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direttore Paolo Pagliaro

SPORT PER 64,5% ‘TEEN’,
PESA DIVARIO SOCIALE

SPORT PER 64,5% ‘TEEN’, <BR> PESA DIVARIO SOCIALE

Lo sport è universalmente riconosciuto come uno strumento fondamentale per lo sviluppo fisico, la socializzazione e l’apprendimento di valori come il rispetto delle regole e il gioco di squadra, come abbiamo avuto modo di approfondire in passato. Eppure, in Italia, il diritto alla pratica sportiva per i giovanissimi è tutt’altro che garantito in modo equo. Un recente rapporto dell’istituto nazionale di statistica – analizzato dell’Osservatorio povertà educativa della Fondazione Openpolis insieme all’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile  - ha messo in luce come oltre il 60% dei giovanissimi pratichi sport al di fuori dell’orario scolastico, soprattutto il calcio tra i ragazzi, la palestra tra le ragazze.  Tuttavia, sebbene il 64,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni pratichi un’attività sportiva al di fuori dell’orario scolastico, questa media nasconde profonde disuguaglianze dettate dal genere, dalla cittadinanza e dal contesto sociale di provenienza. I dati dell’ultima indagine Istat, pubblicata a dicembre scorso, restituiscono la fotografia di un paese in cui l’accesso allo sport in ambito extrascolastico è un’opportunità che resta fortemente condizionata dalle possibilità familiari. Il background socio-culturale, misurato attraverso il titolo di studio dei genitori, traccia un confine netto: più del 75% dei figli di laureati pratica regolarmente sport, ma la quota scende nelle famiglie con livelli di istruzione inferiori. Nello specifico, questa barriera sociale si intreccia con il divario di genere, aggravandolo. Complessivamente, i maschi praticano sport con maggiore frequenza delle femmine (73,5% contro 55%) e le ragazze, superati i 13 anni, fanno attività sportiva in meno di un caso su due. Tuttavia, uno dei dati più rilevanti emerge dall’incrocio tra genere ed estrazione sociale: mentre sette figlie di laureati su dieci possono accedere alla pratica sportiva fuori da scuola, solo tre su dieci ci riescono se i genitori non possiedono un diploma superiore.

A rimanere ai margini sono spesso anche i giovanissimi di cittadinanza straniera, per i quali l’attività sportiva è molto meno frequente. Meno della metà dei ragazzi stranieri (47,3%) fa sport, con un calo drastico per le ragazze con cittadinanza non italiana, che lo praticano solo in un caso su tre. Per alcune comunità, l’esclusione appare ancora più marcata: tra le ragazze di origine cinese e marocchina, solo una su quattro ha accesso a un’attività sportiva.

In un contesto in cui le famiglie non sempre riescono – per limiti economici, culturali o sociali – a garantire ai minori l’accesso alla pratica sportiva nel tempo libero, la scuola rimane un presidio fondamentale per il diritto al movimento e alla salute. È in questo senso che la dotazione infrastrutturale delle scuole, con la presenza di strutture sportive, cessa di essere un semplice dettaglio architettonico. L’assenza della palestra a scuola, ovviamente, da sola non significa in automatico un problema, potendo utilizzare per l’educazione fisica altri istituti o impianti sportivi del territorio, magari limitrofi. Ma è comunque un’indicazione rispetto alla dotazione infrastrutturale delle scuole sul territorio, rispetto alla necessità di fare sport. Quante scuole italiane hanno dotazioni di questo tipo? Per comprenderlo, possiamo avvalerci degli open data del ministero dell’istruzione; sono gli stessi enti proprietari degli edifici scolastici statali a indicare la presenza di dotazioni in questo senso, come una palestra o una piscina.

In Italia, su circa 40mila edifici scolastici statali, sono 15.067 quelli per cui è segnalata la presenza di una palestra o di una piscina (38,3%). Per 24mila non è dichiarata la presenza di tali dotazioni, mentre per 271 l’informazione non è censita. La Liguria è la regione con l’incidenza più elevata: il 53,7% dei suoi edifici scolastici statali è dotato di palestra o piscina. A seguire, la Puglia e la Lombardia mostrano percentuali di poco inferiori, rispettivamente con il 49,2% e il 48,8% degli edifici attrezzati. In queste regioni quasi un edificio su due risulta attrezzato per fare sport a scuola. Al contrario, in coda alla classifica troviamo la Calabria, con la percentuale più bassa di edifici scolastici statali per cui è dichiarata la presenza di palestra o piscina (21,8%), seguita dall’Umbria (23,7%). In queste regioni, le strutture sportive sono presenti in meno di un edificio scolastico su quattro. Ciò ovviamente non significa che gli alunni che frequentano queste scuole non abbiano accesso alla palestra, in altri istituti o in impianti sportivi della zona. Ma è comunque un’indicazione rispetto alla dotazione infrastrutturale delle scuole sul territorio. L’analisi rispetto alla classificazione dei comuni per area interna rivela una correlazione tra centralità territoriale e dotazione infrastrutturale.

 

I comuni polo, baricentrici in termini di servizi, registrano la percentuale di copertura più alta, superiore al 42%. Tale concentrazione appare coerente con il ruolo di centri di servizi svolto da queste aree. Le aree territoriali meno centrali e più distanti dai servizi mostrano una progressione decrescente. I comuni di cintura, ovvero gli hinterland delle città principali, si attestano al 38,1%. La quota di scuole con strutture sportive cala ulteriormente nelle aree interne. Nei comuni intermedi, a circa mezz’ora di distanza dai poli, la quota di edifici scolastici con palestra o piscina scende al 35%. L’incidenza di scuole con la palestra scende ulteriormente allontanandosi dai poli. I comuni periferici (a oltre 40 minuti dal polo più vicino) e ultraperiferici (a oltre un’ora di distanza) sono quelli con la minor incidenza, attestandosi al 34% circa. Questi dati indicano che, in media, la presenza di strutture sportive negli edifici scolastici statali tende a diminuire progressivamente allontanandosi dai principali centri urbani. Ciò detto, anche tra le stesse città la situazione non è omogenea. Se si considerano i soli capoluoghi di provincia, Milano registra il dato più elevato, con quasi l’80% degli edifici scolastici statali per cui è dichiarata la presenza di palestra o piscina. Seguono altri centri con alta incidenza, tra cui Firenze (71,5%), Bologna (71,2%) e Monza (71,2%), segnalando una notevole concentrazione di strutture sportive nelle scuole di questi contesti urbani. Le percentuali più basse, al contrario, si riscontrano in 4 capoluoghi che non raggiungono il 15% di strutture per cui è dichiarata la presenza di palestra o piscina. Catanzaro presenta il valore più basso tra questi comuni, con il 9,5% degli edifici scolastici attrezzati per lo sport. Seguono Forlì (10,3%) e Teramo (13,6%), assieme a Latina (14,2%).  (6 apr - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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