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TRASFERITA L'AMBASCIATA
ITALIANA A TEHERAN

TRASFERITA L'AMBASCIATA <br> ITALIANA A TEHERAN

L’improvvisa accelerazione del conflitto in Medio Oriente ha travolto anche gli ultimi presidi della diplomazia occidentale in Iran. In un clima di massima allerta, la comunità internazionale ha iniziato a muoversi con estrema rapidità per proteggere i propri interessi e l’incolumità del personale in missione. Un segnale inequivocabile della gravità senza precedenti della situazione è giunto proprio dalla decisione del governo di Roma di procedere al trasferimento immediato dell’ambasciata italiana a Teheran. La mossa, dettata dall'intensificarsi dei raid che ormai colpiscono sistematicamente le aree centrali della capitale iraniana, riflette la lucida consapevolezza che la metropoli non è più un luogo sicuro e che il rischio di danni collaterali durante le ondate di bombardamenti è diventato insostenibile.

Il trasferimento della sede diplomatica italiana, storicamente considerata uno dei canali di dialogo più stabili e autorevoli tra l'Europa e la Repubblica Islamica, è stato interpretato dai principali analisti e dai media israeliani e arabi come la conferma definitiva che la fase della diplomazia tradizionale è terminata, lasciando spazio esclusivamente alla logica militare. Ad ufficializzare la decisione è stato il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, il quale ha spiegato con estrema chiarezza le ragioni del ripiegamento: “Per motivi di sicurezza abbiamo deciso di chiudere temporaneamente la nostra ambasciata a Teheran, il personale si trasferisce a Baku”. Queste parole sanciscono la fine di una presenza fisica costante nel cuore del potere iraniano, spostando il baricentro operativo in Azerbaijan.

L'operazione di evacuazione è stata complessa e si è svolta sotto stretta sorveglianza per garantire la protezione dei connazionali. Tajani ha infatti annunciato che “si è appena conclusa la missione che ha consentito il passaggio di 50 italiani”, un gruppo composto da “diplomatici e un gruppo di concittadini” che aveva espresso il desiderio di lasciare il Paese prima che la situazione precipitasse ulteriormente. La missione ha permesso a questo contingente di “passare il confine azero” in sicurezza, mettendo fine a giorni di incertezza e timori legati alla chiusura degli spazi aerei e alla distruzione delle infrastrutture di trasporto, come la stazione Jami BRT, colpita duramente dai raid dei giorni scorsi.

Il Ministro ha tenuto a precisare che l'Italia non è l'unico Paese ad aver intrapreso questa strada drastica, ricordando che anche “altri Paesi” hanno già chiuso o delocalizzato le proprie ambasciate a causa dell'escalation. Ha inoltre sottolineato che la presenza italiana a Teheran era “già stata ridotta da tempo” proprio in previsione di un possibile peggioramento delle ostilità. Tuttavia, Tajani ha voluto inviare un segnale di cautela diplomatica per evitare una rottura totale dei canali di comunicazione, specificando che “non abbiamo rotto le relazioni diplomatiche, l'ambasciata a Teheran si trasferisce presso l'ambasciata a Baku”. Questo significa che, sebbene gli uffici fisici siano stati abbandonati per ragioni di forza maggiore, l'Italia continuerà a monitorare la crisi dalla nuova sede diplomatica in Azerbaijan.

Questo spostamento strategico avviene in un momento in cui la capitale iraniana appare spettrale, con quartieri storici come Jomhuri Avenue ridotti in macerie e la popolazione civile in fuga o rintanata nei rifugi. Mentre i bombardieri B-2 americani continuano a colpire i siti strategici sotterranei e la leadership statunitense, per bocca del Presidente Trump, invoca un cambio radicale al vertice di Teheran, la partenza dei diplomatici europei suona come l'ultimo atto di una crisi che ha ormai travalicato ogni tentativo di mediazione. La scelta di Baku come nuova base operativa non è casuale, ma risponde alla necessità di restare in prossimità della regione mantenendo però il personale al riparo dalla pioggia di missili e droni che sta ridisegnando la geografia del Medio Oriente. (6 MAR – deg)

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