di Paolo Pagliaro
Dovendo scrivere la relazione in vista della cerimonia d’apertura dell’anno giudiziario, Isabella Mariani – presidente della Corte d’Appello di Firenze – ha voluto documentarsi visitando il carcere di Sollicciano. Lì ha trovato celle con l’acqua per terra, con la muffa sui muri, con l’umido che cola dalle pareti tutto il giorno, bagni fatiscenti, docce non funzionanti, e - in pieno inverno - riscaldamento assente. In quel carcere – avrebbe poi detto Mariani nel suo discorso - la vita per i detenuti, per il personale di polizia e per gli altri che vi lavorano, è molto al di sotto della dignità e non è conforme alla Costituzione.
Nei 26 distretti giudiziari italiani pressoché tutti i Presidenti delle Corti d’Appello hanno denunciato una realtà fatta di vuoti d'organico, edilizia fatiscente e carceri al limite dell’agibilità.
A Milano i giovani brillanti funzionari assunti nell’ufficio del processo preferiscono impieghi privati e meglio pagati con il risultato che ora è scoperto il 25% degli organici in Corte d'Appello, con punte del 30% nelle cancellerie dei tribunali minori. Anche a Roma i tempi della giustizia civile e penale restano zavorrati da una carenza cronica di magistrati e di personale amministrativo che sfiora, in alcuni uffici, il 40%. Nei tribunali siciliani mancano tecnici informatici e funzionari contabili. A Napoli il carcere è una polveriera, nell’area di Poggioreale in un anno sono stati intercettati 30 droni che recapitavano ai detenuti stupefacenti, cellulari e armi . Visto che si discute di giustizia, qualche domanda andrebbe fatta al governo oltre che ai magistrati.





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