L’economia italiana nel 2025 ha confermato segnali di solidità e consolidamento, come evidenziato dai dati sulla fatturazione elettronica: l’imponibile Iva cresce del 2,6% su base annua, sostenuto soprattutto dalla dinamica delle imprese (+2,7%), mentre le persone fisiche registrano un aumento più contenuto (+0,8%). Oltre il 93% dell’imponibile complessivo è generato da soggetti diversi dalle persone fisiche, a conferma della centralità del tessuto produttivo organizzato nel sostenere la crescita del Paese. Lo rileva un report del Centro studi di Unimpresa. Sul piano territoriale, la Lombardia si conferma locomotiva economica nazionale con oltre il 30% dell’imponibile e una crescita del 3,5%, seguita dal Lazio con una quota del 16% e un incremento del 2,6%. La crescita appare diffusa lungo tutta la Penisola, con risultati particolarmente dinamici nel Mezzogiorno: Molise (+5,9%), Calabria (+5,4%), Sardegna (+5,4%), Sicilia (+5,3%) e Basilicata (+5,1%) registrano le migliori performance. Positivi anche i dati di Trentino-Alto Adige (+4,7%), Campania (+4,3%), Friuli Venezia Giulia (+3,8%), Lombardia (+3,5%), Abruzzo (+3,3%), Umbria (+3,2%), Veneto (+3,2%) ed Emilia-Romagna (+3,0%). In linea con la media nazionale Marche (+2,8%) e Lazio (+2,6%), mentre risultano più contenuti gli incrementi di Piemonte (+1,5%), Puglia (+0,9%) e Liguria (+0,4%). In controtendenza Toscana (-3,2%) e Valle d’Aosta (-1,3%). Dal punto di vista settoriale, il commercio, pur crescendo dell’1,2%, mantiene il peso principale con oltre un quarto dell’imponibile, mentre la manifattura (+1,0%) conferma la propria stabilità. Particolarmente vivaci i comparti legati ai servizi e alle attività a maggiore contenuto pubblico o innovativo: la fornitura di energia elettrica e gas cresce del 9,9%, l’istruzione dell’8,4% e la pubblica amministrazione dell’8,0%. Dinamiche sostenute anche per attività artistiche e intrattenimento (+7,6%), agricoltura e sanità (entrambe +6,5%), famiglie datori di lavoro (+6,3%), acqua e reti fognarie (+5,5%), noleggio e agenzie di viaggio (+5,3%) e servizi digitali (+4,9%). Andamento positivo anche per costruzioni (+4,6%), attività finanziarie e assicurative (+4,1%), trasporti (+3,8%) e turismo (+3,6%), mentre crescono più moderatamente le attività professionali (+2,9%), gli altri servizi (+1,8%), il commercio (+1,2%) e la manifattura (+1,0%); stabili le ulteriori attività (0,0%). In flessione risultano invece le attività editoriali (-0,1%), l’estrazione (-3,1%) e soprattutto il comparto immobiliare (-12,9%), che registra il calo più marcato.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha rielaborato dati del Ministero dell’economia, l’andamento della fatturazione elettronica nel 2025 restituisce l’immagine di un’economia italiana solida e in graduale consolidamento, capace di crescere anche in un contesto internazionale complesso. Nel complesso, l’imponibile IVA registra un aumento del 2,6% su base annua, un dato che conferma la resilienza del sistema produttivo e la sua capacità di adattamento alle nuove condizioni economiche. A sostenere questa dinamica sono soprattutto le imprese, con un incremento del 2,7%, mentre anche le persone fisiche contribuiscono, seppur in misura più contenuta (+0,8%). Il fatto che oltre il 93% dell’imponibile complessivo sia generato da soggetti economici organizzati rappresenta un segnale di stabilità e di centralità del tessuto imprenditoriale, che continua a essere il pilastro della crescita nazionale. Dal punto di vista territoriale, emerge una struttura economica equilibrata, in cui i grandi motori produttivi continuano a trainare il Paese, affiancati da una vivace dinamica in molte aree. La Lombardia, con oltre il 30% dell’imponibile e una crescita del 3,5%, si conferma locomotiva nazionale, mentre il Lazio consolida il proprio ruolo con una quota del 16% e un aumento del 2,6%. Accanto a questi poli, numerose regioni mostrano performance particolarmente brillanti, soprattutto nel Mezzogiorno, dove si registrano crescite superiori alla media nazionale, come in Molise (+5,9%), Calabria (+5,4%), Sicilia (+5,3%) e Basilicata (+5,1%). Questi dati indicano un progressivo rafforzamento diffuso del sistema economico, con segnali di vitalità che si estendono anche oltre i tradizionali centri di sviluppo.
