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Libri: “Es lo mismo?”, Galzerano interroga il presente tra America Latina e identità migranti

Libri: “Es lo mismo?”, Galzerano interroga il presente tra America Latina e identità migranti

È già in libreria “Es lo mismo?” (Davvero è lo stesso?), nuovo libro di Angel Luis Galzerano, musicista e scrittore nato a Montevideo e residente in Franciacorta (BS). Un titolo che è domanda e dichiarazione, costruito attraverso storie personali e figure del passato e del presente che, con il loro agire, affermano che “no es lo mismo”. Nel volume l’America Latina occupa uno spazio centrale. “Racconto la storia del venezuelano José Antonio Abreu e la creazione di orchestre musicali per ragazzi di umile estrazione sociale, la scrittura maya decifrata a migliaia di chilometri dal russo Jurij Knorozov, una guerra poco raccontata come quella del Brasile, Argentina e Uruguay contro il Paraguay, la storia di Malinche e quella di Tamara Bunke”, spiega Galzerano a 9Colonne. “Sono storie che vogliono essere spunti di riflessione sul passato e sul nostro tempo”. Chitarrista, cantautore e compositore, Galzerano ha sviluppato un percorso che intreccia musica d’autore latinoamericana e world music, dando vita a progetti come Angel Galzerano Quartet, Canto Libre, Pangea e Angel Galzerano Trio. Ha composto colonne sonore per il teatro e documentari Rai e affianca all’attività artistica un impegno didattico nelle scuole con progetti interculturali. È autore di narrativa: tra i suoi libri “Di qui e d’altrove” (2010), “Cronache sentimentali di un italiano a metà” (2014), “Storie lunghe una canzone” (2016), “Naufraghi” (2019), e “Isole comprese” (2023). Il desiderio di portare in Italia storie e racconti dell'America Latina risulta dunque per l'autore un'esigenza che attraversa l'intera sua produzione artistica, e non si appaga con quest'ultimo libro. “Racconterei agli italiani anche la storia dell’Uruguay, che come l’Argentina ha accolto molti emigrati italiani e spagnoli, tra cui i miei genitori, è un esempio di multicultura. Racconterei anche la vita del nostro ex presidente José Pepe Mujica”, immagina. Il tema migrante attraversa l’intera opera. “Mi considero uruguaiano ed emigrante italiano di ritorno”, afferma. “Possiedo due culture e ne vado fiero. Promuovo la multicultura attraverso la scrittura e la musica perché il contatto con altre culture apre orizzonti e arricchisce”. E conclude: “Non esistono culture pure, siamo tutti emigranti. In altri tempi si chiamava contaminazione positiva”. (fel - 6 mar)

(© 9Colonne - citare la fonte)