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direttore Paolo Pagliaro

IL RIENTRO DI ARTEMIS,
‘MISSIONE STRAORDINARIA’

IL RIENTRO DI ARTEMIS, <BR> ‘MISSIONE STRAORDINARIA’

"Splashdown! Ammaraggio effettuato. Bentornati a casa ragazzi. Missione straordinaria". La voce della cap-com dal Centro di Controllo Missione di Houston è risuonata negli auricolari di Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, i quattro astronauti che hanno riportato l'umanità verso la Luna 53 anni dopo l'ultima missione Apollo. Si è conclusa così la missione Artemis 2, con l'ammaraggio nel Pacifico alle 2.07 e 47 secondi ora italiana di ieri notte, le 17.07 in California. Un rientro effettuato con una manovra mai tentata e con uno scudo termico di 5 metri e 30 centimetri che ha protetto l'equipaggio da temperature estreme di circa 2.760 gradi, superando i dubbi emersi dopo il test di Artemis 1. "Grazie anche a voi se questa è stata una grande missione" ha risposto il comandante Wiseman. La capsula Orion si è separata dal modulo di servizio Esm dell'ESA alle 1.35 ora italiana, iniziando una picchiata nell'atmosfera a una velocità di 38.367 km/h, circa 24.000 miglia orarie. Per evitare l'erosione dello scudo termico, la NASA ha optato per un ingresso con un angolo più ripido, riducendo il tempo di esposizione al calore ma sottoponendo gli astronauti a una decelerazione di 3,9 G. Durante gli otto minuti di blackout radio, la ionizzazione dell'aria ha avvolto la navicella in uno scudo di plasma impenetrabile, fino a quando Houston ha ripreso il contatto alle 1.59: "Vi sentiamo forte e chiaro". A 8.000 metri di quota la Orion precipitava ancora a 523 km/h, ma la sequenza di 11 paracadute ha funzionato perfettamente: prima i frenanti in kevlar hanno stabilizzato la capsula, poi i tre enormi paracadute principali in nylon, larghi 35 metri ciascuno, hanno rallentato la discesa fino a 32 km/h per l'impatto con l'oceano. L'ammaraggio è avvenuto a circa 60 miglia al largo di San Diego e, appena in acqua, cinque airbag si sono gonfiati per impedire il ribaltamento. Le operazioni di recupero della USS John P. Murtha hanno però incontrato un imprevisto: le forti correnti marine hanno reso difficile il montaggio della "veranda" gonfiabile necessaria per l'uscita in sicurezza. Nonostante questo rallentamento e un piccolo disturbo ai telefoni satellitari, i sommozzatori hanno completato l'estrazione. I quattro astronauti, dopo 10 giorni nello spazio e un viaggio record di 1.118.624 chilometri (695.081 miglia) che ha superato il primato dell'Apollo 13, sono apparsi in condizioni eccellenti, camminando autonomamente sul ponte della nave verso i controlli medici. Jared Isaacman, amministratore della NASA, ha celebrato il successo definendo il volo "perfetto" e citando il ruolo dell'Agenzia Spaziale Italiana per i futuri moduli lunari, mentre Donald Trump ha seguito la diretta promettendo che il prossimo passo sarà Marte. La missione Artemis 2, che ha visto l'equipaggio raggiungere una distanza massima di 406.771 chilometri dalla Terra sorvolando il lato nascosto della Luna, segna così il ritorno definitivo dell'uomo verso la colonizzazione lunare e la preparazione per la futura base stabile sulla superficie. Ora per Wiseman, Glover, Koch e Hansen inizia il lungo tour di celebrazioni sulla Terra dopo aver vissuto la missione spaziale più profonda della storia umana.

(11 apr – red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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