L’Italia segna un nuovo record di export militare: +19% rispetto al 2024, con il Medio Oriente che torna a dominare e il Kuwait come primo destinatario. “I numeri che emergono dalla Relazione 2025 segnano incontrovertibilmente un nuovo capitolo nell'ascesa dell'industria militare italiana sui mercati internazionali (recentemente evidenziato anche dai trend SIPRI) con un aumento del 19% delle autorizzazioni rispetto al 2024. Il Medio Oriente (area "calda" e spazzata da pericolosi conflitti con impatti globali) è tornata prepotentemente al centro dei flussi di export, che hanno visto anche una concentrazione crescente di produzione e vendita di sistemi d’arma nelle mani di pochi grandi operatori. Un aumento robusto e problematico che, ancora una volta, solleva interrogativi urgenti sulla coerenza tra le scelte del Governo e i vincoli giuridici e etici previsti dalla stessa Legge 185/90 e dal Trattato sul Commercio di Armi (ATT) che l’Italia ha ratificato da oltre dieci anni”. Così Rete Italiana Pace Disarmo commenta i dati della Relazione annuale prevista dalla Legge 185/90 relativa all'anno 2025 sulle operazioni autorizzate e svolte in tema di esportazioni, importazioni e transito dei materiali di armamento alla vigilia del varo delle Giornate Globali di Azione contro le Spese Militari (GDAMS), giunte alla loro 15ma edizione: un mese di iniziative coordinate a livello planetario (fino al 9 maggio) per chiedere ai governi tagli sostanziali alle spese militari e un radicale riorientamento delle risorse pubbliche verso i bisogni reali delle persone e del pianeta. La Rete Italiana Pace Disarmo aderisce alla campagna, promossa dalla Global Campaign on Military Spending (GCOMS) dell'International Peace Bureau (IPB), e rinnova a tutte le organizzazioni della società civile, reti locali per la pace, associazioni, movimenti e gruppi attivi sul territorio l’appello ad organizzare iniziative pubbliche di rilancio nel weekend del 18-19 aprile e in occasione dell'Earth Day del 22 aprile. Nel 2025 il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di materiali d'armamento ha raggiunto circa 11,141 miliardi di euro, di cui 9,164 miliardi in uscita dall'Italia e 1,977 miliardi in entrata. Le esportazioni segnano un aumento del 19,14% rispetto al 2024, quando si era già registrato un +25% sull'anno precedente. Negli ultimi quattro anni (dal 2022 al 2025) l’aumento del volume di autorizzazioni segna un colossale +87% (per le importazioni extra UE siamo invece ad un mai registrato +171% nel quadriennio).
Nel dettaglio, prosegue l'analisi, le autorizzazioni individuali di esportazione (quelle rilasciate verso singoli Paesi per sistemi d'arma specifici) hanno raggiunto la cifra complessiva di 7,721 miliardi di euro (+19,68% rispetto al 2024 e ben +101% rispetto al 2022!) a fronte di un numero di provvedimenti praticamente stabile (2.576 contro 2.569). Le licenze globali di co-produzione con Paesi UE/NATO si attestano a circa 1,374 miliardi di euro (erano 1,18 nel 2024 per un +16,4% sull’anno e un +37,6% sul quadriennio). In calo invece le autorizzazioni di intermediazione: dai 257,7 milioni del 2024 ai soli 100,3 milioni del 2025 (-61%), con il solito andamento altalenante di questo tipo di dato. Sul fronte delle consegne effettive registrate dall'Agenzia delle Dogane, le esportazioni definitive nel 2025 ammontano a circa 5,142 miliardi di euro (per 3.189 autorizzazioni), dato in significativo aumento rispetto ai 3,58 miliardi del 2024, a conferma che le autorizzazioni rilasciate negli anni precedenti si stanno progressivamente concretizzando in forniture reali. Considerando esportazioni temporanee, riesportazioni e licenze globali, il controvalore complessivo di materiali militari usciti dall'Italia