuperando ai principi della bioarchitettura un ex deposito di 200 metri quadrati di quello che fu un mercato rionale, nel tratto della via Portuense alle propaggini del Gianicolo, appena girata l'ansa del fiume Tevere in direzione del mare, lì dove nell’antica Roma c’erano gli horti di Cesare in cui pascolava la mandria sacra dei cavalli con cui aveva varcato il Rubicone e per due anni visse Cleopatra, in una reggia lussuosa, attorniata da una corte raffinata, la sua piccola Alessandria d’Egitto. Ed oggi questo innovativo ufficio tiene quindi testa ad uno dei leggendari ninfei della regina egiziana: sistemi a basso impatto energetico (che tagliano l’impronta di carbonio dell’80%), impianto fotovoltaico, uso della carta al minimo, zero bottiglie in plastica, saponi bio ed un cisterna che recupera 67mila litri d’acqua, il 100% delle acque grigie ed accoglie le acque piovane, in cui vivono ninfee e pesciolini depuratori. Con essa si innaffia il giardino che assorbe il 7% delle emissioni annuali dell’agenzia, pari a 2.088 kg di Co2. L’acquisto di crediti di carbonio azzera inoltre le emissioni residue e ne viene riservata una parte anche agli eventi che l’agenzia organizza per i propri clienti (piantumazioni di orti urbani, ciclovie, street art mangia-smog, esperimenti sociali, interventi di guerrilla marketing), rendendoli così carbon neutral. Un risparmio annuale di 13 tonnellate di Co2 (quante ne assorbono 650 alberi). Cosicché qui si può dire che acronimi come ESG e CSR hanno il profumo di un the speziato mentre per le stanze si aggira uno dei tre cani mascotte dell’agenzia.
Un ruggito di libertà
Peraltro, da ogni campagna di Silverback, occhieggia un animalesco testimonial che ben ne simboleggia lo spirito: il gorilla delle montagne, appunto il silverback, potente protettore del suo habitat (e con esso di migliaia di altre specie), baluardo ecologico di foreste che sono fabbriche di ossigeno planetarie, termometro naturale di ecosistemi in equilibrio. Il silverback scelto da Simonetta Lombardo accompagna, così, il ruggito (gentile) dell’agenzia il cui motto è “Let's do it, facciamolo”, il suo slogan “più fatti più parole” e la convinzione profonda che sorregge da sempre la sua fondatrice: “Niente succederà se almeno non ci proviamo” e “ci vuole un altro sguardo per vedere lontano”. Parole che danno risposta diretta alla domanda “Di futuro si vive. Di futuro si muore?” che campeggia sulla copertina del primo numero di Claim, posto sulla sua scrivania. La rivista della Filcams si chiede come superare il continuo rimando a un futuro sempre più sfuggente e apocalittico che intrappola in un eterno presente. E Lombardo commenta: “Siamo nell’epoca dell’iperpolitica, velocissima, che dura lo spazio di un tik tok, in cui ogni adesione si consuma nello spazio di una emozione momentanea, senza possibilità di incrocio, esperienze, sedimentazione. Il paradosso è che le risposte politiche che si stanno dando ad una crisi climatica planetaria che sta accelerando sempre più, continuano ad avere tempi lentissimi. E la cosa grave è che, malgrado i danni che abbiamo sotto gli occhi, ora le agende politiche cercano di mettere l’ambiente all'angolo. E così se, durante il Covid, l’informazione ambientale ha avuto un forte picco (ad inizio lockdown Silverback è stata tra le prime realtà a costruire momenti di dialogo sul web, ndr), come accaduto anche nel 1986 per il referendum sul nucleare nel post-Chernobyl e nel 1992 per il summit sulla Terra di Rio, ora assistiamo ad una controffensiva formidabile sia politica che economica che tenta di dare una diversa narrazione dei fatti ed al paradosso di una informazione sull’ambiente molto più presente di prima ma depotenziata. Capita di leggere su una stessa testata giornalistica un giorno una cosa ed il giorno dopo il suo contrario! Per non parlare di quello che gira sui social e tramite IA… Ecco perché oggi, più