L'offensiva russa contro i centri abitati ucraini ha assunto nelle ultime settantadue ore una regolarità feroce, spostando il baricentro del conflitto dalle trincee del Donbass direttamente all'interno dei quartieri residenziali e dei luoghi di vita quotidiana. La strategia appare chiara: colpire non solo per distruggere, ma per rendere inabitabili le grandi città attraverso una pressione psicologica e materiale costante. Il bilancio delle vittime civili si è aggravato pesantemente proprio nelle prime ore di oggi, lunedì 6 aprile, con una tragedia che ha sconvolto la città di Odessa. Un massiccio attacco condotto con un mix di droni kamikaze e missili ha centrato in pieno alcuni complessi residenziali nei distretti di Primorsky e Kyivsky. Serhiy Lysak, capo dell'amministrazione militare, ha dovuto annunciare un bilancio straziante: “Almeno tre persone, tra cui un bambino, sono rimaste uccise in un attacco russo a Odessa”. L'impatto ha devastato un grattacielo e un asilo nido, lasciando dieci persone ferite, di cui due in condizioni critiche tra i reparti di neurochirurgia e terapia intensiva. Sembra dunque emergere da parte di Mosca la volontà di colpire le infrastrutture di base del pase invaso nel 2022: il bombardamento ha infatti causato l'interruzione immediata delle forniture di gas e luce in tutto il quadrante, lasciando migliaia di persone al freddo proprio mentre i soccorritori scavavano tra le macerie.
Il dramma di Odessa è solo l'ultimo atto di un fine settimana di violenza sistematica. Ieri, domenica 5 aprile, la pioggia di fuoco si è concentrata sulla regione di Kherson e sulle aree di confine. Nella città di Kherson, i raid russi hanno centrato diversi condomini e, con una spregiudicatezza che solleva pesanti interrogativi sulla violazione del diritto internazionale, hanno colpito anche un'ambulanza in servizio. Il bilancio della giornata di ieri conta due morti e tredici feriti nella sola area urbana di Kherson, a cui si aggiunge il decesso di un civile nel distretto di Chernihiv, travolto dal crollo della propria abitazione dopo l'esplosione di un drone a lungo raggio.
Risalendo la cronologia a sabato 4 aprile, si ritrova l'evento forse più cinico di questa sequenza: la strage al mercato di Nikopol. In pieno giorno, intorno alle 09:50 locali, mentre decine di persone erano impegnate negli acquisti del mattino, diversi droni FPV hanno colpito l'area del mercato coperto. Cinque persone — tre donne e due uomini — sono rimaste uccise sul colpo, mentre venticinque cittadini sono rimasti feriti, tra cui una ragazzina di 14 anni che lotta ancora oggi per la vita. Contemporaneamente, a Kramatorsk, un bombardamento aereo ha distrutto cinque edifici residenziali causando altre due vittime.
Analizzando questa sequenza, appare evidente come la Russia abbia intensificato i raid diurni, scegliendo deliberatamente orari in cui la densità di civili per strada o nei mercati è massima. Non si tratta di errori di puntamento, ma di una pressione calcolata che mira a scatenare un nuovo esodo di profughi verso l'interno o verso i confini europei, proprio mentre le difese aeree ucraine attendono i rinforzi promessi dall'Occidente. La "spallata" di aprile, dunque, non si sta giocando solo con i carri armati, ma con la resistenza dei nervi di popolazioni che, da Odessa a Nikopol, vedono i propri luoghi di vita quotidiana trasformati in bersagli di prima linea.
NELLA FOTO: i soccorsi a una donna ferita dopo il bombardamento su Odessa
(6 APR – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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