nel 2025 supera ampiamente i 6 miliardi di euro. Le transazioni bancarie legate all'export di armamenti hanno superato nel 2025 i 14 miliardi di euro complessivi (erano 12 nel 2024), con 23.942 comunicazioni effettuate dagli intermediari (+10,91% rispetto alle 21.586 del 2024). Il numero di Paesi destinatari si attesta a 88 (erano 90 nel 2024), con un dato geograficamente molto rilevante: i trasferimenti verso Paesi UE/NATO rappresentano soltanto il 37,62% del totale, mentre il restante 62,38% riguarda Paesi extra UE/NATO. Un dato in peggioramento rispetto al già preoccupante 55,9% del 2024, e in netta contraddizione con lo spirito e le indicazioni della Legge 185/90. Al primo posto tra i Paesi destinatari nel 2025 emerge il Kuwait, che era al 76mo posto nel 2024 e balza improvvisamente in cima alla lista grazie a una singola licenza da circa 2,6 miliardi di euro: autorizzazione che da sola rappresenta quasi il 29% del totale individuale e che fa crescere la quota del Medio Oriente all'37,03% del totale, già in forte crescita.
Tra i principali destinatari 2025 figurano dunque il Kuwait con oltre 2,6 miliardi di euro (primo posto nella lista, era 76mo nel 2024) per forniture navali; Germania (526 milioni), Francia (346 milioni) e Regno Unito (345 milioni) confermano la presenza stabile tra i primi destinatari europei; Gli Stati Uniti che con un controvalore di 363 milioni di autorizzazioni sono risaliti al terzo posto complessivo. L’Ucraina è risalita dall'11mo al quarto posto con 349 milioni di euro di autorizzazioni nonostante il perdurare del conflitto armato che la coinvolge. Si segnala la presenza robusta di "nuovi mercati" che si stanno consolidando come india, Brasile, Indonesia, Singapore; presenza (anche se ridotta rispetto al recente passato) di Emirati Arabi Uniti, Turchia, Qatar, Turkmenistan che continua ad essere preoccupante per la situazione dei diritti umani. La distribuzione per area geografica vede l'Africa Settentrionale e il Vicino/Medio Oriente al 37,03% del totale, seguita dai Paesi UE e NATO europei (31,73%), dall'Asia (12,65%) e dall'America settentrionale (6,08%). Il peso dominante del Medio Oriente (amplificato dalla maxi-licenza kuwaitiana sul 2025) non deve tuttavia oscurare un dato strutturale, prosegue Rete Italiana Pace e Disarmo: anche escludendo il Kuwait, le esportazioni verso Paesi con storici problemi di diritti umani e governance autoritaria restano una componente significativa delle vendite di armi italiane. L'Ucraina si riaffaccia ai primi posti nella lista di destinazioni delle armi italiani con ben 349 milioni di euro in autorizzazioni individuali, risalendo dall'11mo al quarto posto. "Si tratta di un dato che solleva ancora una volta interrogativi irrisolti: la Legge 185/90, il Trattato ATT e la Posizione Comune UE prevedono criteri stringenti (e spesso un divieto esplicito) per le esportazioni verso Paesi in stato di conflitto armato attivo. Eppure da tre anni verso Kiev vengono autorizzate vendite per alcune centinaia di milioni di euro". "Come già segnalato nelle nostre analisi degli anni precedenti, la Relazione non fornisce dettagli sulle specifiche categorie di materiali autorizzati nell'ambito di queste licenze commerciali (che si affiancano distinguendosi - va notato - dalle forniture governative dirette di sostegno alle Forze amate ucraine decise dal Governo a seguito di approvazione parlamentare)" prosegue la nota di Rete Italiana Pace Disarmo che rinnova la richiesta che "il Parlamento si esprima esplicitamente anche sulle autorizzazioni di esportazione commerciale verso l'Ucraina, come previsto dallo spirito della legge e delle norme internazionali che il nostro Paese ha sottoscritto”. La Rete Italiana Pace e Disarmo