Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

TRE LAUREATI TELEMATICI SU 4 SONO LAVORATORI-STUDENTI

Se qualcuno ancora pensa alle università telematiche come l’equivalente in salsa accademica delle scuole serali, si sbaglia di grosso: oggi gli atenei online hanno un bacino di utenza sempre più ampio e composto anche da giovani, tant’è che sfiorano i 300 mila immatricolati e alla più grande del lotto manca una manciata di iscritti per superare in termini dimensionali la più popolosa delle università tradizionali, ovvero La Sapienza di Roma.

Tuttavia, è altrettanto innegabile che il “laureato a distanza” tipico sia soprattutto un lavoratore che studia e non viceversa. A confermarlo è il primo Rapporto Censis-United sulla didattica digitale, basato su un'indagine condotta su quasi 4.000 laureati online, nel periodo tra il 2020 e il 2024. Che mostra come il ruolo sociale che questi atenei hanno assunto nel tempo non sia più ignorabile.

Per una vasta e specifica fetta della popolazione - fatta soprattutto di lavoratori, donne e studenti “over” - rappresentano, infatti, l'unica vera porta d'accesso all'istruzione terziaria. Eppure, proprio in una fase di forte espansione e maturità del settore, la formazione a distanza si trova al centro di un dibattito rovente.

La recente decisione del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) di reintrodurre come regola generale l'obbligo degli esami in presenza per le università digitali ha spaccato l'opinione pubblica, sollevando interrogativi cruciali sulla qualità della didattica, sul valore legale del titolo e sul delicato equilibrio tra flessibilità e rigore accademico.

A fare chiarezza in questo clima di forte polarizzazione interviene un’analisi del portale Skuola.net che, unendo i dati Censis con i risultati di un suo sondaggio proprio sulla riforma degli esami online, prova a intravedere quale futuro potrebbe spettare alle “telematiche”. E se qualcosa è destinato a cambiare.

L'identikit: per lavoratori, donne e adulti così la laurea è possibile

Partiamo dal passaggio forse più interessante contenuto nel report elaborato dall’istituto di ricerca: l'identikit di chi sceglie l’istruzione digitale. Che smentisce la narrazione che a volte dipinge le telematiche come un porto franco per ventenni in cerca di percorsi agevolati. Il profilo medio del laureato online è, al contrario, quello di un adulto già inserito nella società, per il quale il modello universitario in presenza risulterebbe fisicamente inaccessibile.

Al momento dell'iscrizione, secondo i numeri messi a disposizione dal Censis, oltre il 75% degli studenti delle telematiche è già stabilmente occupato. E, a questo punto non a caso, per quasi tre iscritti su quattro (il 73,7%) la motivazione principale di tale scelta è stata proprio la necessità vitale di conciliare lo studio con il lavoro.

L'ecosistema digitale si rivela, inoltre, uno straordinario strumento di inclusione sociale e generazionale: quasi il 40% dei laureati ha, infatti, 46 anni o più. Il che conferma l'importanza che per molte persone ricopre il cosiddetto lifelong learning (l'apprendimento continuo in età adulta).

C'è, poi, una spiccata prevalenza femminile (53,7%). A dimostrazione di come la flessibilità offerta dalle università telematiche aiuti a superare gli ostacoli logistici e familiari che spesso gravano sulle lavoratrici e impediscono loro di coronare il sogno della laurea.

Forte anche l'impatto sul Mezzogiorno, dove risiede oltre la metà degli iscritti (51,2%), e sull'ascensore sociale: il 48,4% proviene da diplomi tecnici o professionali.

Il dato più dirompente, tuttavia, riguarda il ruolo "salvavita" di questi atenei: quasi la metà (45,1%) dei laureati intervistati ammette che, senza la didattica digitale, non avrebbe mai conseguito il titolo.(red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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