Con la vittoria schiacciante di ieri, l'Ungheria si è svegliata oggi in una nuova realtà politica. Péter Magyar, forte della supermaggioranza di 138 seggi ottenuta dal suo partito Tisza, ha già delineato nelle prime ore di oggi i pilastri legislativi su cui intende ricostruire lo Stato di diritto, smantellando sistematicamente l'architettura della “democrazia illiberale” edificata da Viktor Orbán in sedici anni di potere.
LA NUOVA COSTITUZIONE E IL RITORNO ALLA REPUBBLICA. L’annuncio più ambizioso, confermato da Magyar già nelle dichiarazioni rilasciate ieri mattina al seggio e ribadito con forza oggi, riguarda la redazione di una nuova Carta fondamentale. L'attuale Legge Fondamentale, approvata da Fidesz nel 2011, è considerata dal Tisza lo strumento principale della cattura dello Stato: “Se vinceremo ci sarà una nuova Costituzione scelta dagli ungheresi”. L'obiettivo dichiarato è il ripristino di una “Costituzione repubblicana” che garantisca la reale separazione dei poteri. Magyar ha chiarito nelle prime ore di oggi che il processo non sarà un'imposizione dall'alto, ma passerà attraverso una consultazione nazionale o un referendum, per restituire legittimità democratica alle istituzioni.
GUERRA ALLA CORRUZIONE: L'ADESIONE ALLA PROCURA EUROPEA. Uno dei primi atti formali attesi per oggi è la richiesta ufficiale di adesione dell'Ungheria alla Procura Europea (EPPO). Orbán si era sempre opposto fieramente a questo passo, vedendolo come un'ingerenza nella sovranità nazionale. Per Magyar, invece, si tratta della “conditio sine qua non” per sbloccare i miliardi di euro di fondi UE congelati da Bruxelles proprio a causa delle preoccupazioni sullo Stato di diritto. Oltre alla cooperazione internazionale, Magyar ha annunciato oggi la creazione di un'Agenzia Nazionale Anticorruzione dotata di poteri speciali di indagine. “Vogliamo recuperare i beni sottratti alla nazione e porre fine a anni di stagnazione e malaffare”, ha detto.
LIBERTÀ DI STAMPA E SMANTELLAMENTO DELLA PROPAGANDA. Nelle ultime 14 ore, il team legale del Tisza ha iniziato a lavorare inoltre sui decreti per la riforma del sistema mediatico. Il piano di Magyar prevede lo smantellamento del conglomerato mediatico Kesma, che ha garantito a Orbán il controllo quasi totale dell'informazione. La Kesma (Közép-Európai Sajtó és Média Alapítvány - Fondazione per la Stampa e i Media dell'Europa Centrale) è stata creata nel 2018 che controlla oltre 470 testate giornalistiche, TV, radio e portali online, allineata con le politiche dell’ormai ex premier. “Da oggi l'Ungheria tornerà una democrazia, e una democrazia non ha paura della verità”, ha dichiarato Magyar. I primi passi includono la nomina di un consiglio di amministrazione indipendente per la televisione pubblica e la revoca delle licenze assegnate su basi puramente politiche, con l'obiettivo di garantire pluralismo e indipendenza editoriale già nei prossimi cento giorni di governo.
RIFORMA DELLA GIUSTIZIA E INDIPENDENZA DEI MAGISTRATI. La magistratura è un altro fronte caldo del cantiere legislativo avviato oggi. Magyar intende abrogare le riforme che hanno permesso a Fidesz di piazzare fedelissimi ai vertici della Corte Suprema e del Consiglio Nazionale della Magistratura. La strategia prevede il ripristino delle competenze dei tribunali ordinari e la limitazione dei poteri del Ministero della Giustizia sulle nomine dei giudici, un passo fondamentale per rassicurare l'Unione Europea sulla neutralità del sistema giudiziario ungherese. La rapidità con cui Magyar sta muovendo i primi passi legislativi oggi non è solo una necessità interna, ma un messaggio inviato ai mercati e alle cancellerie internazionali. La supermaggioranza ottenuta ieri gli conferisce un potere quasi assoluto, un “paradosso democratico” che molti analisti osservano con attenzione: Magyar ha ora gli stessi strumenti che Orbán ha usato per indebolire la democrazia, ma promette di usarli per restaurarla. Per la Casa Bianca e Bruxelles, il successo di questo esperimento di “populismo democratico” sarà il test definitivo per capire se lo Stato di diritto, una volta compromesso, possa essere ripristinato attraverso le stesse regole parlamentari che ne avevano decretato la crisi. (13 APR – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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