È andato in scena nella notte italiana al Campidoglio degli Stati Uniti il primo discorso sullo stato dell'Unione del secondo mandato di Donald Trump. Il tycoon ha parlato per quasi due ore, un vero e proprio record per un’allocuzione presidenziale, in un momento in cui ancora non si è assopito il clamore per la decisione della Corte Suprema di annullare i dazi globali, mentre il suo consenso tra l’elettorato, sondaggi alla mano, sembra essere ai minimi storici. In avvio di discorso, The Donald ha insistito sul fatto che il Paese continuerà a fare “sempre meglio” e che “Questa è l'età dell'oro dell'America” riprendendo un’espressione cardine della sua campagna elettorale. “Non torneremo mai più alla situazione in cui eravamo solo poco tempo fa”, ha promesso.
“CONFINE SICURO”. The Donald ha quindi tessutole lodi del proprio lavoro durante il suo primo anno del secondo mandato: “Il nostro confine è sicuro, il nostro spirito è rinato, l'inflazione sta crollando, i redditi stanno aumentando rapidamente, l'economia è in piena espansione come mai prima d'ora e i nostri nemici sono spaventati”. Il passo successivo è stata la piena giustificazione della repressione dell'immigrazione, decantando il “confine di gran lunga più sicuro nella storia americana” nonché gli sforzi per fermare il flusso di fentanyl negli Stati Uniti e ridurre il tasso di omicidi.
POLEMICHE IN AULA. Proprio parlando di lotta all’immigrazione, in un’America ancora scossa dalle uccisioni di Minneapolis, il presidente (che ha chiesto il rifinanziamento delle divisioni più violente delle forze dell’ordine preposte alla cattura degli irregolari) ha quindi invitato i membri del Congresso di alzarsi in piedi per dimostrare il loro accordo in merito alla sua affermazione secondo cui “il primo dovere del governo degli Stati Uniti è proteggere i cittadini americani, non coloro che si trovano nel Paese illegalmente”. A questo punto, mentre i repubblicani si sono alzati in piedi e hanno applaudito, i democratici sono rimasti immobili, inveendo contro il presidente che a sua volta li ha invitati a “vergognarsi”.
DAZI. Sul fronte della guerra commerciale da lui stesso scatenata, l’inquilino della Casa Bianca ha attribuito alla “strategia dei dazi” da lui varata quella che ha definito una “straordinaria svolta economica”, attaccando come una sentenza “molto infelice” quella della Corte Suprema che li ha in gran parte bocciati, incurante del fatto che al discorso fossero presenti quattro giudici. “Ma la buona notizia – ha aggiunto il tycoon - è che quasi tutti i paesi e le aziende vogliono mantenere l'accordo che hanno già stipulato, sapendo che il potere legale che io, come presidente, ho di stipulare un nuovo accordo potrebbe essere molto peggiore per loro, e quindi continueranno a lavorare lungo lo stesso percorso di successo che avevamo negoziato prima dello sfortunato coinvolgimento della Corte Suprema”.
UCRAINA. Venendo ai dossier internazionali, il presidente americano ha affermato che la sua amministrazione sta “lavorando duramente” per porre fine “alle uccisioni e ai massacri tra Russia e Ucraina, dove 25.000 soldati muoiono ogni mese”. Trump ha definito per l’ennesima volta quella in Europa orientale “una guerra che non sarebbe mai scoppiata se fossi stato presidente”, ribadendo il suo mantra secondo il quale nei primi dieci mesi del suo mandato la sua amministrazione avrebbe posto fine a otto guerre e promettendo che “Come presidente, farò pace ovunque potrò, ma non esiterò mai ad affrontare le minacce all'America, ovunque sia necessario”.
IRAN. Da qui alla questione iraniana il passo è breve e dunque il tycoon ha evidenziato che al momento “tutte le opzioni sono sul tavolo”, sottolineando che la politica statunitense è da tempo quella di non permettere mai alla Repubblica islamica di ottenere un'arma nucleare. Trump ha affermato che Teheran vuole “raggiungere un accordo, ma non abbiamo sentito quelle parole segrete: 'Non costruiremo mai un'arma nucleare'”. “Hanno già sviluppato missili che possono minacciare l'Europa e le nostre basi all'estero e stanno lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati Uniti d'America”, ha affermato. The Donald ha specificato che l'Iran è stato avvertito durante l'estate di “non fare alcun tentativo futuro di ricostruire” il suo programma di armi nucleari, “eppure continuano a farlo, ricominciando tutto da capo”. “L'abbiamo spazzato via e loro vogliono ricominciare tutto da capo”, ha detto, aggiungendo che l'Iran sta "di nuovo perseguendo le sue sinistre ambizioni”. “La mia preferenza è risolvere questo problema attraverso la diplomazia. Ma una cosa è certa: non permetterò mai che il principale sponsor del terrorismo al mondo, che è di gran lunga, abbia un'arma nucleare. Non può succedere”.
AMERICA LATINA. Mano dura inoltre contro le “navi della droga” provenienti dall’America latina. In tal senso, Trump ha affermato di aver impedito che “quantità record di stupefacenti” arrivassero negli Stati Uniti grazie a una campagna militare durata mesi contro presunte navi della droga nel Mar dei Caraibi e nell'Oceano Pacifico orientale. Dal 2 settembre, gli Stati Uniti hanno condotto almeno 44 attacchi contro imbarcazioni sospettate di traffico di droga, uccidendo più di 150 persone. Concludendo, il presidente ha esaltato la storia americana offrendo una visione ottimistica per il futuro. “Questi primi 250 anni sono stati solo l'inizio”, ha affermato, aggiungendo che “l'età dell'oro dell'America è ormai alle porte”. “La rivoluzione iniziata nel 1776 non è finita, continua ancora, perché la fiamma della libertà e dell'indipendenza arde ancora nei cuori di ogni patriota americano”, ha chiosato. (25 FEB – deg)
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