che mai, la comunicazione basata su una narrazione dei fatti che racconti ma ne dimostri anche la verità, riveste un ruolo fondamentale. Se nel 20019 avesse, ad esempio, al lancio del Green Deal, valutato la sua efficacia senza fini giacobini, se avesse spiegato che nel 2035 non ci sarà nessun bisogno di dire che le immatricolazioni di auto dovranno essere elettriche perché la stragrande maggioranza sarà già elettrica, quello che prometteva di diventare un salto quantico con effetti planetari non sarebbe stato colpito dalla controriforma che lo sta colpendo. E la stessa cosa sta accadendo per il cosiddetto nuovo nucleare, la cui tecnologia è esattamente la stessa di quella passata. E’ quindi certamente importante parlare oggi del cambio degli stili di vita, ma occorre anche affrontare il tema delle policy e delle enormi disuguaglianze sociali ed economiche. Vogliamo dire chiaramente che il ceto medio - quello appunto più eco-responsabile perché più colpito dalla crisi climatica ma anche quello che si sta sempre più impoverendo -, non può farcela da solo? In questo senso è emblematica la questione delle case green. Il carico economico della transizione non può essere uguale per tutti. Ricordiamoci di quello che disse don Milani: non c'è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra diversi. E mi dico che il movimento ambientalista oggi, con le nuove generazioni sempre più consapevoli del legame che esiste tra giustizia ed ambiente, non può tagliare del tutto i ponti con il cosiddetto ‘vecchio’. Servirebbe, penso, un patto generazionale. Da ragazza l’incontro con Massimo Scalia mi ha dato insegnamenti che mi accompagnano ancora oggi. Certo, allora, negli anni ‘70, si respirava un’aria in cui tutti i cambiamenti erano possibili, anni di estrema libertà, creatività, costruzione di un’altra realtà che, naturalmente, avevano il difetto di essere utopica, sciolta dalla realtà dei fatti, ma tutto si esprimeva in una forte dimensione collettiva, nell’appartenenza ad un progetto comune di miglioramento sociale. Continuo a ricordare l’entusiasmo di battaglie come quella della chiusura de manicomi, spartiacque nella difesa dei diritti e nell’accettazione del diverso e del non adeguato. E ovviamente il femminismo che, insieme all’ambientalismo, è tra i pochi movimenti che oggi ha ancora intenzione di continuare a cambiare il mondo”.
E la passione politica delle origini continua tornando alle stesse sue origini familiari, nella famiglia contadina del nonno materno in Sabina, sostenendo il coraggioso tentativo che 10 sindaci di questo territorio per frenare lo spopolamento e la perdita di storie, lavori e tradizioni, come il Ballo delle pantasime che, a Marcetelli, per la prima volta, la scorsa estate, ha riunito, in una grande rito collettivo e solidale, questi grande pupazzi di cartapesta, animato da un ballerino, che rappresentano l’identità e memoria della tradizione locale. Silverback sostiene, infatti, il progetto IN Alta Sabina per “far vivere paesi lontani dalle grandi strade di comunicazione”, “perché è bene che esistano diversità culturali, narrazioni diverse. E anche rifugi climatici per quel che verrà, che vediamo arrivare senza realmente crederci”. Lombardo è stata al centro di una ricerca della Commissione Ue sul volontariato ambientale e lei, come tutti gli altri intervistati, avevano un tratto in comune: una figura che, nell’infanzia e poi ancora nella giovinezza, li ha collegati alla natura. “Per me sono stati mio nonno e poi anche mia madre di cui ricordo in particolare le lunghe passeggiate nel parco archeologico di Veio. Ma poi anche, da ragazza, mentre studiavo economia e pensavo che avrei voluto dedicarmi alla politica, l’incontro con il Cai e la scoperta della bellezza della montagna. Da qui penso che origini quel valore su cui oggi si basa tutto il mio impegno: la libertà, per me lo stare in natura è libertà”.
