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direttore Paolo Pagliaro

IRAN, STALLO NEI NEGOZIATI
PAPA: DEMONIACA CATENA DEL MALE

 IRAN, STALLO NEI NEGOZIATI <BR> PAPA: DEMONIACA CATENA DEL MALE

Mentre le delegazioni di Stati Uniti e Iran, dopo una maratona negoziale di 15 ore ad Islamabad mediata dal Pakistan, sono finite in una condizione di stallo - e si annuncia un nuovo round di colloqui da oggi -, Papa Leone XIV ha lanciato un appello in questa "ora drammatica della storia" affinché “pensieri, parole e opere infrangono, allora, la demoniaca catena del male e si mettono a servizio del Regno di Dio: un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo… Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra”.  Un appello pronunciato in occasione della veglia di preghiera per la pace voluta dal pontefice nella basilica vaticana proprio nella data dell'11 aprile, anniversario della "Pacem in Terris" che Giovanni XXIII scrisse nel 1963 dopo la crisi dei missili a Cuba, per ricordare che nell'era delle armi atomiche la guerra è "alienum est a ratione", ovvero estranea alla ragione, ribadendo con forza che “vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte”. L'appello del Papa, che ha richiamato le storiche parole di Paolo VI e Giovanni Paolo II sulla follia dei conflitti e sulla necessità di ascoltare la voce innocente dei bambini che testimoniano l'orrore delle zone di guerra, si scontra con una realtà diplomatica estremamente fragile. Il vicepresidente statunitense J.D. Vance, pur avendo inizialmente scambiato una stretta di mano cordiale con il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, ha lasciato Islamabad dichiarando che gli Stati Uniti non hanno raggiunto un accordo  poiché l'Iran non ha fornito la "promessa definitiva" riguardo l'abbandono dell'arma nucleare. Vance ha sottolineato che "lasciamo questo incontro con una proposta molto semplice: devono capire che questa rappresenta la nostra offerta finale e migliore. Vedremo se gli iraniani la accetteranno", aggiungendo inoltre che "non siamo riusciti a raggiungere una situazione in cui gli iraniani fossero disposti ad accettare le nostre condizioni. Penso che siamo stati piuttosto flessibili, siamo stati piuttosto accomodanti". Di contro, il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei, ha parlato di richieste americane "irragionevoli ed eccessive" che hanno ostacolato il progresso dei colloqui, pur confermando che i contatti tecnici proseguiranno nonostante le differenze residue su temi vitali come la gestione dello Stretto di Hormuz. La situazione sul campo rimane incandescente dal 28 febbraio, quando l'attacco di Stati Uniti e Israele ha portato all'uccisione di Khamenei e di decine di leader di governo, portando l'Iran a rispondere colpendo le basi americane nel Golfo e mobilitando Hezbollah in Libano. Nonostante la tregua di due settimane siglata tra martedì e mercoledì, l'Iran denuncia ora una grave violazione a causa dei continui raid israeliani che hanno causato centinaia di morti, mentre nello scacchiere navale la tensione è ai massimi livelli. Il Comando centrale Usa ha infatti inviato i cacciatorpediniere Uss Frank E. Peterson e Uss Michael Murphy nello Stretto di Hormuz per operazioni di sminamento, mossa definita dalle Guardie Rivoluzionarie come un atto da trattare con la massima severità, minacciando interventi duri contro qualsiasi nave militare in transito e ribadendo che l'autorità intelligente dello stretto appartiene a Teheran, che consentirà il passaggio solo alle navi civili a determinate condizioni. (12 apr – red)

 

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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