“La guerra è sostanzialmente cambiata ma continua, a Gaza ci sono ancora morti, feriti e soprattutto manca tutto”, “dire che la situazione è migliorata non vuol dire che si stia bene, poiché a Gaza manca il sistema elettrico, l'acqua potabile, le medicine e, nonostante ci siano più merci al mercato, le persone non hanno contanti perché molti hanno perso il lavoro”. Lo afferma, in una intervista al Sole 24 Ore, padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia di Gaza, sottolineando che “nonostante non ci siano più i bombardamenti a tappeto, le esplosioni ci sono ancora e provocano distruzione”. Il religioso spiega che “la vita cerca di riprendere e il numero di rifugiati nel compound è diminuito perché con la tregua molti hanno cercato di tornare in ciò che resta delle proprie case o hanno trovato ospitalità dai familiari, permettendoci di fare spazio per accogliere più alunni”. E aggiunge che “le persone hanno paura che il conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran, che ha coinvolto il sud del Libano e i paesi del Golfo, faccia riprendere i bombardamenti in questa zona” concludendo che “noi cerchiamo di aiutare tutti con una vita spirituale salda e con l'oratorio, ma dobbiamo insistere per convincere il mondo che la guerra non è la soluzione e che si rispetti il diritto di ogni essere umano, a prescindere dalla sua fede o nazionalità”. (19 mar- red)
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