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Regeni, Fregolent (Iv): esclusione documentario da fondi e’ stata scelta politica

Roma, 9 apr – “Pessimo l’intervento del ministro, perché ha detto che non c'erano requisiti per finanziare il documentario su Giulio Regeni. Ricordiamoci che è stato prodotto da Fandango, quindi non un'autoproduzione casalinga ma una casa produttrice molto seria. E che non è stata neanche finanziato l'ultima sceneggiatura di Bertolucci. Quindi stiamo parlando di un grande regista italiano, riconosciuto in tutto il mondo come uno dei visionari del Novecento. E sono stati finanziati altri documentari, quindi non regge il racconto che non ci fossero presupposti tecnici. Penso che sia stata una scelta politica e allora se è una scelta politica è triste pensare che la storia di un ragazzo di 27 anni non sia finanziata, come altre storie”. Così Silvia Fregolent, senatrice Italia Viva, in merito all’esclusione del documentario su Giulio Regeni dai fondi per il cinema, vicenda su cui ieri il ministro della Cultura Alessandro Giuli era intervenuto al question time alla Camera. “Ad esempio – continua la senatrice - è stato finanziato un documentario sulla vita di Gigi D'Alessio. Io sono, confesso, una grande appassionata di Napoli e penso che Gigi D'Alessio sia un grande artista, quindi con nulla di improvvisato nella sua vita, nella sua carriera. Ma è ovvio che se finanzi il documentario della vita di un grande cantante puoi anche finanziare il documentario su un giovane di 27 anni, che è andato in Egitto con tanti sogni e lì ha trovato la morte, come puoi finanziare l'ultima sceneggiatura complessa di Bernardo Bertolucci”. “Temo – conclude Fregolent - che lì ci sia l'occupazione del potere. ‘Ora tocca a noi’, frase che abbiamo sentito in tanti modi nel mondo dell'energia quando hanno tolto persone brillanti, tra l'altro anche scrivibili alla loro classe politica, uno come Paolo Arigoni per mettere il notaio di Salvini a capo di Gse. Adesso pare che anche Cingolani sia in difficoltà. Insomma, avevano detto che avrebbero premiato il merito e non l'’amichettismo’. Temo che invece oggi sia proprio conclamato che il merito non sia l'elemento per il quale premiano i migliori film, o le persone migliori che possono guidare questo paese in un periodo così difficile di transizione geopolitica, per cui ci vorrebbe anche un po' di concretezza, di capacità di fare delle scelte mirate”. (PO / Roc)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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