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PER IL NOBEL SHILLER
BIG TECH A FORTE RISCHIO

PER IL NOBEL SHILLER <BR> BIG TECH A FORTE RISCHIO

“Non trovo nella mia memoria un momento in cui i mercati sono stati così incerti sulla direzione da prendere. E neanche un momento in cui così poco si è creduto alle rassicurazioni del presidente”. Lo afferma, in una intervista a La Repubblica, il premio Nobel per l’economia Robert Shiller, avvertendo che nonostante l'entusiasmo dei mercati per le notizie sulla tregua “è altrettanto difficile essere sicuri che l'accordo reggerà. Per colpa di tutti, da Israele allo stesso Iran fino ovviamente a Mr. Taco Trump”. Secondo l'economista di Yale, il rischio di un’interruzione dello sviluppo economico è concreto, specialmente per il settore tecnologico: “Se un serio ostacolo, come questo, diventa davvero invalicabile, vanno in fumo centinaia di miliardi impegnati dalle maggiori aziende tecnologiche con effetti a cascata. Tutti, ma in particolare le Big Tech, hanno un bisogno vitale di flussi di energia costanti e sicuri. Invece da questa situazione a un tracollo generale, il passo è breve”. Nell'analizzare gli esiti del conflitto, Shiller sostiene che a vincere sia stato “sicuramente l'Iran. Un Paese arretrato e teocratico ma dalla storia millenaria ha tenuto in scacco un gigante da 30 mila miliardi con una conclamata supremazia militare. Tutto ciò non ha impedito che venissero inferti sia alle infrastrutture che al sistema finanziario danni che serviranno anni per riparare”. Sulla richiesta iraniana di utilizzare criptovalute per i pedaggi nello Stretto di Hormuz, l'economista sottolinea il paradosso per cui esse servano ormai “per comprare una delle cose più preziose al mondo, i flussi di energia. Sarebbe una vittoria nella vittoria. Non a caso, gli altri Paesi del Golfo stanno organizzando le contromisure”. Shiller conclude citando l'accelerazione impressa dai Paesi arabi ai progetti infrastrutturali alternativi: “L'oleodotto che collega Golfo Persico e Mar Rosso i sauditi l'avevano costruito negli anni '80, ma poi questi progetti sono stati accantonati perché era più pratico passare per Hormuz. Una realtà evidentemente stravolta che ha portato all'accelerazione frenetica impressa ai progetti alternativi”.

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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