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direttore Paolo Pagliaro

LIBANO CHIEDE
COLLOQUIO CON ISRAELE

LIBANO CHIEDE <br>COLLOQUIO CON ISRAELE

La tregua con l’Iran annunciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha tenuto conto di un punto fondamentale che ne ha compromesso l’intero funzionamento: il confine tra Libano e Israele. Nel Golfo, infatti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar e Oman non hanno segnalato per oggi alcuna violazione aerea del loro spazio, decretando così una giornata unica nello storico della guerra avviata lo scorso 28 febbraio: tutto, però, si è pesantemente spostato sul fronte libanese. Beirut, all’indomani del più letale attacco aereo condotto dall’Idf contro il Libano dal 2 marzo, ha chiesto dei colloqui diretti con Israele, come segnalato da Al Jazeera. “Ho condannato fermamente la continua aggressione di Israele contro il Libano”, ha dichiarato su X Shehbaz Sharif, primo ministro del Pakistan, in prima linea per la costruzione di un’impalcatura della pace in Medio Oriente; il premier pakistano ha parlato al telefono oggi il suo omologo libanese Nawaf Salem, che si è detto fiducioso degli sforzi di Islamabad. La capitale del Pakistan, infatti, era stata designata per ospitare dei colloqui Usa-Iran domani, che potrebbero svolgersi in un contesto di assoluta precarietà. Diverse sono le voci che chiedono l’inclusione del Libano nell’accordo di tregua, mentre il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha affermato invece che la cessazione delle ostilità sul territorio libanese è stato già un “elemento chiave del cessate il fuoco” di due settimane. Il cambio di passo di Teheran, avvenuto dopo le operazioni israeliane di ieri, ha avuto come conseguenza la nuova chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha generato una diffusa preoccupazione, anzitutto da parte dell’Europa: “Il diritto internazionale garantisce la libertà di navigazione”, senza “nessun pagamento o pedaggio di alcun tipo”, ha dichiarato oggi il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni in una conferenza stampa a Bruxelles. “Lo Stretto di Hormuz, come qualsiasi altra via marittima, è un bene pubblico per tutta l'umanità", ha aggiunto il portavoce. I timori di un ulteriore slittamento del ripristino del commercio nel settore energetico sono alimentati anche dalle dichiarazioni dell’Agenzia internazionale dell’energia: “Inevitabilmente ci vorrà del tempo per riavviare in sicurezza gli impianti che avevano interrotto le operazioni”, ha ammesso il direttore dell’AIE Fatih Birol al quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo. Per l’inquilino della Casa Bianca, che ha rimarcato come i pilastri di un accordo rimangano la piena riapertura di Hormuz e la cessazione del programma nucleare iraniano, ha definito “altamente improbabile” il fallimento dell'intesa, specificando: se l'accordo dovesse saltare “inizieranno le sparatorie più grandi e più forti di quanto chiunque abbia mai visto prima”. Anche sulla questione nucleare, però, non arrivano per il tycoon segni di apertura: "Le richieste e le condizioni dei nostri nemici, volte a limitare il programma di arricchimento dell'uranio iraniano, non sono altro che illusioni destinate a rimanere tali”, ha affermato il capo dell'Organizzazione iraniana per l'energia atomica Mohammad Eslami. È attualmente di 203 morti e oltre 1.000 feriti il bilancio della terribile offensiva condotta ieri dalle forze di difesa israeliane in Libano, come dichiarato dal ministro della Salute di Beirut Rakan Nasser Eldine. Nel corso dell’operazione, durata dieci minuti, hanno perso la vita quattro soldati, il leader di Hezbollah Naim Qassem e il suo segretario personale Ali Youssef Kharshi, come rivendicato da Israele: “Continueremo a colpire Hezbollah ovunque sia necessario, fino a quando non avremo ripristinato la piena sicurezza per gli abitanti del nord”, ha scritto oggi su X il premier israeliano Benjamin Netanyahu. “La violenza con cui Israele sta conducendo la guerra in quella regione potrebbe far fallire l'intero processo di pace e questo non deve assolutamente accadere", ha detto da Berlino il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha poi fatto sapere di aver ripreso il dialogo con Teheran. Le azioni dell’Idf hanno quindi scatenato la reazione dell’organizzazione paramilitare sciita, che ha ripreso a colpire nel nord di Israele, consapevole di avere al proprio fianco la Repubblica islamica: “Continuiamo a tenere il dito sul grilletto, l'Iran non abbandonerà mai i suoi fratelli e sorelle libanesi”, ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. (9 apr-sio)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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