di Paolo Pagliaro
Lo 0,1% piú ricco degli italiani, circa 50 000 persone, in vent’anni ha raddoppiato la propria quota di ricchezza. Nello stesso periodo la quota di ricchezza della metà piú povera della popolazione, 25 milioni di persone, si è andata riducendo dal 12 al 4%. Giovanni Ferrero, che guida la lista dei miliardari italiani, vale circa 700 000 volte l’odierno reddito medio pro-capite. Le rendite vengono tassate con aliquote che sono la metà di quelle applicate al lavoro dipendente. Le imposte di successione da noi sono tra le piú basse al mondo, il 4% per figli e coniuge. In Gran Bretagna si paga il 40. E infine è bene sapere che tassando dall’1 al 3% il patrimonio dei 50 mila connazionali più ricchi potremmo ottenere un gettito sui 13 miliardi di euro. Non è comunismo, è buonsenso ma mentre nel mondo ne parlano tutti, da noi è ancora un tabú.
Riccardo Staglianò, che da anni con le sue inchieste indaga sulle disuguaglianze rimediabili, propone dati e suggerisce soluzioni in un libro che Einaudi pubblica con un titolo che va dritto al bersaglio: “Tassare i ricchi”.
Ma il clima, si sa, non è dei migliori. I diritti non sono più uguali per tutti mentre i doveri sono in carico solo a chi non può eluderli. Ne parla Roberto Seghetti, in un saggio Laterza intitolato “Capitalismo feudale”. E’ la descrizione di un mondo nuovo – il nostro – in cui si va affermando una generazione di tecno-oligarchi ostili alla democrazia. Un mondo che somiglia sempre di più a quello antico, quando pochi privilegiati si spartivano e si tramandavano ricchezza e potere. Il messaggio è: sinistra, se ci sei batti un colpo.
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione