La posizione geografica della Germania al confine tra l’Europa occidentale e i paesi dell’ex blocco orientale ha reso questo paese territorio ideale di conquista delle organizzazioni criminali internazionali. Si può addirittura parlare, in questo senso, di una “colonizzazione” che è andata maturando agli inizi degli anni Novanta con la successiva escalation della violenza da strada tra bande rivali e, in generale, della microcriminalità.
Alla Baviera fa sempre capo la cosiddetta rotta balcanica che porta l’eroina turca attraverso il confine ceco e austriaco. Le organizzazioni turche (o, più precisamente, curde) controllano la maggior parte anche del traffico di cocaina, attuando le cosiddette “compensazioni”, ossia gli scambi di eroina con la cocaina che viene fornita dai sudamericani. Questi ultimi sono specializzati nelle transazioni finanziarie e nei trasferimenti di depositi bancari con la complicità di alcune banche tedesche.
I narco-trafficanti turchi riciclano i profitti nella stessa Germania utilizzando i corrieri anche per il trasporto del denaro da e per l’estremo Oriente. Nella regione del Baden-Wurttemberg, al confine con la Francia e la Svizzera, c’è la più forte concentrazione mafiosa italiana. Non per niente è la zona in cui è stata più massiccia l’immigrazione dalla Sicilia; nel quartiere di Jungbusch, a Mannheim, abitano diverse centinaia di siciliani originari di Palma di Montichiaro, il paese dei sicari del giudice Livatino, che furono arrestati proprio in Germania. Le attività predilette dai mafiosi italiani sono l’estorsione con il pretesto della protezione ( che si esercita anche nei confronti dei connazionali immigrati), il traffico di stupefacenti e di valuta pregiata falsa. Sarebbero circa duemila gli esponenti della mafia e della camorra presenti sul territorio tedesco, pronti a garantire un rifugio, magari temporaneo, per i boss in pericolo (ne usufruirono Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, per citare i più noti). Da Berlino, la mafia controlla un flusso di narcodollari da riciclare nelle regioni orientali della ex Repubblica democratica. In questa attività di riciclaggio, gli italiani sarebbero favoriti, rispetto ai turchi e ai sudamericani, dalla loro appartenenza all’UE che permette loro di creare attività di copertura per il lavaggio del denaro sporco e, in seguito di reinvestire, attraverso agenti italiani.
Emblematico il caso degli investimenti dal clan Cuntrera-Caruana, originario della provincia di Agrigento, nell‘industria dell’acciaio tedesca. Nel Baden-Wurttemberg sono attivi anche immigrati del Gambia dediti al traffico dell’eroina ( sempre più spesso segnalati anche in Italia), che distribuiscono la loro merce al resto dell’Europa. Dall’Africa, a mezzo di corrieri senegalesi e gambiani, viene anche il crack (attraverso la Polonia e l’Ungheria). Ma del commercio dell’eroina si occupano anche i cinesi sotto l’influenza delle Triadi che la importano dall’Asia orientale attraverso i paesi dell’Est europeo.
Le Triadi sono presenti in Germania dalla fine degli anni Settanta, ma dovevano diventare pericolose dalla metà del decennio successivo. Hanno interessi nel settore della ristorazione, della prostituzione, del gioco d’azzardo, delle falsificazioni. I loro centri principali sono a Dusseldorf, Stoccarda, Amburgo e Norimberga. Gruppi delinquenziali ex jugoslavi operano soprattutto nella Germania sud-orientale, con agganci anche al centro e al nord. Gli esuli russi (da mettere in rapporto con la categoria della mafia di vecchio stampo individuata dal FBI) sono per lo più commercianti che hanno intessuto rapporti d’affari in tutto il mondo e che hanno utilizzato i legami con le truppe russe di stanza in Germania molti anni fa, contrabbandando ingenti quantità di merci di vario genere, compresa la droga. L’inquietante panorama criminale include anche gruppi criminali di origine araba presenti a Berlino e dediti allo sfruttamento della prostituzione, allo spaccio, a scippi e rapine.





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