Sul piano settoriale, il quadro è altrettanto incoraggiante. Il commercio, pur crescendo a un ritmo più moderato (+1,2%), mantiene un ruolo centrale con oltre un quarto dell’imponibile, mentre la manifattura (+1,0%) conferma la propria solidità, continuando a rappresentare una componente fondamentale del sistema produttivo. Particolarmente dinamici risultano diversi comparti dei servizi e delle attività a maggiore contenuto innovativo o pubblico: la fornitura di energiacresce del 9,9%, l’istruzione dell’8,4% e la pubblica amministrazione dell’8,0%, segnali che indicano investimenti, domanda e attività in espansione. Anche ambiti come il digitale e i servizi professionali mostrano una buona vivacità, contribuendo a rendere più articolata e moderna la struttura economica. Nel complesso, il 2025 evidenzia un’economia che cresce in modo equilibrato, sostenuta da una base imprenditoriale ampia, da territori dinamici e da settori in evoluzione. Una crescita non esplosiva, ma costante e diffusa, che rappresenta un segnale positivo di stabilità e di prospettiva per il sistema Paese.
Più nel dettaglio, a livello regionale, tutte le principali aree del Paese mostrano segnali di espansione, con incrementi rilevanti in Molise (+5,9%), Calabria (+5,4%), Sardegna (+5,4%), Sicilia (+5,3%), Basilicata (+5,1%) e Trentino-Alto Adige (+4,7%), seguite da Campania (+4,3%), Friuli Venezia Giulia (+3,8%), Lombardia (+3,5%), Abruzzo (+3,3%), Umbria (+3,2%), Veneto (+3,2%) ed Emilia-Romagna (+3,0%). Più contenuti ma comunque positivi risultano i dati di Marche (+2,8%) e Lazio (+2,6%), in linea con la media nazionale, mentre Piemonte (+1,5%), Puglia (+0,9%) e Liguria (+0,4%) evidenziano una crescita più moderata. In controtendenza si collocano Toscana (-3,2%) e Valle d’Aosta (-1,3%), uniche regioni con variazioni negative. Sul piano settoriale, la dinamica appare altrettanto diffusa e, in molti casi, sostenuta. Crescono in modo significativo le organizzazioni ed organismi extraterritoriali (+14,6%), la fornitura di energia elettrica e gas (+9,9%), l’istruzione (+8,4%) e la pubblica amministrazione (+8,0%), seguite dalle attività artistiche, sportive e di intrattenimento (+7,6%), dall’agricoltura (+6,5%) e dalla sanità e assistenza sociale (+6,5%), oltre alle attività delle famiglie come datori di lavoro (+6,3%). Incrementi rilevanti si registrano anche nella fornitura di acqua e reti fognarie (+5,5%), nel noleggio e nelle agenzie di viaggio (+5,3%), nelle telecomunicazioni e nei servizi informatici (+4,9%), nelle costruzioni (+4,6%), nelle attività finanziarie e assicurative (+4,1%), nel trasporto e magazzinaggio (+3,8%) e nei servizi di alloggio e ristorazione (+3,6%). Più contenuta ma comunque positiva la crescita delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+2,9%), delle altre attività di servizi (+1,8%), del commercio all’ingrosso e al dettaglio (+1,2%) e delle attività manifatturiere (+1,0%), mentre le ulteriori attività risultano stabili (0,0%). In territorio negativo si collocano invece le attività editoriali e dei contenuti (-0,1%), l’estrazione di minerali (-3,1%) e soprattutto le attività immobiliari (-12,9%), che rappresentano il calo più marcato dell’intero sistema. (7 apr - red)
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