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PAPA PREGA PER LA PACE,
BURKE: NON ANTI-TRUMP

PAPA PREGA PER LA PACE, <BR> BURKE: NON ANTI-TRUMP

“Credo che parlare di tensioni sia un'esagerazione. L'ambasciatore degli Usa presso la Santa Sede, un devoto cattolico, sta già facendo tutto il possibile per aiutare il dialogo tra le due parti. La cosa importante è che la porta resti aperta e che si trovi sempre il modo di parlare per vedere come la Chiesa può aiutare alla riconciliazione tra le nazioni”. Lo afferma, in una intervista a Il Giornale, il cardinale Raymond Leo Burke, parlando del ruolo della Chiesa e del rapporto con Washington sullo sfondo della veglia di preghiera per la pace che il pontefice terrà oggi, dalle 18, nella Basilica di San Pietro, in un momento in cui “la narrazione di uno scontro in atto è esagerata. Il Papa ha invitato tutti a lavorare per la pace, come è giusto che sia. La sua bussola è l'insegnamento della Chiesa che si trova nel Catechismo e che è stato sviluppato classicamente da Sant'Agostino”. Il porporato statunitense sottolinea che “si possono avere giudizi diversi sul modo di affrontare il problema, ma non si può certo pensare che la situazione in Iran fosse buona fino agli attacchi di Usa e Israele. Credo che dal suo punto di vista anche Trump abbia come obiettivo la pace, nel senso che vuole restaurare la pace interna in Iran e anche in rapporto alle altre nazioni. Questo perché il regime rappresenta una minaccia di armamenti nucleari per vicini e no”. Burke aggiunge che “dobbiamo pregare anche per la libertà del popolo iraniano che da troppi anni soffre per mano del regime degli ayatollah. Non possiamo dimenticarci i tanti civili uccisi in questi anni dalla repressione. Fa male vedere una grande nazione, con una ricca eredità culturale, distrutta da un regime così sanguinario”. Inoltre Burke ribadisce che “c'è un grande rispetto per la Chiesa in America e poi i cattolici hanno sempre contribuito molto alla vita della nazione in ogni suo aspetto. A lungo c'è stato un pregiudizio anticattolico secondo cui noi avremmo voluto che fosse il Papa a governare il Paese. Ma la dottrina non ha mai insegnato che la Chiesa deve governare. Noi cattolici seguiamo l'insegnamento del Signore di dare a Cesare quello che è di Cesare e di dare a Dio quello che è di Dio. La Chiesa insegna i principi morali, ma poi lascia ai governanti la competenza per prendere decisioni”.

Ad arricchire il quadro è l'intervento del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, che in una intervista a La Repubblica spiega come “tante chiese, particolarmente in Italia, hanno immediatamente fatto proprio l'appello di papa Leone alla preghiera, per cui ci sono tantissime veglie ovunque. C'è la forza della preghiera, una forza spirituale che ci raccoglie, fa sua la richiesta che nasce dalla sofferenza e diventa implorazione. È una grande forma di condivisione del dolore, di vera compassione, fare proprio il grido, il dolore e l'ansia delle vittime”. Zuppi chiarisce che “il Papa è sicuramente anti violenza, anti guerra, è contro chi pensa che si possano risolvere i conflitti tornando allo strumento della guerra. Il mondo fa esattamente il contrario, si arma e costringe ad armarsi, il Papa parla contro ogni tentazione, dei potenti come di ognuno di noi, di pensare che con la forza risolvo i miei problemi e trovo sicurezza. È esattamente il contrario”. L'arcivescovo di Bologna osserva inoltre che “la distruzione che sta avvenendo, le migliaia di persone costrette a fuggire, tutto questo non trova alcuna giustificazione. Sono importanti al proposito le parole del presidente Mattarella, l'appello accorato di tutti i cristiani del Libano”. In merito al rapporto tra fede e politica, il politologo Paolo Naso, in una intervista a L'Avvenire, rileva che “quel che più preoccupa è l'alleanza in atto tra il fondamentalismo cristiano e il radicalismo ebraico. Da una parte Netanyahu e Israele sembrano essersi assunti il ruolo di testimoni di una sorta di sionismo cristiano, basato sull'esegesi letterale delle Scritture. D'altro canto, il fondamentalismo cristiano, nella forma del nazionalismo spinto che domina oggi la Casa Bianca, non è solo un'iperbole ma una scelta di politica concreta”. Secondo Naso, le parole del Papa “rappresentano un grande ostacolo per la strategia trumpiana” e confermano la volontà di “ristabilire la convivenza pacifica attraverso il dialogo e il negoziato. Mi pare venga confermato il reciproco interesse, della Santa Sede e di un Paese simbolo dell'Europa come la Francia, di mettere sul campo una parola dimenticata: multilateralismo”. (11 apr - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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