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Bullismo, Carmina (M5S): Mai più soli non sia slogan, serve prevenzione a scuola

Roma, 17 mar - “Mai più soli deve essere qualcosa di concreto, non solo uno slogan. Contro il bullismo e la violenza non bastano le sanzioni: serve prevenzione, serve una scuola che non lasci soli né chi subisce né chi agisce”. Lo ha detto la deputata del Movimento 5 Stelle, Ida Carmina, a margine dell’evento “Mai più soli! Insieme contro il bullismo e la violenza”, sottolineando la necessità di un intervento strutturale sul sistema scolastico. Carmina ha richiamato la sua esperienza trentennale da insegnante in contesti difficili, “in scuole di periferia segnate da disagio sociale e situazioni criminogene”, evidenziando come il ruolo educativo degli istituti sia oggi più che mai centrale. “Il titolo di questo convegno è esemplificativo: il vero rimedio è non lasciare soli i ragazzi. E questo vale per entrambi i lati del fenomeno: sia il persecutore sia il perseguitato sono vittime e hanno bisogno di essere accompagnati dalla scuola”, ha spiegato. Nel suo intervento, la deputata ha insistito sulla necessità di spostare il baricentro dell’azione pubblica dalla repressione alla prevenzione: “Le punizioni arrivano dopo, quando il danno è già stato fatto. Bisogna prevenire, prevenire, prevenire”, ha ribadito, indicando come prioritaria l’allocazione di maggiori risorse al sistema scolastico, che a suo giudizio è stato invece penalizzato da recenti scelte di governo. Carmina ha poi collegato il tema del bullismo alla più ampia battaglia politica portata avanti dal Movimento 5 Stelle e dalle opposizioni sull’educazione affettiva nelle scuole, evidenziando le ricadute concrete dei tagli sul personale. “Sono tornata recentemente nella scuola dove ho insegnato e la dirigente mi raccontava di sentirsi sola. Mancano perfino le figure di base: il personale Ata è stato ridotto drasticamente. Ci sono venti classi senza un bidello che possa garantire la sorveglianza”, ha raccontato. Una carenza che, secondo la deputata, incide direttamente sulla sicurezza quotidiana degli studenti: “Durante la ricreazione o anche solo negli spostamenti, come andare in bagno, i ragazzi restano soli. Sono dettagli solo apparentemente piccoli, ma è proprio lì che si creano le condizioni di rischio. Così non va bene”. Da qui l’appello a un cambio di approccio: rafforzare la presenza adulta nelle scuole, investire su educazione e relazioni e costruire una rete capace di intercettare il disagio prima che degeneri. “Se vogliamo davvero contrastare bullismo e violenza – ha concluso – dobbiamo partire da una scuola più forte, più presente e meno sola”.
(PO / Sis)

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