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Referendum, nasce Intergruppo parlamentari per il si’

Roma, 10 mar - Questo Intergruppo nasce “per far capire agli italiani che il Parlamento è trasversalmente schierato per il sì e per il no: quindi abbiamo pensato in questi 15 giorni, che sono quelli decisivi, di mobilitare le coscienze e dimostrare innanzitutto che c'è un impulso riformista trasversale nel Parlamento. Questa è una riforma trasversalmente riconosciuta e riconoscibile, ci sono esponenti dell'opposizione che voteranno per il sì, esponenti di maggioranza che votano per il sì ovviamente e che lo sostengono: questo intergruppo vuole essere uno spazio di libertà, di riforma e di riformismo”. Così il deputato Fdi Federico Mollicone, che ha promosso alla Camera la presentazione dell’Intergruppo parlamentare per il sì al referendum del 22 e 23 marzo. Oltre a Mollicone, tra le adesioni quelle di Emanuele Loperfido, Gerolamo Cangiano e Alessandro Urzì di Fdi, Roberto Giachetti (Iv), Ettore Rosato e Valentina Grippo di Azione, Luigi Marattin (Pld), Benedetto Della Vedova (Più- Europa), gli ex parlamentari Pd Stefano Ceccanti e Stefano Esposito. Tra le fila dei dem spicca l’adesione dell’europarlamentare Pina Picierno. Al centro dell’attenzione, inevitabilmente, le polemiche legate alla capo di gabinetto del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi: “Per me il caso – spiega Mollicone - è stato già chiarito con la stessa correzione della Bartolozzi, che ha detto che ce l’aveva solo con una parte dei magistrati. Ed è chiuso con le dichiarazioni del ministro Nordio, sull’interpretazione di una frase che io considero eccessiva: da sostenitore del sì penso che non sia corretta. Ma penso che il caso sia chiuso”. Non ci sono nell’intergruppo parlamentari di Forza Italia e Lega: “Ma questo è solo l’atto di nascita”, precisa Mollicone. Prossimo appuntamento dell’Intergruppo il 17 marzo in aula dei gruppi alla Camera, con il titolo dal sapore pasoliniano “Comizio d’amore per il sì”. “Il 22-23 marzo – afferma Marattin - non si vota sul governo Meloni, a cui non ho mai votato la fiducia ma su un quesito che condividiamo. E’ una grande riforma liberale”.
Giachetti spiega di “non aver alcun imbarazzo a votare sì, quella sulla separazione delle carriere è una battaglia che porto avanti da 30 anni. Ma il centrodestra – avverte il parlamentare di Iv – sta facendo di tutto per farci perdere il referendum: il caso Bartolozzi è solo l’ultimo, facciamo parlare Gratteri e mandiamo in vacanza Bartolozzi…”. Sulla stessa lunghezza d’onda Della Vedova: “Salvini che va nella casa nel bosco fa campagna per il no, non per il sì. Questa non è la riforma Nordio-Meloni o Berlusconi, ma la riforma Pannella. E una riforma più di ‘sinistra’ che di ‘destra’”. Questo intergruppo, sottolinea Valentina Grippo, è “l'immagine plastica del fatto che le riforme costituzionali è bene farle insieme, con il più ampio spettro possibile: su tante cose siamo divisi ma su questo c'è una battaglia comune, perché questo non è un referendum pro o contro Giorgia Meloni, non è un referendum pro o contro i magistrati, è un referendum che porta a completamento quella riforma iniziata nel 1989 da Vassalli per mettere sullo stesso piano chi difende e chi accusa una persona indagata e per garantire la terzietà del giudice terzo”. Su Bartolozzi sono arrivate le dure parole del leader di Azione, Carlo Calenda; “Noi critichiamo – sottolinea la parlamentare chi del centrodestra ha toni sguaiati contro i magistrati o chi nel centrosinistra fa delle accuse gravissime verso i difensori del sì, riteniamo che questi toni non aiutano i cittadini a capire nel merito qual è l'oggetto della riforma che invece è molto importante”. (Roc)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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