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direttore Paolo Pagliaro

IRAN: UE, RUSSIA E CINA:
PROTEGGERE I CIVILI

IRAN: UE, RUSSIA E CINA: <BR> PROTEGGERE I CIVILI

Le cancellerie internazionali hanno reagito con estrema apprensione alle ultime esternazioni del presidente americano Donald Trump che ha messo sul tavolo una reazione “demolitoria” nei confronti di Teheran nel caso di un rifiuto del suo ultimatum che scadrà alle 2 ora italiana, nel tentativo di districarsi tra la retorica del diktat e il rischio di un coinvolgimento diretto delle popolazioni civili. Da Bruxelles, l'Alto Rappresentante per la Politica Estera ha espresso una “profonda preoccupazione” per le minacce rivolte alle infrastrutture pubbliche, ricordando che la protezione dei civili e dei beni indispensabili alla loro sopravvivenza non è negoziabile secondo le convenzioni di Ginevra. Il timore europeo è che l'attuazione del piano di Trump possa generare un'ondata migratoria e un'instabilità energetica difficilmente gestibile per il Vecchio Continente.

MOSCA E PECHINO. A Mosca, il Cremlino ha adottato una linea di ferma condanna, definendo le parole del Presidente americano come un “metodo di ricatto inaccettabile” nelle relazioni internazionali. Fonti del Ministero degli Esteri russo hanno lasciato intendere che un attacco sistematico alle centrali elettriche iraniane verrebbe interpretato come un atto di aggressione che giustificherebbe una risposta proporzionata da parte degli alleati di Teheran. Anche Pechino ha rotto il silenzio: il Ministero degli Esteri cinese ha chiesto “massima moderazione”, sottolineando che la distruzione dei ponti e delle reti elettriche colpirebbe esclusivamente la popolazione innocente, allontanando ogni prospettiva di soluzione politica.

MONARCHIE DEL GOLFO. In ambito mediorientale, le monarchie del Golfo mantengono un atteggiamento cauto ma vigile. Se da un lato vedono con favore l'indebolimento dei Pasdaran, dall'altro temono le ritorsioni iraniane che potrebbero seguire alla scadenza dell'ultimatum di questa notte. Nelle ultime ore, canali diplomatici svizzeri e del Qatar starebbero lavorando freneticamente per trasmettere messaggi tra Washington e Teheran, nel tentativo di trovare una formula che permetta la riapertura dello Stretto di Hormuz senza che nessuna delle due parti debba ammettere una resa pubblica.

GRADIMENTO A PICCO. All'interno degli Stati Uniti, il dibattito politico è lacerato. Mentre i sostenitori del tycoon incensano la “fermezza necessaria per porre fine alla guerra”, diversi esponenti del Congresso hanno sollevato dubbi sulla legittimità costituzionale di un ordine che preveda la distruzione sistematica di obiettivi civili. Le organizzazioni umanitarie internazionali, inoltre, hanno lanciato un appello urgente affinché i beni comuni, come le centrali elettriche necessarie per gli ospedali, vengano esclusi da qualsiasi lista di obiettivi bellici, avvertendo che l'esecuzione delle minacce di Trump provocherebbe una catastrofe umanitaria immediata.

Questo clima di incertezza sembra riflettersi pesantemente sul consenso interno del presidente. Secondo i dati più recenti pubblicati dalla CNN, il gradimento di Trump è in netto calo, attestandosi su una media nazionale che oscilla tra il 33% e il 36%, i livelli più bassi dall'inizio del suo secondo mandato. Il malcontento non riguarda solo l'opposizione democratica, ma inizia a incrinare anche la base repubblicana: il forte disappunto per la gestione dell'economia, aggravato dall'inflazione e dal rincaro dei prezzi del carburante sopra i 4 dollari al gallone a causa del conflitto, ha spinto l'approvazione specifica sulla politica economica a un minimo storico del 31%. Sondaggi condotti da The Economist evidenziano come circa il 60% degli americani disapprovi la conduzione della guerra in Iran, percepita come una minaccia alla sicurezza nazionale a lungo termine piuttosto che una soluzione risolutiva. Persino tra i suoi elettori del 2024, la fiducia granitica sta vacillando: la quota di sostenitori “molto fiduciosi” nella propria scelta di voto è scesa dal 74% al 62% in pochi mesi, segnale di un “rimpianto dell'elettore” che potrebbe pesare drammaticamente sulle imminenti elezioni di metà mandato. (7 APR - deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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