“In uno scenario di shock energetico con carenze prolungate o razionamenti, il rischio sanitario potrebbe diventare molto serio, soprattutto in estate e soprattutto se i tagli colpissero le ore serali/notturne, quando il corpo dovrebbe recuperare dallo stress termico”. In una nota Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di ANPAS e vice presidente di Samaritan International, spiega dettagliatamente quali potrebbero essere le ripercussioni sulla salute degli italiani e in generale sul Sistema Sanitario Nazionale causate da un eventuale shock energetico per la guerra nel Golfo Persico, dopo che la premier Meloni ha ammesso che “si può arrivare a non avere tutta l'energia che è necessaria anche in Italia' e il ministro Pichetto Fratin ha detto che 'le riserve bastano solo per un mese e c’è l'ipotesi di razionamenti”.
“Per la salute dei cittadini il punto chiave è che il caldo non è solo disagio, ma è un fattore che aumenta malattia e mortalità. Il ministero della Salute mantiene un intero piano nazionale sulle ondate di calore, con bollettini dedicati e percorsi specifici come il ‘codice calore’ nei pronto soccorso, proprio perché gli effetti sanitari possono essere rilevanti. L’OMS ricorda che in Europa il caldo estremo è ormai un rischio sanitario crescente e che ha causato decine di migliaia di morti negli ultimi anni”.
“Senza aria condizionata, specie di notte, i rischi principali sarebbero: aumento di disidratazione, sincope, crampi, esaurimento da calore e colpo di calore; peggioramento di scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica, BPCO, asma, insufficienza renale, diabete; peggior controllo di pressione, glicemia e bilancio idro-elettrolitico; aggravamento nei pazienti che assumono farmaci che interferiscono con termoregolazione e idratazione; maggiore rischio per chi vive in case calde, ai piani alti, da solo o con ridotta autosufficienza. Il ministero indica infatti come più vulnerabili soprattutto gli anziani con patologie croniche, le persone con ridotta mobilità e altre fasce fragili”.
“Per la popolazione generale i rischi più gravi sarebbero concentrati su anziani, cronici, disabili, malati respiratori e cardiaci, bambini piccoli e persone socialmente isolate; per ospedali e RSA il nodo non è solo l’assenza di corrente, ma l’incapacità di mantenere condizioni ambientali, organizzative e tecnologiche sicure durante ondate di calore prolungate. I generatori riducono il danno, ma non eliminano il problema, specie se l’emergenza dura giorni o settimane”. (6 APR – deg)
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