Il festival Cinema in Verde
Da queste convinzioni nasce Cinema In Verde, che in autunno giungerà alla sua quarta edizione, all’Orto Botanico di Roma (spazio gestito dall’Università La Sapienza che lo promuove insieme a Silverback), primo festival di cinema a tema ambientale che agisce però come spazio reale di formazione, solidarietà e costruzione di futuro, con l’obiettivo di costruire consapevolezza sui temi della sostenibilità ambientale e sociale, dell’inclusività e della difesa dei beni comun. “C’è ancora mi dice che è una nostra follia ma ci crediamo molto – sottolinea Lombardo – ed i numeri ci confortano, 3.500 spettatori con la metà sotto i 40 anni e titoli per il concorso che arrivano da tutto il mondo. Se vogliamo cambiare la comunicazione ambientale, perché agisca sul cambiamento concreto, dobbiamo veicolarla in ogni modo. Ed il cinema è uno dei mezzi più potenti in tal senso-. La consapevolezza nelle persone, per essere reale, deve essere non solo razionale, ma profonda, passare per esperienze personali molto significative o l’incontro con storie che ti cambiano, che ispirano azioni che agiscono per cambiare in bene il tuo mondo. I film narrati, a differenza dei documentari, non denunciano solo il problema ma accompagnano verso una soluzione, che sia positiva o negativa, ti coinvolgono facendoti percorrere la sua evoluzione”. Il festival mette in concorso sei film a livello internazionale (la scorsa edizione la giuria, guidata da Alessandro Preziosi, ha premiato con il Ginkgo d'Oro, il film “Mariposas Negras” sul dramma dei migranti climatici, che si è aggiudicato anche il premio Germogli assegnato da una giuria di studenti), offre una selezione di titoli usciti in sala ed organizza mattinate di formazione sulla costruzione di una narrazione audiovisiva green e l’incontro con figure di ispirazione ed il concorso Gene Ambiente di cortometraggi per autori under 35 con “radici profonde”, che raccontino l’ambiente attraverso prospettive fresche, critiche e originali. Un laboratorio di idee e di narrazioni che, questa primavera, in collaborazione con Acs, darà vita alla spring school “Land”, per 12 giovani studenti e studentesse della Cisgiordania, un percorso intensivo di formazione gratuita in regia, scrittura, video making e montaggio, guidati da professionisti del cinema e i cui saggi finali saranno proiettati a Cinema in Verde. Il modo di Silverback e della sua fondatrice, per dare un contributo fattivo sulla strada per la giustizia e la pace in Medio Oriente ed in segno di solidarietà diretto sulla scia dell’attacco del 6 gennaio 2025 al campus dell’Università di Birzeit, “perché quando le università vengono colpite, creare uno spazio di formazione e narrazione è un atto di civiltà” e la cultura una “forma di resistenza umana”.
La raccolta di fondi su Produzioni dal Basso, che ha permesso di pagare il viaggio dei ragazzi palestinesi per la scuola di Cinema in Verde, è stata una dimostrazione di “generosità e voglia di accogliere” come spiega Lombardo. Emblema di una comunità solidale a cui Silverback da sempre si rivolge, quella della “generazione che può fermare il cambiamento climatico”, “in grado di agire sulle scelte della politica e dell’economia”, che aveva il volto delle sette famiglie che hanno fatto da testimonial italiani per la call to action della Cop 21 di Parigi del 2015, il summit in cui è stato sottoscritto lo storico impegno a contenere entro i 2 gradi il riscaldamento climatico. Od anche il volto delle centinaia di giovani attivisti, soci, dipendenti delle principali cooperative di consumatori in Italia, tutti under 35, riuniti nelle Coop Youth Experience di Milano del 2021 e di Roma del 2023, giornate di azioni concrete per veicolare il messaggio dei giovani che “non discutono solo fanno anche”: opere di ripulitura, piantumazioni di alberi, speed date con esperti, la creazione di un murale di 100 metri quadrati con pittura mangia-smog (alla metro di Roma Rebibbia) con impresse parole che danno forma al futuro che vogliono – consapevolezza, ripartenza, ora, speranza – e lo slogan “Accendiamo il futuro” in un flash-mob in Piazza del Popolo sotto il logo di un pugno che stringe un fulmine, icona universale di dinamismo e trasformazione sociale. Ed ancora il volto dei sei attivisti di Greenpeace della campagna “I pazzi siete voi” che lungo tutto il mese precedente al referendum del 2011 contro la riapertura delle centrali nucleari, hanno vissuto in un rifugio come se fosse accaduta una fuga radioattiva di media portata – il disastro di Fukushima era avvenuto a marzo –: porte e finestre sigillate, niente cibi freschi, lo streaming sulle loro riflessioni, paure, confessioni. Infine il trasporto, nottetempo, di un finto bidone di scorie nucleari, con chiusi dentro due degli attivisti, sulla terrazza romana del Pincio ed un enorme striscione esposto alla partita Inter-Palermo della finale di Coppa dei campioni con appesi due “guerrieri dell’arcobaleno”. Una delle “campagne non convenzionali più anticonvenzionali di sempre”, come è stata definita, per la quale Silverback ha vinto nel 2012 il premio dell’Art Director Club italiano. “L’idea di fondo – ricorda Lombardo – mi era venuta in mente visitando una miniera dismessa di carbone del Sulcis. Avevo immaginato lì dentro un Grande Fratello, appunto, con un gruppo di persone costretto a vivere vicino a dei bidoni sepolti con scorie nucleari. E’ così siamo arrivati a questa campagna che è stata una grandissima esperienza, molto coinvolgente e che ci riempie di orgoglio, con dei giovani che si sono messi, con tutto il loro corpo, in una impresa di coraggio, a difesa del bene comune, incarnando appunto lo spirito di Greenpeace”. (18 feb - red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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