“Sono stata e sono molto orgogliosa di come Bettino Craxi gestì quella crisi, difendendo le ragioni dell'Italia, la sua sovranità e la legge internazionale”. Lo afferma Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia, in una intervista al Corriere della Sera riferendosi ai fatti di Sigonella che definisce come “un atto patriottico, l'ultimo atto del nostro Risorgimento”. E sottolinea, dopo che il ministro Crosetto ha negato l'autorizzazione all'atterraggio presso la base di Sigonella a dei bombardieri statunitensi, che “le due vicende non sono paragonabili, però almeno spero che i giornali ora smettano di scrivere che il governo Meloni è appiattito su Trump”. Ricordando quei giorni del 1985 la figlia dello statista spiega che “Craxi era tutto politico, non è che rientrava a casa e si metteva a raccontare in famiglia, solo il giorno dopo, quando tutto finì, era domenica, lui parte da Roma, arriva a Milano e decide di non farsi trovare da nessuno, Spadolini, Andreotti, Martinazzoli, Mubarak, Reagan, riprende la sua vita normale” e riferendosi a quei momenti trascorsi con il padre aggiunge che “forse saremo andati insieme al mercatino di Bollate, gli piaceva tanto”. La senatrice racconta anche un aneddoto avvenuto quando Craxi tornò in albergo per riposare e “lasciò detto a Marcello, il centralinista del Raphael, che non voleva essere disturbato per nessuna ragione” ma a notte fonda squillò il telefono ed era Michael Ledeen che, non essendo chiaro per chi lavorasse tra Cia o Mossad, “stava cercando Craxi per passargli Reagan” e di fronte al rifiuto di svegliare il capo del governo “Ledeen cominciò a sbraitare minacciando di far intervenire i carabinieri, sicché il centralinista si risolse a passarglielo” e quando finalmente gli venne annunciato Reagan al telefono “Craxi obiettò: Ma cosa vuole? Per lui la questione era risolta”. Sulla questione mediorientale inoltre ricorda che “Craxi convinse Arafat ad abbandonare la lotta armata e l'Olp non era Hamas, Craxi era un uomo dell'Occidente, amico di Israele, a cui riteneva andasse garantito il diritto di vivere in sicurezza ma solidale pure con le istanze del popolo palestinese” e sottolinea che “fu sempre, coerentemente, uomo di sinistra, ma di quella sinistra riformista, antigiustizialista e filoatlantica ed infatti con la Casa Bianca poi tutto si ricompose” tanto che Ronald Reagan gli scrisse la famosa lettera che iniziava con “Dear Bettino” invitandolo negli Stati Uniti e permettendo all'Italia di entrare nel G7. In una intervista a La Stampa inoltre afferma che il filo comune tra le due epoche risiede nel “riaffermare l'esercizio della nostra sovranità, il rispetto degli accordi che regolano la presenza americana e l'uso delle basi, l'Italia ha un governo che pretende il rispetto degli accordi e del diritto internazionale nei riguardi del nostro Paese”. Craxi esclude rotture diplomatiche con Washington, parlando di “un atlantismo della ragione” e spiegando che “le norme che regolano l'uso delle basi in parte sono coperte dal segreto di Stato e le basi possono essere utilizzate solo per operazioni Nato, di tipo logistico, non offensive”. (1 apr – red)
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