evidenzia che anche nel 2025 Israele non compare tra i destinatari di nuove autorizzazioni individuali di esportazione. L'UAMA (l’Ufficio del ministero degli Esteri responsabile secondo la legge) ha confermato la sospensione delle nuove licenze in ragione delle caratteristiche dell'intervento militare israeliano a Gaza. "È un dato positivo che va riconosciuto. Tuttavia, i dati contenuti nella Relazione dell’Agenzia delle Dogane confermano che questa decisione non ha fermato le spedizioni fisiche di materiali d’armamento autorizzate da licenze emesse prima dell’ottobre 2023 - si legge nella nota -. Le operazioni di trasferimento definitive verso Israele nel 2025 risultano infatti essere 228, per uno stato di avanzamento annuale di 3.037.416,79 euro; a queste si aggiungono 296 operazioni di riesportazione per ulteriori 19.603.918,09 euro. Complessivamente, nel 2025 risultano movimentati verso Israele oltre 22,6 milioni di euro di materiali militari italiani, come detto tutti riconducibili a licenze rilasciate prima della sospensione formale delle nuove autorizzazioni. Inoltre anche nel 2025 il 4,30% delle importazioni italiane di armamenti proviene da Israele (circa 85 milioni di euro su 1,977 miliardi totali), a conferma che gli interscambi militari tra i due Paesi non si sono interrotti nonostante la guerra in corso a Gaza". L'organizzazione ribadisce che "la sospensione delle nuove autorizzazioni deve essere accompagnata da una revisione delle licenze pregresse ancora attive e da un divieto esplicito e completo di qualsiasi fornitura verso Israele finché il conflitto e le violazioni del diritto internazionale umanitario non saranno cessati. Mettendo in fila i dati degli ultimi anni, il quadro è inequivocabile: 2022: 5,289 miliardi di euro in autorizzazioni individuali; 2023: 6,311 miliardi (+19,3%); 2024: 7,948 miliardi (+25,9%); 2025: oltre 9,164 miliardi complessivi in uscita (+19,14%). In tre anni le autorizzazioni individuali all'esportazione sono quasi raddoppiate. Secondo le stime del SIPRI basate su indicatori pluriennali, il commercio internazionale di armi italiane è aumentato del 157% nell'ultimo quinquennio, collocando l'Italia al sesto posto nel ranking globale degli esportatori. Questa crescita non è frutto del caso: riflette scelte precise di politica industriale e di difesa, incentivate dal clima globale di riarmo e da una corsa ai mercati esteri che premia le grandi commesse senza sempre garantire un controllo adeguato sulle destinazioni finali e sull'uso dei sistemi d'arma trasferiti. La modifica della Legge 185/90 attualmente in discussione in Parlamento (già approvata al Senato, non ancora calendarizzata per il passaggio finale alla Camera) prevederebbe infatti una significativa riduzione dei dati che il Governo deve trasmettere alle Camere, con l'eliminazione in particolare della sezione relativa ai flussi finanziari delle banche. Se questa modifica venisse confermata, la Relazione del prossimo anno relativa alle autorizzazioni del 2026 potrebbe essere priva di informazioni cruciali per comprendere chi finanzia il commercio verso l’estero delle armi italiane e in quale misura”. Per questi motivi, la Rete conferma la sua vigilanza sul tema e il pieno sostegno alla campagna "Basta favori ai mercanti di armi", chiedendo al Parlamento di “respingere le modifiche peggiorative alla Legge 185/90; garantire una Relazione annuale più completa con dati analitici per tipo di materiale, quantità e valore per ogni singola autorizzazione; e di aprire un dibattito serio e pubblico su un settore che vale miliardi di euro e tocca direttamente la pace, i diritti umani e la credibilità internazionale dell'Italia”. (11 apr - red)
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