Roma, 11 mar – “Decidere di allontanare i bambini da una famiglia o da un nucleo familiare è una decisione che segnerà per sempre la loro vita: occorre lavorare molto prima e quindi non ci si può affidare alla discrezionalità di un solo assistente sociale, correndo il rischio che il giudice si appiattisca su quella relazione, ma occorre l'intervento di un collegio multidisciplinare composto da neuropsichiatra, psicologo dell'età evolutiva e pedagogista, il tutto coordinato da un esperto di relazioni familiari fragili”. Così la deputata Michela Vittoria Brambilla, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, presentando in una conferenza stampa a Montecitorio la sua proposta di legge recante misure per il rafforzamento della tutela dei minori nelle procedure di allontanamento dal nucleo familiare, depositata ieri. Presente anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, professore associato presso l’Istituto di Psicologia dell’Università Gregoriana di Roma. Un’iniziativa che cade quando è più acceso che mai il dibattito pubblico sulla cosiddetta ‘famiglia nel bosco’. Tra i punti fondamentali della proposta di legge, “il fatto che il giudice che prende le decisioni sia vincolato al parere di più esperti, è un punto fondamentale: introduciamo peraltro un esperto di relazioni familiari fragili, una figura creata ad hoc che coordinerà i lavori di tutti i soggetti coinvolti e nel caso potrà anche chiedere modifiche o revoche delle istanze di allontanamento dei bambini dalle famiglie d'origine. Ci sono sanzioni penali laddove tutti i professionisti coinvolti andassero a rendere dichiarazioni mendaci o a omettere informazioni importanti, sanzioni che vanno fino a sei anni di carcere e interdizione per sempre dall'occuparsi di minori”. In particolare, sulla vicenda della ‘famiglia nel bosco’, la presidente della Commissione Infanzia e Adolescenza commenta: “È davvero una vergogna istituzionalizzata quello che è accaduto a questi bambini. I bambini vanno allontanati dalle famiglie quando sono vittime di violenza diretta o assistita, non perché un'Italia moralizzatrice va a giudicare costumi e stili di vita che non le piacciono”. (PO / Roc)
(© 9Colonne - citare la fonte)
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