L'area del Golfo Persico attraversa uno dei momenti più cupi dall'inizio del conflitto scatenatosi il 28 febbraio, con un'escalation che sta colpendo direttamente il cuore della produzione energetica mondiale. In questo ventesimo giorno di guerra tra l’alleanza israelo-americana e l’Iran, il bilancio degli scontri notturni delinea un panorama di devastazione che va ben oltre i confini del campo di battaglia tradizionale, coinvolgendo infrastrutture civili e scuotendo gli equilibri diplomatici globali.
L'ATTACCO AL COMPLESSO DI RAS LAFFAN E LA RISPOSTA IRANIANA. Nelle prime ore di oggi, la compagnia statale QatarEnergy ha confermato un nuovo e violento attacco missilistico contro il complesso industriale di Ras Laffan, il principale hub per la produzione di gas naturale liquefatto (GNL) del Qatar. Le fiamme sono divampate in diverse aree del sito, causando “danni considerevoli” alle infrastrutture. Secondo i primi rapporti, l'Iran avrebbe preso di mira deliberatamente le capacità di esportazione del Qatar come ritorsione per le azioni subite nelle ore precedenti. L'escalation era iniziata ieri, quando il settore energetico iraniano era stato colpito duramente. Teheran ha accusato il “nemico americano-sionista” di aver condotto raid contro il giacimento di South Pars/North Dome, il più grande deposito di gas naturale al mondo. In risposta a quella che l'Iran ha definito un'aggressione alla propria sovranità energetica, il regime ha lanciato nella notte una pioggia di missili e droni non solo contro il Qatar, ma mettendo nel mirino diverse infrastrutture energetiche in tutto il Golfo, minacciando di intensificare ulteriormente l'offensiva se il proprio settore petrolifero dovesse subire nuovi danni.
LA DURA PRESA DI POSIZIONE DI TRUMP. In un clima di tensione elettrica, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è intervenuto attraverso Truth Social, confermando indirettamente l'origine degli attacchi a South Pars avvenuti ieri. “Israele, per rabbia a causa di quanto accaduto in Medio Oriente, ha attaccato violentemente un importante impianto noto come South Pars Gas Field in Iran”, ha scritto Trump, che ha comunque preso le distanze dall’accaduto specificando che “Gli Stati Uniti non sapevano nulla di questo particolare attacco”. Tuttavia, il tono del presidente si è fatto risoluto e minaccioso riguardo alla sicurezza del Qatar. Trump ha affermato che l'Iran ha agito in modo “ingiustificato e sleale” colpendo Ras Laffan e ha lanciato un ultimatum definitivo: “Gli Stati Uniti d'America, con o senza l'aiuto o il consenso di Israele, faranno saltare in aria l'intero giacimento di gas di South Pars con una forza e una potenza che l'Iran non ha mai visto né sperimentato prima” se Teheran dovesse colpire nuovamente obiettivi “innocenti”.
IL FRONTE DIPLOMATICO A RIAD: 12 STATI CHIEDONO LO STOP. Parallelamente ai combattimenti, la diplomazia ha cercato di far sentire la propria voce. Oggi, a Riad, i ministri degli Esteri di 12 Stati arabi e islamici si sono riuniti d'urgenza per condannare le azioni iraniane. In una dichiarazione congiunta, i leader hanno chiesto all'Iran di “fermare immediatamente i suoi attacchi” e di rispettare il diritto internazionale. Il documento denuncia come le offensive iraniane abbiano deliberatamente preso di mira “aree residenziali, infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi, impianti di desalinizzazione, aeroporti, edifici residenziali e sedi diplomatiche”. Il fronte dei 12 ha inoltre espresso ferma condanna per gli attacchi israeliani in Libano, ribadendo la necessità di preservare l'integrità territoriale e la stabilità del Paese dei Cedri, pesantemente colpito negli ultimi giorni.
L'ARABIA SAUDITA PRONTA ALLA RISPOSTA MILITARE. Durante l'incontro a Riad, il ministro degli Esteri saudita Faisal Bin Farhan ha rilasciato dichiarazioni estremamente pesanti che segnano un punto di rottura nel dialogo regionale. “Ci riserviamo il diritto di intraprendere azioni militari se necessario”, ha dichiarato il ministro oggi, sottolineando che il Regno non cederà ai ricatti. Bin Farhan ha evidenziato la gravità del momento, notando come l'Iran abbia preso di mira Riad proprio durante il vertice diplomatico: “Prendere di mira Riad proprio mentre diversi diplomatici si stanno riunendo… credo sia il segnale più chiaro di ciò che l'Iran pensa della diplomazia”. Il ministro ha promesso che qualsiasi escalation sarà contrastata con una forza equivalente, segnalando che la pazienza saudita è ormai esaurita di fronte ai continui attacchi di droni e missili balistici iraniani.
PIOGGIA DI MISSILI SUL NORD DI ISRAELE E DRONI SUL KUWAIT. Sul fronte militare diretto, la tensione resta altissima. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno riferito che l'Iran ha lanciato ondate di missili balistici contro il nord di Israele per tre volte consecutive nell'ultima ora di oggi. Nonostante le sirene d'allarme abbiano risuonato ripetutamente in numerose comunità, le autorità riferiscono che i proiettili sono caduti prevalentemente in aree aperte, non causando feriti in questi ultimi attacchi. Spostandoci più a sud, anche il Kuwait è stato coinvolto nelle operazioni di difesa. La Guardia Nazionale kuwaitiana ha dichiarato di aver intercettato diversi droni nei cieli del Paese durante la mattinata di oggi, confermando che la minaccia aerea iraniana si sta estendendo a macchia d'olio su tutta la penisola arabica, ignorando la neutralità o le posizioni diplomatiche dei singoli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo.
IL BILANCIO DI SANGUE IN LIBANO. Mentre il Golfo brucia sotto i colpi dei missili, il Libano continua a contare i suoi morti. Il Ministero della Salute pubblica libanese ha diffuso oggi un aggiornamento drammatico sulle vittime degli attacchi israeliani condotti tra ieri e le prime ore della giornata odierna. I raid hanno colpito diverse zone del Paese, dalle periferie di Beirut alle città del sud, provocando centinaia di vittime tra civili e combattenti in quello che è diventato uno dei fronti più sanguinosi di questo conflitto regionale. I numeri ufficiali parlano di 968 morti e oltre 2.432 feriti dall'inizio dell'offensiva il 2 marzo, inclusi 111 bambini uccisi. Il conflitto ha inoltre causato lo sfollamento di oltre un milione di persone, con 45 ulteriori vittime registrate nelle ultime 48 ore. Appare dunque evidente che la situazione alle prime luci di oggi appia per molti versi fuori controllo. Con le minacce americane di distruzione totale del settore energetico iraniano e la mobilitazione militare saudita, il rischio di un conflitto totale che paralizzi l'economia mondiale non è più un incubo relegato alla fantapolitica.
NELLA FOTO: l'impianto iraniano di Pars in fiamme (19 MAR – deg)





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