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direttore Paolo Pagliaro

TRUMP: NON ATTUEREMO
L’INVASIONE TERRESTRE

TRUMP: NON ATTUEREMO <BR> L’INVASIONE TERRESTRE

L’escalation militare in Medio Oriente ha raggiunto una soglia critica, trasformandosi da un conflitto di logoramento a una sfacciata operazione di ridefinizione degli equilibri di potere regionali. Al centro di questa tempesta si stagliano le parole del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che, contattato dalla NBC News, ha delineato una strategia che va ben oltre la semplice distruzione dei siti missilistici. Trump ha gelato quelle cancellerie internazionali che spingono per una immediata soluzione diplomatica dichiarando apertamente la sua visione per il futuro di Teheran: “Voglio che la loro struttura di leadership se ne vada”. Si tratta di una posizione che, nucleare o non nucleare, non lascia spazio a mediazioni di sorta, puntando direttamente al collasso dell'attuale sistema di potere iraniano.

Il tycoon ha affrontato con estrema freddezza l'ipotesi di un conflitto campale sul terreno, definendo un'eventuale invasione di terra dell'Iran come “uno spreco”. Tuttavia, la sua analisi della situazione militare corrente è impietosa. Commentando le dichiarazioni dei vertici iraniani che paventano un’invasione israelo-americana, Trump ha liquidato tali preoccupazioni come “una perdita di tempo”, sottolineando come, a suo avviso, la Repubblica Islamica non abbia più i mezzi per opporre una resistenza convenzionale: “Hanno perso tutto. Hanno perso la loro marina. Hanno perso tutto ciò che potevano perdere”. Questa valutazione si sposa con i dati forniti dall'Ammiraglio Brad Cooper, che parla di una capacità missilistica iraniana ridotta del 90% in pochi giorni di raid.

Eppure, nonostante l'esclusione di un'invasione massiccia, Trump ha chiarito che l'impegno americano non si fermerà alla periferia del Paese. “Vogliamo entrare e ripulire tutto”, ha affermato il Presidente, riferendosi alla necessità di bonificare le strutture del regime mentre il Paese si avvia verso la scelta di una nuova guida. L'obiettivo dichiarato non è una transizione lenta o una ricostruzione decennale: “Non vogliamo qualcuno che ricostruisca in un periodo di 10 anni”, ha precisato durante una telefonata con i giornalisti, evidenziando la volontà di imporre un cambiamento rapido e radicale. Il fulcro della visione di Trump rimane la qualità del futuro governo di Teheran: “Vogliamo che abbiano un buon leader. Abbiamo alcune persone che penso farebbero un buon lavoro”.

Sebbene Trump si sia rifiutato di fare i nomi dei suoi candidati preferiti, ha ammesso che gli Stati Uniti stanno monitorando attivamente queste figure per proteggerle dal caos del conflitto. “Li stiamo osservando, sì”, ha confermato alla NBC, aggiungendo che sono in corso sforzi specifici per garantire che questi potenziali leader non vengano uccisi durante i bombardamenti. Alla domanda su chi guiderà effettivamente l'Iran, la risposta del presidente è stata carica del suo tipico stile provocatorio: “Non lo so, ma a un certo punto mi chiameranno per chiedermi chi vorrei”, aggiungendo subito dopo di essere “solo un po' sarcastico quando lo dico”, pur lasciando intendere che il peso di Washington sarà determinante nel processo di successione.

La reazione di Teheran a queste dichiarazioni, che suonano come un de profundis per l'attuale governo, è stata di massima allerta. Il Ministro degli Esteri iraniano ha risposto con toni bellicosi, assicurando che il Paese è “pronto a rispondere un'invasione statunitense”, definendo qualsiasi tentativo di calpestare il suolo iraniano come foriero di “un disastro per loro”. La narrazione iraniana cerca di fare leva sulla capacità di resistenza asimmetrica, nonostante i danni devastanti subiti dalle infrastrutture civili e militari, come la distruzione della stazione Jami BRT e dei centri nevralgici di Jomhuri Avenue, che hanno lasciato il cuore della capitale deserto e in macerie. (6 MAR – deg)

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